DRAGHI-MACRON-SCHOLZ DA ZELENSKY - ETTORE LEMBO NEWS

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Draghi-Macron-Scholz
da Zelensky:
quando le chiacchiere
diventano propaganda.

Basta leggere le note pubblicate dalle agenzie principali per rendersi conto di come i tre "governanti" incontreranno Zelensky a titolo personale, pur andando insieme, e non a titolo comunitario, e meno che meno a titolo Europeo, come forse la propaganda vorrebbe trasmettere.
L' unica cosa che li accomuna e' infatti la condanna, "scontata" contro l'aggressione effettuata da Putin.
"Putin non ci ha diviso, uniti nel condannare l'invasione russa".
Per il resto, come dimostrano le tre diverse posizioni, riportate dall'ANSA, tre ruoli diversi ed individuali che lasciano intravedere la divisione dei tre capi di governo, che a loro volta non rappresentano tutti i capi di governo europei, che hanno posizioni assolutamente distanti dai tre.
Forse la foto volutamente "informale" e rassicurante dei tre sul treno diretto a Kiev, da l'idea di distensiva serve forse per nascondere altro?
È durato infatti un paio d'ore il vertice tra il premier Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz a
bordo del treno ucraino.
Una visita a Zelensky che ha per biettivo quello di portare "un messaggio di unità e piena coesione dei Paesi Ue" nel condannare la Russia e aiutare l'Ucraina?
Così ci dicono le fonti.
Una missione carica di valore politico e simbolico?
A che pro?
Vi sarà un faccia a faccia con Volodymyr Zelensky, per dimostrare una prova di compattezza europea? O, magari per indicare una linea non necessariamente identica a quella degli americani di Biden/Obama/Clinton, che già sembrano defilarsi dopo aver acceso ed alimentato l'ennesimo fuoco di guerra?
Da notare che, come riporta ANSA, alla vigilia della missione è stato il capo dell'Eliseo a smarcarsi più nettamente dall'intransigenza di Washington nei confronti del Cremlino: "Il presidente ucraino e i suoi funzionari dovranno negoziare con la Russia - ha sottolineato dalla Romania -, noi faremo di tutto per fermare le forze russe e aiutare gli ucraini e il loro esercito".
Ricordiamo che proprio Macron, ha sempre preso le distanze dalle feroci e discutibili parole proferite da Biden contro Putin.
Il messaggio di Roma, Berlino, e Parigi sarà univoco nel ribadire il supporto a Kiev, ma nelle tre capitali da tempo si sta ragionando anche di come portare le parti al tavolo negoziale, pur se in maniera diversa.
Motivo per cui e' da ritenersi che non e' l'Europa nella sua unità, come spesso si dice, ma solo tre dei "paesi" europei.
Piuttosto confusa appare la posizione di Draghi che, nella sua recente missione in Israele, ha spiegato che l'Italia continua a lavorare perché si giunga "quanto prima a un cessate il fuoco" e a "negoziati di pace", ma ha chiarito che il negoziato dovrà avvenire nei "termini che l'Ucraina riterrà accettabili". Nessuna pace imposta insomma, anche perché - è il ragionamento del premier - non sarebbe "sostenibile".
Sembrerebbe un dire tanto per non dire nulla, mettendoci nelle condizioni di chiederci cosa sarà mai andato a fare in Israele, viaggio che a pochi e' sembrato chiaro in un momento assai delicato per l'Italia.(relata refero)
Diversa la linea di Macron che invece ha una posizione forse più assertiva nei confronti di Kiev, affermando che "il presidente ucraino e i suoi funzionari dovranno negoziare con la Russia". Il presidente francese del resto è il leader occidentale che più ha dialogato con Putin, invocando la necessità di "non umiliare" Mosca, forse facendo infuriare Zelensky.
Anche sul tema della adesione della Ucraina all'Europa si notano le divergenze,  la Commissione si appresta a dare proprio il parere favorevole, ma da quel momento in poi la strada sarà in salita perché l'unanimità necessaria al Consiglio non c'è. Tra i più cauti ci sono proprio la Germania e la Francia, e non a caso Macron ha rilanciato la sua proposta di creare una comunità politica europea allargata per accogliere l'Ucraina, in attesa che l'iter di adesione si concluda.
Draghi invece, si è mostrato più determinato e aperto nel sostenere lo status di candidato per Kiev, forse in contrapposizione anche al suo interno a Roma, dove si è sempre riconosciuto che il percorso di adesione dovrà avvenire seguendo la (lunga) tempistica dei Trattati.
Posizioni, come leggiamo da fonti ufficiali, molto diverse dalle realtà comunemente rappresentate, e che, forse per evitare interpretazioni non gradite alla propaganda, altre agenzie non sembrano riportare con completezza.
Ovvio che con Zelensky i leader faranno il punto della situazione anche degli sforzi di mediazione portati avanti da altri come la Turchia.  Probabilmente si parlerà anche di armi, in vista del vertice della Nato di Madrid. Kiev continua a sollecitare nuove forniture da parte degli europei, finora considerati troppo timidi su questo fronte.
Quando si tratta l'argomento della fornitura di armi, bisogna sempre chiedersi se aderendo alla richiesta non si diventi alleati, perdendo quella fondamentale funzione di mediatori di pace.
Cosa che ha fatto, contrariamente alla volontà degli Italiani, il Governo senza opposizione di Draghi.
La missione di Draghi, Macron e Scholz a Kiev non sarà quidi affatto semplice, viste le diversità tra gli stessi partecipanti, ed ancor di più, come visto, non supportati dall'intera Europa, sempre più divisa e frazionata, ad eccezione di una parte della Commissione con a capo la Von der Leyen, che già si e' recata a Kiev ben due volte.
Appare molto dubbio come obiettivo, quello di dare un segnale chiaro a Putin. "Pensava di dividerci ma ha fallito", ha ripetuto più volte il presidente del Consiglio Draghi nelle scorse settimane. Mentre da Mosca Dmitri Medvedev continua a provocare, forse rispondendo alle discutibili provocazioni offensive di Biden e di qualche ministro "italiano" che ha perso probabilmente molte occasioni per tacere: "Dubito che l'Ucraina esisterà tra due anni".
Ettore Lembo
17/06/2022




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