DDL BILANCIO 2023 (Ignoto Uno) - ETTORE LEMBO NEWS

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DDL Bilancio 2023,
nulla di nuovo.

Nella notte del 21 novembre il Governo a guida del Presidente del Consiglio Meloni ha reso noto il disegno di legge di Bilancio per il 2023.
Il titolo potrebbe essere “la discontinuità fra il Governo Meloni ed i suoi predecessori si inizierà a vedere con la legge di bilancio del 2024”. Se ci sarà ancora, ovviamente.
Oltre a questo DDL il governo ha approvato un decreto legge con “misure urgenti in materia di accise e Iva sui carburanti”.
In esso le stesse vengono rimodulate. In pratica le imposte fisse su benzina e gasolio, contraddicendo quanto deciso in data 10 novembre nel decreto “aiuti”, vengono aumentate.
In questo ultimo decreto, infatti, il governo ha deciso di diminuire i vantaggi per i contribuenti alzando le accise di 10 centesimi.
Il governo Draghi, le cui disposizioni sono rimaste invariate fino al decreto “Aiuti” dell’esecutivo Meloni, prevedeva accise pari a 0,48 centesimi al litro per la benzina, 0,37 centesimi sul gasolio, 0,18 centesimi sul GPL e azzerate quelle sul metano. Dal 1° di dicembre al 31 dicembre le accise sulla benzina saliranno a 0,58 centesimi al litro, sul gasolio a 0,47 e sul Gpl a 0,22 centesimi con evidenti e più che proporzionali ripercussioni sull’inflazione. Si tenga, inoltre, conto che sulle accise viene poi calcolata anche l’IVA.
Contemporaneamente la norma nota come “reddito di cittadinanza”, tanto ritenuta nociva alla cultura della nazione da parte di coloro che reputano il lavoro un “dovere” e non un “diritto”, rimarrà invariata fino al 2024.
Praticamente l’unica vera azione liberista e, come si suol dire, di “destra” di questo governo, lo stesso che si presentava come “di destra e sovranista”, è  rimandata di dodici mesi con buona pace delle azioni in materia proclamate in campagna elettorale.
Superfluo far notare che gli effetti di riduzione o rimodulazione dei costi dello Stato nel 2023 dovuti al reddito di cittadinanza saranno pari a zero essendo la norma pressoché identica.
Siamo, come spesso accade in Italia, ad un annuncio, un “faremo”, annuncio facile da smentire con la legge di bilancio del 2024, magari da un nuovo esecutivo.
Per questo è quasi paradossale veder proclamare manifestazioni di piazza da parte del M5S di Conte e del Partito Democratico visto che la norma non ha subito variazioni. Siamo praticamente alle chiacchiere sul nulla.
Le altre azioni presenti nel disegno di legge sono piccole operazioni di facciata che non produrranno alcun effetto concreto quali, solo a titolo di esempio, l’aver cancellato l’IVA su determinati prodotti di largo consumo presenti nel sistema della grande distribuzione.
Uno su tutti la pasta di grano duro che vedrà azzerata l’IVA, fatto che produrrà un figurativo risparmio di circa 0,173 centesimi di euro ogni confezione da 500 grammi.
Facile comprendere che il sistema della distribuzione assorbirà senza cambiare il prezzo allo scaffale l’azzeramento dell’IVA dichiarando che i prezzi non potranno che aumentare per i maggiori costi di trasporto legati all’incremento del costo del carburante dovuto all’innalzamento delle accise.
In questo contesto il governo dichiara sontuosamente di aver rimesso al centro dell’azione politica la famiglia ed il ceto medio.
Io, “cittadino semplice”, nel dichiarare la mia soddisfazione nell’apprendere che quella fosse la volontà, mi vedo costretto a rappresentare la mia opinione che sarebbe stato veramente molto facile fare molto meglio.
Al contempo leggo che l’Istat ci informa che “l'insieme delle politiche sulle famiglie” ha ridotto il “rischio di povertà” dal 18,6% al 16,8% grazie a questo DDL Bilancio.
“Le stime  - ci informa l’Ente Statistico Nazionale - includono gli effetti dei principali interventi sui redditi familiari adottati nel 2022: la riforma dell’Irpef; l'assegno unico e universale per i figli a carico; le indennità una tantum di 200 e 150 euro, i bonus per le bollette elettriche e del gas; l'anticipo della rivalutazione delle pensioni”.
La riforma dell'Irpef, l'assegno unico e gli altri interventi, ci spiega l'Istat, hanno ridotto il rischio di povertà per le famiglie con figli minori mentre per le famiglie monocomponenti e per gli ultrasessantacinquenni soli la riduzione è dovuta prevalentemente ai bonus e all'anticipo della rivalutazione delle pensioni.
“Per le famiglie senza figli o solo con figli adulti il rischio di povertà rimane quasi invariato o aumenta lievemente” ci fa sapere sempre il nostro amato Ente.
Io, “cittadino semplice” uso al carrello della spesa del supermercato, ho sempre forti difficoltà a sentirmi meno preoccupato di quanto io in realtà sia da quando devo constatare che il nostro Ente di Statistica mi informa che l’inflazione viaggia verso il 13%.
Cifra assai preoccupante, ma quasi risibile rispetto ai delta di prezzo che devo constatare sui prodotti di mio uso settimanale o sulla bolletta della corrente elettrica e del gas. La mia “personale inflazione”, quella legata ai beni che io settimanalmente compro al supermercato, infatti, in questo 2022 supera, questa è la mia esperienza, il 100%, altro che il 12,9%.
Sempre l’Istat ci informa che “la riforma dell'Irpef ha dato luogo a una diminuzione delle aliquote medie effettive del 1,5% per l'intera popolazione, con riduzioni più accentuate nei tre quinti di famiglie con redditi medi e medio alti” mentre il beneficio medio risulta meno elevato nel venti per cento della popolazione, quella più povera, caratterizzata da contribuenti con redditi per i quali scatta l’esenzione dall’imposta.
Le famiglie che peggiorano la propria situazione subiscono, invece, una perdita più elevata nella fascia più ricca della popolazione, dove si registra oltre la metà della perdita totale.
Questa dotta analisi fornitaci dal nostro amato ISTAT contiene, però, una “perla”. In essa, infatti, viene dichiarato che “l’analisi dell'attuale scenario distributivo tiene conto solo parzialmente degli impatti differenziali tra i diversi livelli di reddito del significativo aumento dell'inflazione, che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti”.
Sommessamente mi chiedo cosa serva tutta questa dotta analisi sul reddito se non misura il risultato delle azioni di governo attraverso il DDL Bilancio sulla reale capacità di acquisto degli italiani. Potere di acquisto che noi “cittadini semplici” gradiremmo vederci analizzata per livello di reddito sia in quanto individui, sia nel loro ruolo di elementi di un nucleo famigliare.
Memore, però, dell’antica massima che inizia con “escusatio non petita ….” io “cittadino semplice” non posso che essere veramente molto deluso dal risultato del primo vero banco di prova di un esecutivo che si presentava come quello del ritorno alla politica legata al proprio corpo elettorale.
Sarò un “cittadino troppo semplice” per comprendere la lungimiranza di questo disegno di legge di bilancio ma, questa la mia forte convinzione, famiglie ed imprese avrebbero voluto vedere una reale svolta, segnali forti in campo fiscale e di politiche sociali che permettessero sul serio alla nostra nazione di iniziare un percorso di ripresa.
Ripresa che, non andrebbe mai dimenticato, non potrà che basarsi su nulla altro se non sulla voglia del fare del nostro popolo.
Non su altro, tantomeno su politiche ove gli interessi delle famiglie e degli imprenditori, in particolare quelli medi e piccoli che sono il reale tessuto della nazione, sono messi in secondo piano rispetto ad asseriti interessi “europei”.
Interessi che, con sempre più plastica evidenza, non sono “degli europei” ma di “alcuni europei” e, fra questi secondi, noi “cittadini semplici” di tutta Europa ed italiani, proprio non ci siamo.
Volete un esempio: l’ennesimo rinvio sulle scelte di price cap sul prezzo del gas che sarebbero dovute essere prese dal ultimo Consiglio Europeo e che, per l’ennesima volta, senza nessun rispetto di noi “cittadini semplici”, è stato rinviato al prossimo ennesimo straordinario Consiglio Europeo.
Avete presente quella battuta “anche questa volta si decide la prossima volta”? Ecco, appunto.
Intanto noi “cittadini semplici”, sempre più attoniti, vediamo il futuro dei nostri figli sempre più a rischio.
Ignoto Uno
26/11/2022

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