LA LEZIONE SULLA PACE... - ETTORE LEMBO NEWS

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La lezione sulla pace che gli uomini rifiutano di imparare
Quelli che tra noi lettori sono più anziani sicuramente avranno potuto, da ragazzi, raccogliere i racconti dei loro genitori e dei loro nonni, sulle drammatiche vicende della prima e seconda guerra mondiale, che hanno toccato profondamente l’Italia.
Le testimonianze di nonni e padri che sono stati militari al fronte, o prigionieri nei campi tedeschi, o feriti in combattimento; come pure i racconti delle nonne e mamme che, rimaste a presidiare le famiglie e i figli piccoli, hanno subito i contraccolpi dei conflitti finendo sotto i bombardamenti o le rappresaglie, o le violenze dei nemici, hanno trasmesso il crudele insegnamento che viene da ogni conflitto: si tratta della scelta più insensata e distruttiva che l’umanità possa compiere, perché provoca morte, lutti, lacerazioni profonde che a volte nemmeno dopo decenni vengono sanate.
Volevamo sperare che, dopo due guerre mondiali, gli uomini finalmente avessero capito la lezione!
E invece, no.
Eccoci in questo 2023 ancora alle prese con i sanguinosi conflitti dell’Ucraina e tra Israele e Hamas, oltre a numerose altre piccole guerre nei paesi poveri.
C’è stato il Covid, è arrivata la crisi economica, è salita l’inflazione: ma l’unica industria che non si ferma mai è proprio quella delle armi!
SE LA MORTE VIENE DA SATELLITI E DRONI
Su tutti i fronti dove uomini sparano ad altri uomini, in realtà il confronto è tra armi di produzione occidentale (Usa, Europa …) e armi che vengono da oriente (Russia, Cina, Turchia, Iran ecc.).
Ora poi che i conflitti vengono governati e “sorvegliati” dall’alto, coi satelliti e con i droni, le ostilità si sono trasformate in qualcosa di ancora più raffinato e crudele: infatti, un covo di terroristi a Gaza può venire individuato da tremila metri di altezza tramite l’occhio vigile di un satellite statunitense, dal quale partono le coordinate dell’obiettivo da colpire che raggiungono il centro di comando dei razzi su una porta-aerei nel Mediterraneo. Questa fa partire il vettore da centinaia di chilometri dalla costa di Israele e colpisce con precisione chirurgica proprio “quella casa lì”, dove presumibilmente si nascondono i terroristi che un mese prima hanno assassinato a sangue freddo anziani, donne e bambini dei kibbutz israeliani vicini alla “Striscia”.
UNA SPIRALE DI ODIO SENZA FINE
La “lezione” che l’umanità non ha ancora imparato, da Caino e Abele ai giorni nostri, consiste nel fatto che ogni volta che uno dei moderni “Caini” decide di far fuori il proprio “Abele”, di fatto firma la sua condanna e propaga senza misura il male che è in lui. Infatti, sappiamo che “sangue chiama sangue”, che il perdono per la morte di un proprio familiare sarà praticamente impossibile, che nelle due o tre generazioni successive si ricorderà sempre il dolore irrimediabile provocato da quell’attacco. E quindi la spirale dell’odio tra i popoli proseguirà all’infinito.
Oggi Israele, o l’Ucraina, o il Myamar o altri paesi dove sono in corso dei conflitti vivono secondo la “legge del taglione”: occhio per occhio, dente per dente.
Conta poco che nel Vangelo si dica: “…. Chi di spada ferisce, di spada perisce”. E’ un insegnamento che non viene accolto.
Sappiamo che la via della pace è la più difficile e che richiede molta lungimiranza, capacità diplomatica, flessibilità “contrattuale”. Ma per evitare vendette a cascata per i venti-trenta anni seguenti, rimane ancora l’unica da percorrere.
Dalla Chiesa e dai papi dell’ultimo secolo sono venuti innumerevoli appelli a deporre le armi e a iniziare trattative, serie e ragionevoli. Eppure, come si vede proprio in questi giorni, non è affatto facile che i contendenti depongano le armi e decidano di sedersi attorno a un tavolo.
Quando mai noi uomini impareremo la lezione?
Il credente
24/11/2023
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