L'ITALIA CHE NON VOGLIAMO... - ETTORE LEMBO NEWS

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L’Italia che non vogliamo ….
ma che non ci raccontano.

Partiamo dai titoli di uno dei principali telegiornali italiani della sera di sabato 10 giugno: “Controffensiva degli ucraini, sfondata la prima linea russa”, “Gay Pride a Roma con 35 carri allegorici”, “Flussi migratori, importante missione in Tunisia”, “il Papa sta meglio”, “Quattro bambini sopravvissuti ad incidente aereo  in Colombia ritrovati dopo quaranta giorni”.
Io “cittadino semplice”, pur essendo immensamente felice nell’apprendere che i quattro bambini siano stati salvati, fossi stato il direttore di quel telegiornale lo avrei aperto con un unica notizia, quella dei dati sulla produzione industriale forniti da Confindustria.
Il Centro Studi dell’associazione degli industriali in quella data ha dichiarato che “Ad aprile 2023 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dell’1,9% rispetto a marzo”.
Nello stesso rapporto viene sottolineato che “questo mese è il quarto consecutivo in cui si registra una flessione e che questo è il dato peggiore dal 2020”.
Lo stesso centro studi aggiunge che l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 7,2% e che lo stesso segna diminuzioni congiunturali sia nei beni intermedi (-2,6%), che nei beni strumentali (-2,1%) e, in misura meno marcata, nei beni di consumo (-0,4%) e nell’energia (-0,3%).
Gli unici settori di attività economica in crescita tendenziale sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+5,7%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+2,1%) e la produzione di prodotti farmaceutici (+0,6%).
Le flessioni più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-17,2%), nella fornitura di energia elettrica (-13,6%), nella fabbricazione di prodotti chimici e nella metallurgia (-10,9%).
Confindustria commenta questo quadro come “una caduta marcata” ma per i media le prime due notizie sono la controffensiva degli ucraini ed il gay pride di Roma con tutte le sue polemiche.
Interessante, infatti, notare come, al di fuori del quotidiano di proprietà della stessa associazione datoriale, Il Sole 24 Ore, questa notizia sia praticamente introvabile e, comunque, assente dai media televisivi.
Sommessamente, io “cittadino semplice”, sono certo di poter ritenere che in quanto ho sopra riportato la cosiddetta “notizia” vi sia e sia assai preoccupante.
Una notizia degna del massimo risalto e di approfondimenti giornalistici finalizzati a permettere noi “cittadini semplici” di prendere coscienza del momento che la nostra nazione attraversa.
In sintesi, e solo per fare un esempio, metterci in condizione di chiederci se possiamo sostenere economicamente la guerra in Ucraina o se il nostro Parlamento, e la nostra classe politica, possa ritenere come priorità i temi sociali del mondo LGTB o debba focalizzarsi maggiormente e prioritariamente sulla congiuntura economica.
La mia risposta a questi quesiti da “cittadino semplice” è scontata. Gli antichi dicevano “primum vivere deinde filosofare”, ma, al fine di calare i dati confindustriali nel nostro carrello della spesa, ecco quanto presentò in data 3 maggio al Salone internazionale dell'ortofrutta in programma alla Fiera di Rimini la Coldiretti.
L’associazione degli agricoltori ci informò che “appesantiti dal caro prezzi gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura del 9%”.
Coldiretti, forse per non allontanarsi dalla narrazione dominante dei media e riuscire in questo modo a far passare il messaggio,incolpò anche il cambiamento climatico, ma non perse l’occasione per sottolineare che “questo crollo dei consumi di ortofrutta porta gli stessi ai minimi da inizio secolo”.
Coldiretti dichiarò inoltre che “con 5,5 miliardi di chili nel 2022 il consumo di frutta e verdura degli italiani è risultato di mezzo miliardo di chili inferiore a quello dell'anno precedente”.
Dato che, da quanto dichiarato a Rimini, continua a peggiorare anche nel 2023.
Noi “cittadini semplici” questa marcata crisi, la nostra personale contrazione dei consumi, la percepiamo facilmente, come altrettanto facilmente e drammaticamente notiamo che il rateo del nostro mutuo sta letteralmente impazzendo.
Ancor più notiamo come i prezzi di qualsiasi bene siano oramai, spesso, fuori da ogni controllo. In molti casi raddoppiati, non incrementati nei termini percentuali della inflazione dichiarata dal Istat che nel suo ultimo bollettino scrive che “nel mese di maggio 2023 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e del 7,6% su base annua, da +8,2% del mese precedente”.
Di cosa parlano, e straparlano, i media? Di questa congiuntura economica assolutamente no.
Parlano della guerra in Ucraina, del Gay Pride, della Premier e di tutto il governo nella masseria di proprietà del giornalista Bruno Vespa, di Fabio Fazio e compagnia che “perdono il lavoro in Rai”, senza notare che hanno firmato immediatamente un contratto con stipendi milionari in altre testate, e dei battibecchi da bar di periferia fra i vari politici.
Sempre da “cittadino semplice” mi faccio delle domande.
Per caso i media, tutti, filo governativi e non, hanno così paura per il futuro prossimo da cercare pervicacemente di tener lontano “l’amaro calice”?
Allo stesso tempo mi domando che fine faremo noi “cittadini semplici” se chi è chiamato pro tempore a governarci non inizia a prendere il toro per le corna cambiando, forse utile dire rovesciando, i paradigmi della linea politica italiana degli ultimi anni?
Infine, quanto di tutto questo è dovuto alle politiche dell’amministrazione Biden e dei suoi alleati, sodali, in Europa?
La risposta a questa ultima domanda per qualcuno è “molto”, anzi “troppo”, ma per i media nostrani l’unica “notizia” interessante proveniente dagli Stati Uniti è che il Presidente Trump è stato incriminato con 37 capi di accusa.
“Incriminato” ma già “condannato”dai giornalisti di casa nostra.
Noi “cittadini semplici” li ascoltiamo e leggiamo e ci viene da pensare quanto sarà divertente leggere e sentire gli stessi giornalisti italici che oggi van per la maggiore nel caso, neanche così difficile da credere, che nel 2024 il “cattivone” dovesse vincere ed essere rieletto presidente.
Magari la sera stessa del Election Day e non tre giorni dopo. Giorni strani quelli del 2020, per alcuni anche di brogli.
Ignoto Uno
12/06/2023
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