E SE TORNASSERO A SOGNARE TUTTI?... (Ignoto Uno) - ETTORE LEMBO NEWS

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E se tornassero a
sognare tutti gli italiani
e non solo alcuni?

Analizzando le ultime elezioni amministrative si nota come la tendenza dei cittadini a disinteressarsi del momento elettorale, iniziata nel 2008, si stia ulteriormente ampliando.
Carlo Buttaroni, fondatore dell’Istituto demoscopico Tecnè, fa notare come in questa tornata si sono presentati alle urne circa il 30% in meno degli elettori a basso reddito rispetto alle elezioni precedenti.
La motivazione è che questo cluster vorrebbe politiche di sostegno al reddito più concrete e di lunga prospettiva. Gli appartenenti a questo cluster, infatti, sono passati “Dal voto ideologico” a quello “economico”, anche perché le ideologie, salvo che negli slogan un po’ triti del teatrino della politica italica, non esistono praticamente più. Anzi è sempre più plastica a tutti la visione di una politica senza spessore, tradizioni, cultura che vive di parole fatue e cerca esclusivamente il proprio potere.
È sempre più evidente che il reddito di cittadinanza non sia ritenuto dalla grande maggioranza dei meno abbienti come una politica risolutiva della loro situazione di disagio. Conseguentemente preferiscono l’opzione del “non voto” non avendo più alcuna speranza nella politica. Speranza che videro tradita prima dai partiti di sinistra e, in seguito, dal M5S. Fatto che li ha portati a dare fiducia alla cosiddetta destra, senza trovare una risposta. Da questo la deduzione che, in fondo, sono “tutti uguali” e, conseguentemente, il disinteresse per il momento elettorale.
Precisamente l’analisi evidenzia che al primo turno ha votato il 28% degli elettori a basso reddito, il 63% di quelli a medio reddito e il 79% di quelli ad alto reddito. Cioè hanno votato principalmente coloro che non cercano un cambiamento.
Da questa analisi risulta evidente come sia il ceto meno abbiente che, lo dimostra proprio la sua assenza, è più ricettivo a reali istanze di cambiamento. Sono le classi sociali più legate al “fare per vivere” che aspettano un nuovo “sogno”, progetto credibile e consistente.
Chiunque vorrà veramente ridare un percorso di crescita e di positività alla nostra amata Italia ed alle famiglie dovrà sapere spiegare a questo ceto che in Italia si può, e si deve, superare la cultura “clientelare” e tornare a quella del “merito” essendo quest’ultimo la migliore e più concreta “livella sociale” non basandosi sulla lobby che può esprimere a favore del pargolo la famiglia dei “quartieri alti”.
Ecco io, “cittadino semplice” proveniente da una famiglia non di certo “sfortunata”, credo che sia arrivato il momento che le campane chiamino tutti al superamento di questo squallido sistema clientelare che si percepisce come unico “ascensore sociale” nella nostra Patria.
Ogni elemento che compone il sistema sociale deve essere riportato nell’alveo del merito e deve essere annientata la sgradevole sensazione di appiattimento in basso che in Italia aleggia. Quello del “sei politico” deve essere un retaggio del passato lasciato ai libri di storia.
Prima fra tutti è la scuola che deve tornare ad un rigore oggi non facilmente percepibile come standard, l’università deve essere aperta a tutti ma la qualità delle singole facoltà deve essere misurabile e standardizzabile, il titolo di studio non può avere più un valore legale dal momento in cui le università hanno così chiare e forti distanze di qualità.
I primi a cui la nazione deve chiedere un cambio di passo sono i corpi intermedi, elementi strategici per lo sviluppo del Paese, che non possono continuare ad essere percepiti come strumento di potere per coloro che ne sono ai vertici. I corpi intermedi, tutti, debbono tornare a rappresentare un elemento credibile ed efficace della catena di sviluppo sociale.
Efficienza, efficacia, qualità e sviluppo devono tornare ad essere le parole cardine delle azioni di governo, chiunque lo presieda.
Soprattutto nella pubblica amministrazione spesso eccessivamente autoreferenziale e annichilente delle professionalità che al proprio interno sono presenti.
Meno parole vuote e più proposte politiche ed amministrative realmente misurabili.
Al contempo noi “cittadini semplici”, ma fortemente legati ai valori di libertà ed eguaglianza nati con la democrazia parlamentare post bellica, dobbiamo porre grande attenzione al messaggio che un altro famoso analista, Nicola Piepoli, ha voluto recentemente lanciare in ordine a rischi di recrudescenza terroristica. Recrudescenza totalmente inaccettabile, addirittura dannosa per chi cerca di alimentare un ritorno ad una libertà piena oggi, spesso, limitata da norme non sempre comprensibili.
Noi “cittadini semplici” ci interroghiamo sempre quando vengono evocate logiche da “strategia del terrore” in momenti di disagio diffuso della nazione come certamente è questo.
Sarebbe bello che le Istituzioni preposte riportino serenità allorquando un analista e famoso opinionista lancia un allarme rispetto al quale è buona norma lavorare nel silenzio per impedire che pochi, anche le Brigate Rosse di quei tempi erano veramente un manipolo di persone, possano dare il la a leggi che oggi nessuno sente la necessità di veder rinascere.
A noi tutti, esponenti di quel mondo non rappresentato dei “cittadini semplici”, il compito di rilanciare un “sogno” di libertà, serenità e valorizzazione dei più capaci a favore di tutti attraverso i metodi della democrazia ed il rispetto della Carta Costituzionale.
Forse, con questo “sogno”, vedremo ogni ceto tornare ad appassionarsi della “cosa comune” ed i giovani più capaci trovare il loro futuro nella nostra, e loro, amata Italia e non fuori dai confini.
Ignoto Uno
06/07/2022
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