PALLA PANDEMIA ... AL CAOS...(Ignoto Uno) - ETTORE LEMBO NEWS

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Dalla pandemia
al caos

In Europa, in Italia e nel mondo è il tempo degli statisti, merce purtroppo rara.
L’Art 32 della Costituzione recita:

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
La complessità del dettato di questo articolo è enorme.
Causa riflessioni e domande.
Le interpretazioni di questo testo sono molteplici e non possono che derivare dai principi filosofici del singolo lettore.
In ogni caso, analizzato nei singoli elementi che ne compongono l’articolato, emerge forte la necessità di comparare il testo con il vissuto quotidiano.
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.
La salute, nel testo, viene dichiarata un “diritto” non un “dovere”. Contemporaneamente la salute è costituzionalmente un “interesse collettivo” da tutelare.
Questo porta a presumere che lo Stato, al fine di commisurare ed equilibrare i due alti principi costituzionali, debba svolgere un lavoro di acquisizione di informazioni e di profonda analisi in ordine a qualsiasi tema sanitario, ancor più di fatti pandemici, con il fine di avere ogni elemento utile a garantire equilibrio fra il diritto alla salute autodeterminata del cittadino e l’interesse collettivo. Diritto che, in una visione illuministica della democrazia, non è un obbligo a tutelarsi da eventuali malattie ma, appunto, un diritto basato su una azione libera e consenziente del cittadino.
Guardando l’oramai annosa vicenda pandemica del COVID, da un lato mi chiedo perché le istituzioni preposte non abbiano ordinato sin dal primo momento una campagna di esami autoptici capillare. Una eventuale risposta basata su necessità di contenimento della spesa avrebbe del risibile visto l’evidente impressionante sperpero di risorse finanziarie pubbliche che abbiamo dovuto vedere, e subire, in questi due anni di COVID. Sperpero sempre motivato con l’urgenza delle scelte dovuta all’emergenza pandemica. Impossibile credere che investire in ricerca, anche attraverso esami autoptici a tappeto, sulla malattia e sugli eventuali effetti collaterali dovuti ai farmaci usati per curarla, fosse eccessivamente oneroso per lo Stato. Ancor più impossibile credere che la ricerca non fosse ritenuta utile a combattere la pandemia. In ogni caso è un fatto che i governi che si sono susseguiti hanno ritenuto che gli esami autoptici non fossero necessari, noi cittadini semplici ne prendiamo atto, francamente un po’ stupiti.
Dall’altro mi chiedo perché, proprio al fine di dare serenità ai cittadini tutti, ogni informazione in ordine alla pandemia non venga resa pubblica in modo chiaro, netto, professionale ed inconfutabile?
Sarebbe utile ed intelligente, dal mio misero punto di vista, passare dagli “urlatori” e “membri della propaganda” alla seria informazione istituzionale. Chiara, compassata, certa. Magari basata su numeri primi dimostrabili e non su percentuali.
Da questo punto di vista sarebbe magnifico vedere la Presidenza del Consiglio fare un chiaro passo avanti, magari chiedendo alle TV tutte di dedicare alla pandemia pochi e certi momenti in cui un portavoce del governo potesse fornire informazioni di dettaglio, documentali e approfondite. Informare, non manipolare. Questo creerebbe serenità al Paese e ai singoli cittadini tutti.
Quanto vorremmo noi “italiani semplici” vedere i “tuttologi” tornare al loro anonimato, ovviamente accompagnati in questo passo dai vari “virologi” e “esperti di tutto” di gran spolvero.
L’Italia ne avrebbe certo giovamento, serenità, ripresa della capacità del fare. In ultima analisi riprenderebbe a creare ricchezza.
Sempre nel dettato costituzionale si legge:  “garantisce cure gratuite agli indigenti”. Padri fondatori eccessivamente ottimisti oserei dire, oggi le cure, anche a pagamento, estremamente sovente, non sono garantite nella propria città nemmeno a chi può permettersi di pagare!
Come dobbiamo definire, infatti, i tantissimi viaggi della speranza a cui molti italiani sono costretti da sempre per avere possibilità di cure adeguate? Casualmente sempre dal sud verso il nord.
L’Italia è una, gli standard dei servizi, soprattutto sanitari, no.
“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” questo il punto oggi più dibattuto soprattutto se letto insieme al capoverso successivo che recita: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
“Rispetto della persona umana”, così conclude l’articolo 34 della Costituzione.
Ogni norma o comportamento delle nostre istituzioni che non si faccia carico di “rispettare” la persona umana, conseguentemente anche le sue paure, è lesivo del testo costituzionale.
Ogni norma o comportamento delle nostre istituzioni che costringa, magari surrettiziamente e non attraverso norma, il cittadino ad utilizzare trattamenti sanitari senza garantire la serenità dello stesso nel compiere quel determinato atto, è lesivo del testo costituzionale.
Il governo in uno Stato democratico è chiamato a decidere, su questo non vi è alcun dubbio, anche ad obbligare, ma non può non dare ai cittadini la certezza che i suoi atti siano a tutela prima del singolo e poi di tutta la collettività. Gli uomini delle istituzioni devono essere autorevoli e non autoritari e, nel caso mancasse la dovuta autorevolezza, ancor più in momenti di emergenza, devono, non possono, possedere la dignità del “passo indietro”.
La strada della propaganda è indegna di una democrazia. Uno Stato serio non tratta una campagna vaccinale come un prodotto commerciale qualsiasi. Non induce alla vaccinazione i cittadini con campagne pubblicitarie che hanno alla base non l’informazione ma degli “influencer”. I cittadini non devono credere a “qualcuno famoso”, oltretutto molto spesso totalmente incompetente sul tema, devono conoscere e comprendere. Conseguentemente aderire alla proposta governativa perché la reputano autorevolmente presentata.
In Italia, ormai in un modo non più sopportabile, abbiamo un uso imponente della propaganda mediatica, che nessuno offenda la propria intelligenza definendola informazione, su ogni elemento inerente la pandemia da COVID. Propaganda divisiva e becera, in alcuni casi tristemente squadrista. Propaganda che ha generato in alcuni, proprio perché propaganda, paura e confusione.
Di questo sono responsabili gli uomini delle istituzioni che lo hanno permesso, forse potrei addirittura affermare che lo hanno favorito, addirittura finanziato.
La salute si tutela anche con norme impositive ma non con norme imposte.
Quella si chiama “tortura psicologica”, se qualcuno si offenderà per questa mia dura posizione mi scuso. Togliere il lavoro a chi non “subisce” una volontà del potere istituzionale è tipico delle culture totalitarie. Gli italiani pensavano di aver già dato è di poter non ripetere l’esperienza.
Il governo è chiamato con urgenza a correggere il tiro, è chiamato ad un colpo di reni che rimetta il senso democratico dello Stato al centro dell’agenda politica. È chiamato, anche sfruttando il favorevole andamento dei dati sulla pandemia, a ridare stabilità ed unione alla nazione.
È il tempo di passare dalla propaganda ad una informazione sana ed istituzionale.
Basta “tifosi”, gli italiani cercano Istituzioni in cui credere, dirigenti politici compassati e stabili, giornalisti veri.
Personalità che sappiano fare bene il loro lavoro a tutela e favore di tutti.
Statisti nei posti chiave del potere istituzionale e giornalisti che sappiano fare inchieste, magari profonde e vere. Dei Montanelli, Man, Biagi.
Noi cittadini semplici chiediamo troppo? Credo di no.
Oggi in Europa, in Italia e nel mondo tutto di statisti se ne incontrano veramente troppo pochi al potere e in queste ore possiamo, noi cittadini semplici, vedere con triste facilita quanto sia pericoloso per tutti.
Ne, sempre noi cittadini semplici, possiamo vedere veri giornalisti autonomi dal potere. Sono veramente troppo pochi e con troppo poco spazio e visibilità. Gli italiani sentono forte l’esigenza di veder rinascere un “quinto potere”. Autonomo e forte.
L’Europa, ancor più l’Italia, ed il mondo tutto ha in queste ore da affrontare sfide estremamente complesse, sfide che non potrà vincere se il ceto dirigente politico non verrà ritenuto adeguato dai cittadini.
Noi “cittadini semplici” verremo chiamati a forti sacrifici per dare un futuro alle nuove generazioni. Soprattutto noi italiani.
Chi ci chiamerà a questi sacrifici non potrà essere autoritario ma dovrà essere ritenuto dai cittadini autorevole. Uno, degli statisti appunto.
In caso contrario sarà il caos prima e la fine della democrazia poi.
Magari a qualcuno potrebbe anche servire … con il caos tutto passa in secondo piano ... tutto meno la sofferenza di chi ha sofferto per il COVID o per la ghettizzazione da COVID.
Noi “cittadini semplici”, però, non siamo d’accordo, vogliamo vivere, costruire il nostro futuro libero, essere felici e ricordare per non sbagliare di nuovo.
Non vogliamo che “tutto cambi perché nulla cambi” ma vogliamo imparare dagli errori per migliorarci e crescere.
Ignoto Uno
15(02/2022

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