RUSSOFOBIA: NON POSSIAMO GIUSTIFICARLA? - ETTORE LEMBO NEWS

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RUSSOFOBIA:

NON POSSIAMO GIUSTIFICARLA?
Noi italiani ed europei in generale siamo quasi a ridosso di un conflitto militare che, nelle zone più orientali del nostro continente, imperversa devastando le vite di migliaia di soldati e di civili. Da quello che ci giunge sotto forma di notizia, in modo frammentario e, nei dettagli, spesso discutibile, sappiamo che l’ormai definito “zar” Putin - su questa definizione, come del resto su ogni appellativo simile, ci riserviamo di porre un dubbio - ha inviato e continua a spingere un massiccio apparato di forze militari all’occupazione di quelle aree ucraine il cui controllo, a suo dire, spetterebbe in modo diretto alla Russia.
Ora, sappiamo bene quanto sia nocivo, sia culturalmente che moralmente, applicare in qualsiasi situazione delle generalizzazioni totali, senza criterio o specificità, che investono ampi gruppi di persone e le raggruppano sotto etichette prefissate. Nel nostro presente caso, un modo simile di generalizzare ci porta ad identificare, a raggruppare tutti gli ucraini sotto la figura del loro presidente Zelensky, che strenuamente sta organizzando la difesa della propria nazione, e allo stesso tempo ci porta a ricondurre tutti i russi sotto l’insegna del loro presidente Putin, che in modo piuttosto accentrato sta alimentando questo conflitto.
Prendiamo il nostro italiano medio, che comunemente si informa da quei programmi che tanto sentiamo risuonare nelle nostre case, e chiediamogli se per lui sia giusto e sensato ritenere che dietro alla figura di Zelensky si celi tutto il popolo ucraino, omogeneo nel suo eroismo. La risposta sarebbe molto probabilmente affermativa: sì, Zelensky rappresenta l'Ucraina, Zelensky è l'Ucraina. Ecco, questa sentenza, "Zelensky è l'Ucraina", è un palese esempio di chiara e indiscutibile generalizzazione: non possiamo raggruppare tutti gli Ucraini sotto una persona sola, dando per scontato che ne condividano idee, pensieri, opinioni, nemmeno in una crisi simile nella quale tante differenze si appianano sottomettendosi ad una maggiore unità e coesione ideologica. Vogliamo essere oggettivi, dunque? Allora affermiamo che Zelensky funge da leader di quella parte maggioritaria di ucraini che, come lui, agisce in un certo modo a difesa della nazione, ma non dimentichiamoci di quella minoranza di cittadini che non ne condivide la strada, portando le preferenze su altri modi di difesa.
Se questo discorso, applicato all'Ucraina, funziona così bene, che dire della Russia? Ritorniamo dal nostro cittadino medio e chiediamogli, stavolta mutando gli elementi della domanda, se a suo dire si può identificare in Putin il prototipo del cittadino russo, o, per dirla diversamente, se in Putin tutti i russi tendano ad identificarsi. Molto probabilmente il nostro interlocutore nutrirebbe qualche dubbio, specialmente se adducessimo come argomento utile tutto l'insieme di sanzioni che danneggia la popolazione del più grande Stato al mondo, portandola ad allontanarsi sempre di più, almeno ideologicamente, dal suo leader. Portiamo ora la questione su un piano più manifesto: la guerra viene condotta da Putin "come Putin", oppure da Putin "come Russia"? È una guerra di Putin o una guerra dei russi? Ed ecco che avviene un momento di spaccatura con quella generalizzazione che fino a quel momento ha pervaso la mente del cittadino medio. Egli ora si rende conto che non è sensato attribuire ai russi come popolo la colpa dello scoppio del conflitto: non è sensato attaccare moralmente il popolo russo o, peggio ancora, chi vi è in qualche modo affiliato, chi per anni, se non per una vita intera, si è dedicato alla valorizzazione della meravigliosa "Nazione dell'est". Perché prendersela con "il russo" come generale creatura colpevole di stragi, quando la maggioranza del popolo di quel Paese, pur ostacolata dalla manipolazione di informazioni, si dimostra contraria a quanto sta accadendo?
Rimane la questione della colpa: a chi bisognerebbe attribuirla? A Putin come persona che agisce follemente oppure a Putin come presidente stanco delle violenze perpetrate contro i separatisti filorussi del Donbass e deciso ora a rivendicarsi? I media e l'impianto d'informazione standardizzato ci propone senza dubbio la prima ipotesi, ma a ben osservare, a ben ricercare le cause propenderemmo più per la seconda, anche se, in ogni modo, la violenza della reazione dell'uomo del Cremlino non è in alcun modo giustificabile in sé. Occorre, lettori, mettersi in un atteggiamento di "crisi" nel senso greco del termine: "crisi" viene da κρίνω, che significa "distinguere, giudicare, valutare". Ecco, il giudizio specifico e puntuale, questo è quello che i greci intendevano. Perché non ereditarne l'insegnamento?
Boris Borlenghi
16/03/2022
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