AL GOVERNO CHE VERRA' - ETTORE LEMBO NEWS

Title
Vai ai contenuti
Al governo che verrà

Le recenti previsioni Istat sul futuro demografico in Italia segnalano un drammatico trend di decrescita della popolazione.
L’Istat, infatti, prevede una riduzione in dieci anni di un milione e trecentomila italiani.
Questo il dato che definisce meglio di qualsiasi altro la profonda crisi in cui versa il paese.
Da 59,2 milioni del 1 gennaio 2021, se non cambieranno le scelte politiche in questa nostra amata Italia a favore delle famiglie, nel 2030 la popolazione italiana potrebbe ridursi a 57,9 milioni. Popolazione di cittadini italiani il cui mix fra “nuovi italiani” e persone con “antiche origini italiane” vedrà i primi in rapida crescita percentuale rispetto ai secondi, con una rischiosa ed indesiderata, almeno da chi scrive, rapida perdita dell’identità nazionale.
Il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà da circa 3 a 2 nel 2021 a circa 1 a 1 nel 2050.  Fatto che definisce una popolazione formata in gran parte di anziani.
Entro dieci anni in 4 Comuni su 5 è atteso un calo di popolazione, e il rapporto aumenta a 9 su 10 nel caso delle zone rurali.
L’Istat prevede che entro il 2041 le coppie con figli saranno una su quattro, di cui un significativo numero non “storicamente italiane”.
Allo stesso tempo, negli ultimi 18 anni, si deve prendere atto che gli imprenditori nella nostra  amata patria hanno deciso in gran numero di passare la mano. È infinito, infatti, l’elenco di aziende cedute a gruppi stranieri.
La bassa competitività del sistema economico ha causato un vero e proprio depauperamento della ricchezza produttiva della nazione. Di questo, anche di questo, sono colpevoli tutti coloro che hanno governato la nostra amata Italia in questa catastrofica seconda repubblica.
Elemento assolutamente centrale è la non credibilità della nostra giustizia. Sistema giudiziario che non vede i tanti esponenti onesti ed istituzionali dello stesso trovare il coraggio di affrontare i pochi, ma potenti, esponenti politicizzati e corrotti. Sistema della giustizia che viene percepito come non efficiente.
È impossibile non notare come in Italia si possa vedere un numero di magistrati passare alla politica assolutamente anomalo rispetto ad ogni altro paese democratico occidentale.
Cosa dire, poi, del sistema burocratico italiano se non che è ridondante ed autoreferenziale. Una burocrazia portata a produrre esclusivamente norme finalizzate ad aumentare il potere di controllo sui processi da parte di questa casta. Una burocrazia che noi “cittadini semplici” percepiamo come in gran parte corrotta e limitante della capacità di crescere del paese.
Come non leggere questo triste elenco di “doglianze” in parallelo al rapporto della Fondazione Visentini - Luiss 2021 presentato lo scorso marzo?
Rapporto che evidenzia che tre giovani italiani su dieci si dichiarano intenzionati a lasciare l’Italia per trovare migliori condizioni di vita e di lavoro da un’altra parte.
Gli stessi dichiarano che in Italia non sono soddisfacenti ne le prospettive professionali, con le conseguenti possibilità di raggiungere una reale autonomia finanziaria, ne quelle di carriera, soprattutto per le ragazze, con evidenti conseguenze sulla possibilità di costituire nuovi nuclei familiari stabili che possano mantenere, attraverso il lavoro, un benessere in linea con le aspettative di un giovane occidentale di oggi. A fronte di questo vediamo alcuni “tromboni del potere” definire i nostri giovani “bamboccioni”!
Permettetemi di notare come i dati demografici forniti da ISTAT trovino assoluta coerenza con queste informazioni.
Tornando, però, ai nostri giovani dobbiamo prendere atto che i primi, e più convinti, a voler lasciare il Paese sono i cosiddetti “cervelli”, cioè i nostri giovani più preparati.
Dato confermato dalle analisi del Rapporto Migrantes sugli “Italiani nel mondo” che denota come, solo nel 2019, furono più di 50 mila i giovani cittadini italiani che hanno lasciato definitamente la loro patria.
Nel decennio 2009-2018, secondo il Rapporto annuale 2019 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, sono stati 250mila, oltre ad ulteriori 50mila per motivi di studio.
Inoltre, nel guardare con maggior dettaglio questi dati, si evidenzia che il trend delle “fughe” non è stato costante negli anni, bensì ha denotato un aumento del 33% negli ultimi cinque.
Una perdita di capitale umano ma anche di capitale sociale impressionante, se si considera che a partire sono, mediamente, i più intraprendenti, ambiziosi, determinati, animati da un forte spirito d’innovazione e di voglia di scoperta.
L’industria del made in Italy, che nel contempo è pressoché passata tutta in mani straniere, a causa di questo e di un sistema scolastico sempre meno qualificato, non riesce a trovare, l’informazione è nell’ultimo recentissimo rapporto della Fondazione Altagamma, 346 mila giovani con le competenze necessarie a ricoprire i ruoli scoperti nelle aziende.
Facile notare come il combinato composto di salari netti insufficienti a permettere un futuro a questi giovani e prospettive del Paese sempre peggiori, oltre a modelli scolastici anche essi inadeguati ed autoreferenziali, siano la causa di questa debacle.
Tutti i settori che rappresentano questo problema. Moda, design, arredamento, nautica, automotive e alimentare i più in difficoltà a trovare le professionalità richieste, addirittura il 50% dei profili tecnici. In generale non vengono coperti il 40% dei posti che sia l’industria che i servizi mettono sul mercato del lavoro. Con buona pace del mantra che la nostra amata Italia è una della nazioni in cui si vive meglio e che la nostra scuola e la nostra università sono fra le migliori del mondo.
Se il nostro ceto politico non cambierà passo molto velocemente, passando per esempio ad ascoltare gli “scomodi” piuttosto che i “yes man”, il futuro, con la crescente “fuga dei cervelli”, non potrà che essere sempre peggiore.
Lo dicono i dati, quelli che non sono stati affrontati da nessun partito durante la appena conclusa campagna elettorale.
A coloro che saranno chiamati a governare, pro tempore, tutti noi “cittadini semplici” sottolineo un dato che fa riflettere.
Gli italiani iscritti al AIRE sono aumentati del 82% dal 2006 ad oggi e che, fonte l’Ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno con dati aggiornati all’inizio del 2020, su quasi 5,5 milioni di residenti all’estero, 3.223.486 persone sono componenti di un nucleo familiare che ha deciso di lasciare il nostro paese con i figli al seguito.
Solo al fine di far ragionare su quanto sta accadendo, dobbiamo anche notare come siano aumentati del 158.1% i nati all’estero da cittadini AIRE e del 42,7% le iscrizioni all’Anagrafe con la motivazione “espatrio”.
Una Italia che sta morendo quella che emerge da tutto questo.
Io “cittadino semplice” lo consegno a chi ci governerà, augurando loro buon lavoro e chiedendo loro un impressionante cambio di passo.
Noi “cittadini semplici” siamo esausti dalle promesse irrealizzabili e dalle parole vuote.
Noi “cittadini semplici” siamo esausti di sentir parlare di grandi temi e di non vedere nessuno che si occupi di questi aspetti drammaticamente concreti per il futuro della nostra amata Patria.
Ai nuovi governanti chiediamo cento giorni di stravolgenti novità. In politica economica, fiscale, sociale, estera.
Chiediamo chiarezza.
Chiediamo poche parole e molti fatti.
Esattamente il contrario di quanto visto fino ad oggi.
Ignoto Uno
26/09/2022
Torna ai contenuti