Ignoto Uno - ETTORE LEMBO NEWS

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Al governo che verrà
Le recenti previsioni Istat sul futuro demografico in Italia segnalano un drammatico trend di decrescita della popolazione.
L’Istat, infatti, prevede una riduzione in dieci anni di un milione e trecentomila italiani.
Questo il dato che definisce meglio di qualsiasi altro la profonda crisi in cui versa il paese.
Da 59,2 milioni del 1 gennaio 2021, se non cambieranno le scelte politiche in questa nostra amata Italia a favore delle famiglie, nel 2030 la popolazione italiana potrebbe ridursi a 57,9 milioni. Popolazione di cittadini italiani il cui mix fra “nuovi italiani” e persone con “antiche origini italiane” vedrà i primi in rapida crescita percentuale rispetto ai secondi, con una rischiosa ed indesiderata, almeno da chi scrive, rapida perdita dell’identità nazionale.
Il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà da circa 3 a 2 nel 2021 a circa 1 a 1 nel 2050.  Fatto che definisce una popolazione formata in gran parte di anziani.
Entro dieci anni in 4 Comuni su 5 è atteso un calo di popolazione, e il rapporto aumenta a 9 su 10 nel caso delle zone rurali.
L’Istat prevede che entro il 2041 le coppie con figli saranno una su quattro, di cui un significativo numero non “storicamente italiane”.
Allo stesso tempo, negli ultimi 18 anni, si deve prendere atto che gli imprenditori nella nostra  amata patria hanno deciso in gran numero di passare la mano. È infinito, infatti, l’elenco di aziende cedute a gruppi stranieri.
La bassa competitività del sistema economico ha causato un vero e proprio depauperamento della ricchezza produttiva della nazione. Di questo, anche di questo, sono colpevoli tutti coloro che hanno governato la nostra amata Italia in questa catastrofica seconda repubblica.
Elemento assolutamente centrale è la non credibilità della nostra giustizia. Sistema giudiziario che non vede i tanti esponenti onesti ed istituzionali dello stesso trovare il coraggio di affrontare i pochi, ma potenti, esponenti politicizzati e corrotti. Sistema della giustizia che viene percepito come non efficiente.
È impossibile non notare come in Italia si possa vedere un numero di magistrati passare alla politica assolutamente anomalo rispetto ad ogni altro paese democratico occidentale.
Cosa dire, poi, del sistema burocratico italiano se non che è ridondante ed autoreferenziale. Una burocrazia portata a produrre esclusivamente norme finalizzate ad aumentare il potere di controllo sui processi da parte di questa casta. Una burocrazia che noi “cittadini semplici” percepiamo come in gran parte corrotta e limitante della capacità di crescere del paese.
Come non leggere questo triste elenco di “doglianze” in parallelo al rapporto della Fondazione Visentini - Luiss 2021 presentato lo scorso marzo?
Rapporto che evidenzia che tre giovani italiani su dieci si dichiarano intenzionati a lasciare l’Italia per trovare migliori condizioni di vita e di lavoro da un’altra parte.
Gli stessi dichiarano che in Italia non sono soddisfacenti ne le prospettive professionali, con le conseguenti possibilità di raggiungere una reale autonomia finanziaria, ne quelle di carriera, soprattutto per le ragazze, con evidenti conseguenze sulla possibilità di costituire nuovi nuclei familiari stabili che possano mantenere, attraverso il lavoro, un benessere in linea con le aspettative di un giovane occidentale di oggi. A fronte di questo vediamo alcuni “tromboni del potere” definire i nostri giovani “bamboccioni”!
Permettetemi di notare come i dati demografici forniti da ISTAT trovino assoluta coerenza con queste informazioni.
Tornando, però, ai nostri giovani dobbiamo prendere atto che i primi, e più convinti, a voler lasciare il Paese sono i cosiddetti “cervelli”, cioè i nostri giovani più preparati.
Dato confermato dalle analisi del Rapporto Migrantes sugli “Italiani nel mondo” che denota come, solo nel 2019, furono più di 50 mila i giovani cittadini italiani che hanno lasciato definitamente la loro patria.
Nel decennio 2009-2018, secondo il Rapporto annuale 2019 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, sono stati 250mila, oltre ad ulteriori 50mila per motivi di studio.
Inoltre, nel guardare con maggior dettaglio questi dati, si evidenzia che il trend delle “fughe” non è stato costante negli anni, bensì ha denotato un aumento del 33% negli ultimi cinque.
Una perdita di capitale umano ma anche di capitale sociale impressionante, se si considera che a partire sono, mediamente, i più intraprendenti, ambiziosi, determinati, animati da un forte spirito d’innovazione e di voglia di scoperta.
L’industria del made in Italy, che nel contempo è pressoché passata tutta in mani straniere, a causa di questo e di un sistema scolastico sempre meno qualificato, non riesce a trovare, l’informazione è nell’ultimo recentissimo rapporto della Fondazione Altagamma, 346 mila giovani con le competenze necessarie a ricoprire i ruoli scoperti nelle aziende.
Facile notare come il combinato composto di salari netti insufficienti a permettere un futuro a questi giovani e prospettive del Paese sempre peggiori, oltre a modelli scolastici anche essi inadeguati ed autoreferenziali, siano la causa di questa debacle.
Tutti i settori che rappresentano questo problema. Moda, design, arredamento, nautica, automotive e alimentare i più in difficoltà a trovare le professionalità richieste, addirittura il 50% dei profili tecnici. In generale non vengono coperti il 40% dei posti che sia l’industria che i servizi mettono sul mercato del lavoro. Con buona pace del mantra che la nostra amata Italia è una della nazioni in cui si vive meglio e che la nostra scuola e la nostra università sono fra le migliori del mondo.
Se il nostro ceto politico non cambierà passo molto velocemente, passando per esempio ad ascoltare gli “scomodi” piuttosto che i “yes man”, il futuro, con la crescente “fuga dei cervelli”, non potrà che essere sempre peggiore.
Lo dicono i dati, quelli che non sono stati affrontati da nessun partito durante la appena conclusa campagna elettorale.
A coloro che saranno chiamati a governare, pro tempore, tutti noi “cittadini semplici” sottolineo un dato che fa riflettere.
Gli italiani iscritti al AIRE sono aumentati del 82% dal 2006 ad oggi e che, fonte l’Ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno con dati aggiornati all’inizio del 2020, su quasi 5,5 milioni di residenti all’estero, 3.223.486 persone sono componenti di un nucleo familiare che ha deciso di lasciare il nostro paese con i figli al seguito.
Solo al fine di far ragionare su quanto sta accadendo, dobbiamo anche notare come siano aumentati del 158.1% i nati all’estero da cittadini AIRE e del 42,7% le iscrizioni all’Anagrafe con la motivazione “espatrio”.
Una Italia che sta morendo quella che emerge da tutto questo.
Io “cittadino semplice” lo consegno a chi ci governerà, augurando loro buon lavoro e chiedendo loro un impressionante cambio di passo.
Noi “cittadini semplici” siamo esausti dalle promesse irrealizzabili e dalle parole vuote.
Noi “cittadini semplici” siamo esausti di sentir parlare di grandi temi e di non vedere nessuno che si occupi di questi aspetti drammaticamente concreti per il futuro della nostra amata Patria.
Ai nuovi governanti chiediamo cento giorni di stravolgenti novità. In politica economica, fiscale, sociale, estera.
Chiediamo chiarezza.
Chiediamo poche parole e molti fatti.
Esattamente il contrario di quanto visto fino ad oggi.
Ignoto Uno
26/09/2022
Un caso di
burocrazia italiana
Motorizzazione civile italiana, via Laurentina a Roma, ore 10.30 del 22 settembre due giovani ventenni entrano in un salone con sei sportelli aperti e solo cinque utenti presenti, prendono un numero, aspettano di essere convocati ad uno sportello, al loro turno provano a chiedere alcune informazioni su come si può conseguire la patente di guida.
La risposta ha del paradossale: le informazioni le forniamo allo sportello solo il lunedì, mercoledì e venerdì, dovete tornare domani o cercarle su internet.
Non credo che servano commenti.
Io, “cittadino semplice”, mi chiedo perché non si riesca a fare esami per prendere una patente senza passare per una scuola guida.
Mi chiedo perché lo Stato sbatta i suoi cittadini verso il privato per poi urlare la “centralità del servizio pubblico”.
Mi chiedo perché questa nostra amata Italia abbia un servizio pubblico RAI così scadente e senza cultura, mi chiedo perché la sanità pubblica non abbia standard e, spesso, sbatta i malati disperati verso la sanità privata, mi chiedo perché si parli tanto di diritto allo studio e di centralità della scuola pubblica e, poi, si debba prendere atto che appena ci si allontana un po’ dai capoluoghi non si abbiano reali possibilità di scelta sul percorso di studi che il giovane desideri seguire appena finita la scuola media, mi chiedo perché gli asili nido pubblici sono così insufficienti e molto più fruibili da parte degli extracomunitari piuttosto che dai bambini italiani a prescindere dal reddito delle famiglie.
Io, “cittadino semplice”, mi chiedo quando questa dittatura della burocrazia lascerà spazio ad una Italia concreta e leale con i propri cittadini ……. non sudditi.
Oggi si vota ….. io protesterò nell’urna vergando “Non nel mio nome”, ma andrò all’urna perché sono un cittadino e non un suddito.
Ignoto Uno
25/09/2022
E se il 25 partorisse
un nulla di nuovo?
Un governo tecnico
per esempio.
Con una legge elettorale scritta ad arte per impedire la governabilità, a cui si unisce un ceto dirigente politico inadeguato alle difficoltà della nazione, cosa potrà produrre il 25 settembre?
Da Vescovo di Roma, il Santo Padre ha voluto esprimere, durante il suo volo di rientro dalla visita in Kazakistan, la sua opinione sulla campagna elettorale italiana e, neanche tanto fra le righe, ha ritenuto di far comprendere al ceto politico italiano ed ai cattolici il suo disagio.
“Oggi essere politico è una strada difficile. Dico essere un grande politico, un politico di quelli che si mettono in gioco per i valori della patria, per i grandi valori. Non che si mette in gioco per interessi, la ‘poltrona’ o per altro” un messaggio chiaro, vorrei dire adamantino.
“Dobbiamo lottare per aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello, che non aiuta niente, anzi tira giù lo Stato, lo impoverisce” parole, anche queste, assai pesanti da leggere fra le righe più che sulle righe. In ogni caso veri e propri macigni.
Infine la frase che da la chiave di lettura del suo pensiero “All’ultimo viaggio ho domandato a uno dei miei segretari: quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo? Venti. Non so spiegarlo. Non condanno, né critico. Non so spiegarlo, semplicemente”.
Il Santo Padre non può fare altro che lanciare messaggi in puro stile “gesuitico”, noi “cittadini semplici” possiamo dire la nostra in modo più chiaro e, senza voler divenire irriverenti, dare almeno una parte delle risposte che il Santo Padre non trova.
La principale delle risposte noi “cittadini semplici” la troviamo nel ceto politico inadeguato che esprime la nostra povera Patria. Un ceto politico molto attento al proprio personale potere e assai distratto a risolvere i pesanti temi di inefficienza e di mancanza di etica presenti nella nazione.
Vi è, poi, l’ancora più grave tema del costante lavoro svolto dai e sui media per annullare negli italiani il desiderio dell’approfondimento e del dubbio. Un lavoro di annichilamento della capacità di pensare che, almeno in parte a sua insaputa, riguarda la scuola e l’università. Un lavoro iniziato forse più di trenta anni fa.
Ancora, un ceto dirigente pubblico sempre più autoreferenziale e succube all’appartenenza ad ambienti politici.
Forse, però, la motivazione più importante del triste momento socio politico ed economico che gli italiani si trovano costretti a vivere è la mancanza di nette divisioni fra i poteri che bilanciano la democrazia in Italia, fra queste la sempre più percepibile magistratura militante che, in alcuni casi, piega il diritto ad interessi di parte senza tutelare gli alti interessi del popolo Italiano.
Pochi uomini dello Stato, in tutte le istituzioni, che rovinano il lavoro di tantissimi e fedeli servitori dello Stato presenti in tutte le istituzioni.
Una Italia che deve sopportare e convivere con un sistema autoreferenziale e corrotto in ogni suo elemento. Istituzioni, media, sistema politico, burocratico, delle grandi imprese. Sistema inadeguato sia sul piano delle competenze che dell’etica.
Certamente anche noi “cittadini semplici” siamo responsabili di questa situazione italiana. Siamo noi che accettiamo supinamente ogni scelta di questo ceto dirigente. Spesso ne diciamo tutto il male possibile ma, quasi tutti noi, siamo pronti a renderci proni al sistema pur di non avere “problemi”.
Un egoismo di quasi tutti che non comprende che, così facendo, siamo noi ad essere il problema. Chi di noi può dire che la sua qualità di vita non è peggiorata negli ultimi dieci anni? Chi di noi può dichiarare con convinzione che il futuro dei propri figli sarà migliore del proprio?
Il sistema Italia siamo noi, conseguentemente se l’Italia non funziona la colpa è in primis nostra, del nostro egoismo.
Aver supinamente accettato una legge elettorale che garantisce ad un numero limitatissimo di italiani di “nominare” i nostri rappresentanti in parlamento è la principale causa dello sfacelo italiano di oggi.
Il non aver difeso la supremazia della politica sulle lobby è l’errore che il popolo italiano ha compiuto ed oggi porta noi “cittadini semplici” a lamentarci della pochezza di questa campagna elettorale.
Non difendemmo il nostro diritto ad avere un vero ruolo attivo nelle scelte su chi deve rappresentarci nelle istituzioni, ma oggi ci lamentiamo se la politica ci prende letteralmente in giro con slogan che sono oltre il livello del demenziale e, in molti casi, porta in parlamento persone inadeguate a rappresentarci.
Siamo noi “cittadini semplici” che abbiamo loro permesso di trattarci come bambini stupidi.
Lo abbiamo voluto noi.
Cosa accadrà dal 25 settembre nella politica italiana?
Vincerà FDI della Meloni? Cosa vuole dire vincere? Vuole dire avere più voti degli altri partiti? No, dovrebbe voler dire essere in condizione di governare nel rispetto di quanto promesso agli elettori.
Potrà farlo? Quasi sicuramente no.
Viviamo una campagna elettorale basata su un modello di repubblica bipartitica mentre, nella realtà, abbiamo due coalizioni composte da più partiti che il giorno dopo le elezioni potrebbero prendere strade diverse per seguire le proprie convenienze.
Se questo avverrà, ovviamente, i leader dei partiti lo ammanteranno di frasi tipo “il paese lo vuole”, “la nazione è in pericolo”, “l’Europa ci chiede coesione”, “la situazione economica non permette di tornare a votare”. Frasi che solo la politica italiana in tutta Europa ha il coraggio di dire ai propri cittadini. D’altronde noi “cittadini semplici” permettiamo loro di farlo.
La colpa è nostra, loro fanno esclusivamente il loro gioco. Il gioco del potere. Il gioco dei “loro” interessi, non degli interessi della nazione.
Se, però, l’unico gioco dopo il 25 settembre sarà quello del potere, a chi converrà governare prendendosi sulle proprie spalle il compito di scegliere in questa situazione socio economica?
Probabilmente a nessuno. Ed allora, se quel piccolo partitino di centro dovesse poter garantire qualche maggioranza “tecnica” vedremo nascere un nuovo salvatore della Patria. Un nuovo, o vecchio, tecnico a cui delegare il compito di metterci la faccia.
Giochetto antico della politica italiana, gestire il potere con una foglia di fico davanti a proteggere la loro immagine.
Che triste che sarebbe questo scenario!!!!
Per questo chi non vorrebbe andare a votare, dovrebbe andare all’urna ed annullare la scheda.
Questo è l’unico modo vero per esprimere il disagio per questi, eventuali, “giochetti della politica” nostrana.
Chi volesse rimanere a casa il 25 settembre, ragioni sulla opportunità di andare nell’urna e annullare la scheda scrivendo “Non nel mio nome”, dovessimo essere in tanti il sistema paese capirà che è arrivato il momento di fare qualcosa di serio per la nostra nazione, per la nostra amata Italia.
Qualcosa che permetta ai nostri figli di essere orgogliosi di essere italiani
Qualcosa che permetta all’Italia di tornare grande, tornare ad avere la capacità di sognare e progettare.
Ignoto Uno
23/09/2022
Democrazie
versus
Autocrazie
La parola “Democrazia” è una fra quelle che richiama emozioni più forti.
Molto spesso usata, in alcuni casi abusata, dai politici occidentali, può essere definita in vari modi ma io, “cittadino semplice”, desidero richiamarla alla mia memoria come la “forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti”.
Coniugata in questi termini, mi chiedo se essa sia esattamente confacente a rappresentare il modello sociale italiano che forma il suo ceto parlamentare attraverso l’attuale legge elettorale, il tristemente noto “rosatellum”.
Potremmo, forse, ritenere che la nostra amata Italia, oggi, ha una forma di costituzione del potere esecutivo oligarchica? Probabilmente no, ma potremmo inventare, in fondo va tanto di moda coniugare neologismi, una nuova categoria, potremmo definirla “semi oligarchica”.
“Sistema politico caratterizzato dalla concentrazione del potere effettivo nelle mani di pochi che, nella maggior parte dei casi opera pressoché esclusivamente a proprio vantaggio senza tener conto degli interessi più complessivi del sistema socio politico economico che governa” questa è la definizione di oligarchia che mi sembra più efficace.
In essa il passaggio chiave è quello di “potere effettivo” che si distacca da quello di “potere formale”. Potremmo parlare di “potere sostanziale”.
Io, “cittadino semplice”, non la trovo poi così lontana questa definizione rispetto alla situazione di fatto che molti di noi percepiamo nella nostra amata Italia ed in Europa.
Ho utilizzato il concetto di “semi oligarchia” solamente perché sono palesi coloro che nei partiti decidono chi entrerà in Parlamento. Parlamentari che sono veri e propri nominati.
Sarà, poi, vero che sono proprio i vari Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Calenda - Renzi, Bonino e Fratoianni, finanche i vari Paragone e Toscano ad essere i veri decisori finali della composizione delle liste nei loro partiti politici?
Possiamo temere che tutti loro, o parte di loro, abbiano forti pressioni invisibili e non dichiarabili nella composizione di dette liste.
In questi giorni si è parlato tanto di “fondi russi”, siamo così certi che, nel caso siano veramente stati erogati, questi siano gli unici? Niente da altre superpotenze?
Niente da certi famosi poteri finanziari assai forti e presenti?
Possibile che questi poteri, usualmente assai pervicaci nella vita socio economico politica italiana, non abbiano “consigliato” nessuno? A nessun partito?
I politici occidentali tutti, in questo mondo moderno, incapaci di dare serenità e futuro ai propri popoli, da tempo, si sono lanciati nella creazione di nuove definizioni.
Alcune vanno più di moda di altre nel nostro occidente.
“Autarchia” quella che va nella nostra Europa per la maggiore.
Su di essa mi sono voluto soffermare andandone a ricercare la definizione ed ho trovato che in filosofia è il “principio fondamentale dell'etica cinica e stoica, consistente nell'autosufficienza spirituale del sapiente che deve ‘bastare a sé stesso’ per risentire il meno possibile del bisogno delle cose e del mondo”, in economia è la “condizione di un paese che mira all’autosufficienza economica, nell’obiettivo di produrre sul territorio nazionale i beni che consuma o utilizza, limitando o annullando gli scambi con l’estero”.
Modelli di studio sui sistemi economici autarchici li possiamo trovare nel pensiero tedesco dei primi dell’Ottocento, Fichte fra i più noti.
Politiche autarchiche si imposero negli imperi centrali durante la Prima Guerra Mondiale. Negli anni ‘30 del secolo scorso tendenze autarchiche furono forti con l’affermarsi di governi totalitari ed il diffondersi di modelli di economia pianificata.
Nazismo, fascismo e comunismo stalinista ne adottarono il pensiero.
Alla base dell’autarchia vi è il principio dell’autosufficienza.
Certamente gli esempi storici recenti europei portano all’uso di questi principi da parte di totalitarismi ed i totalitarismi, di destra e di sinistra, non sono mai accettabili da noi “cittadini semplici”.
A New York alla platea della 57ma edizione dell'Annual Awards Dinner della 'Appeal of Conscience Foundation, fondazione che gli sta conferendo il premio di “Statista dell’Anno”, Mario Draghi ha ripetuto il suo credo “Evitare le ambiguità, le autocrazie sfruttano le esitazioni".
Il premio di Statista dell’Anno è un riconoscimento assai importante, in cosa abbia eccelso in modo così superiore alla media durante questo anno il Premier italiano non mi è molto chiaro, certamente lo possiamo interpretare come un “premio alla carriera”, sicuramente importantissima quella di Mario Draghi, ma, usualmente, questi premi si conferiscono al termine della stessa e, nel caso del Premier, non sembrerebbe essere questo l’auspicio degli stessi estensori dell’onorificenza.
L’intervento di Draghi è stato, infatti, preceduto da un messaggio del Presidente Statunitense Joe Biden che lo ringrazia per la sua "leadership" e per la "voce potente" che ha avuto nella promozione dei diritti umani, a cui hanno fatto  seguito le parole di Henry Kissinger che, parlando del premier italiano, ha detto che “Il suo coraggio e la sua visione faranno sì che resterà con noi a lungo".
Draghi, nel suo intervento, ha parlato di “nuova guerra fredda”, di “polarizzazione” e ha dichiarato che “sarà il modo in cui trattiamo con le autocrazie che definirà la nostra capacità di plasmare il futuro" terminando, infine, con il declinare alcuni ideali “chiari ed espliciti” sui valori fondanti le nostre società. Cioè il suo modello di Stati Uniti ed Europa.
La fede nella democrazia e nello Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, la solidarietà globale.  Questi i cardini della democrazia secondo il presidente Draghi.
Io, “cittadino semplice”, però, nel vedere declinati questi importanti valori, mi ritrovo con il forte disagio di non sentire di vivere in un occidente che, oltre a parlare, fino troppo, di questi valori, li applica in primis con coloro che sono i più diretti interessati, intendo dire i cittadini membri di questa nostra amata Italia.
Dove la “democrazia” in Italia oggi? Democrazia che prende origine da un reale esercizio di delega da parte del popolo che può scegliere rappresentanti liberamente eletti e non nominati “oligarchicamente”.
Abbiamo visto questo in questa tornata elettorale in Italia?
Certamente no!
Proprio per questo noi “cittadini semplici” ci sentiamo governati da una “autocrazia” che condanna le “autocrazia” altrui.
Un tempo vi era un famoso detto “il bue che dice ……”.
Ebbene, se qualcuno si ritrova in questa mia analisi, egli non potrà che convenire che il non presentarsi alle urne autorizza questa imposizione dall’alto, solamente l’espressione del voto attraverso l’annullamento della scheda può, infatti, definire la volontà di vedere rispettata la democrazia attraverso l’andare alle urne e, contemporaneamente, il disagio per un momento che, nel puntare il dito contro le “autoarchie”, non può più accettare queste “oligarchie autartiche” camuffate.
Ignoto Uno
21/09/2022
“Not in my name”
andiamo a scrivere
nell’urna
“Not in my name” è uno slogan di protesta che nella storia recente è stato usato più volte.
Nel 2015, dopo i drammatici attentati di Parigi del ISIS, le comunità islamiche lo urlarono in tutte le piazze europee ed italiane per prendere le distanze da chi dichiarava di uccidere in nome della loro fede.
“Sconfiggiamo il cancro del terrorismo" questo il motivo del loro scendere in piazza. Insieme cristiani, ebrei e mussulmani, tutti cittadini con gli stessi diritti e gli stessi doveri.
“Non nel mio nome” un concetto che rappresenta un sentimento di disagio, di presa di distanza, di protesta rispetto a cosa sta succedendo.
Che cosa è il voto in una elezione democratica se non dichiarare la propria adesione al principio intrinsecò della democrazia rappresentativa e, in seconda battuta, al pensiero politico di un determinato partito?
Mai come in questa tornata elettorale italiana sentiamo tutti un forte sconcerto per la pochezza dei contenuti dei programmi dei singoli partiti che sono presenti in campo.
Parole vuote, slogan urlati che non hanno nessun collegamento con la profondità della crisi in Italia, niente di profondo, serio e qualificato.
Per commentare questa fase della politica italiana sarebbe appropriato usare una famosa frase del grande Paolo Villaggio ma l’argomento, la nostra democrazia, mi impedisce quel linguaggio, mi impedisce di trasformare questa tragedia culturale in farsa.
Mi limiterò ad esprimere il mio profondissimo disagio. Avendo una certa consuetudine con la lettura e con gli argomenti approfonditi seriamente, quello che vedo e sento mi annoia e preoccupa.
Noi, “cittadini semplici”, dal mio punto di vista, abbiamo il dovere di esprimere concretamente questo disagio.
In democrazia il “pensiero”, anche il “disagio”, si esprime con il voto.
Voto che rappresenta il più alto momento democratico.
L’articolo 48 della Costituzione italiana definisce i caratteri del voto nel nostro sistema democratico.
In primo luogo afferma che il voto è un dovere civico ed è definito personale, eguale, libero e segreto.
il voto non può essere delegato, ecco cosa significa personale.
Non andare a votare è una forma di “delega” agli altri.
il voto di un singolo è uguale ed ha lo stesso valore di quello degli altri. Non vi sono quindi distinzioni e deve essere espresso liberamente e direttamente.
Per questo mi rivolgo ai “cittadini semplici” come me chiedendo loro di non perseguire il percorso della protesta attraverso l’astensione ma di presentarsi all’urna ed annullare la scheda scrivendo “non nel mio nome”.
Questo gesto civico renderà plastico il nostro disagio.
La nostra amata Italia merita un momento di impegno silenzioso e gandiano da parte di tutti noi.
Ignoto Uno
19/09/2022
“Chi di voi è senza peccato
scagli la prima pietra”
A partire dal 2014, l’anno dell’occupazione della Crimea, la Russia ha trasferito oltre 300 milioni di dollari a partiti e dirigenti politici stranieri di oltre una ventina di Paesi europei e non.
Solo per riderci un po’, noto che sarebbero 1.875.000 euro all’anno a singola nazione, soldi che si sarebbero divisi certamente in più di uno. Fosse vero significherebbe che almeno venti Stati fra Europa, Africa ed Asia del Sud hanno dei dirigenti che si vendono per un tozzo di pane.
Torniamo seri.
Il fine ovvio è influenzare l’opinione pubblica a proprio favore.
A rivelarlo è stato un alto funzionario statunitense mentre il Dipartimento di Stato rendeva noto un documento inviato dal segretario di Stato, Antony Blinken , a numerose ambasciate e consolati USA all’estero.
Il funzionario dichiarava anche che queste sarebbero «cifre minime» rispetto a quelle investite complessivamente da Mosca e che gli Stati coinvolti sono in Europa, Africa e Asia del sud.
Contemporaneamente il presidente del Copasir, l’esponente di FDI Adolfo Urso, casualmente proprio da Washington DC, dichiarava che “ad oggi non esistono notizie del coinvolgimento di partiti o politici italiani”.
Affermazione immediatamente smentita dal quotidiano La Repubblica che sostiene che una sua fonte, funzionario della Segreteria di Stato USA, ovviamente anonima, avrebbe dichiarato che il nostro paese comparirebbe nel dossier, anche se non sono noti i nomi delle sigle politiche o di esponenti politici coinvolti
Da “cittadino semplice”, fortemente sostenitore del Patto Atlantico, mi chiedo se questa sgradevole situazione faccia emergere esclusivamente “interferenze” russe nella politica italiana o, anche se non soprattutto, “interferenze a pugno di ferro nel guanto di velluto” dell’amministrazione americana in carica rispetto alle prossime elezioni politiche italiane ed a non dichiarati dirigenti politici italiani.
Questo “dire ma non dire” non è la cifra di una nazione, gli Stati Uniti, che vogliono guidare la “libertà” e la “democrazia” nel mondo
Chi sa “parli”, non “lasci intendere”! Porti prove al suo puntare il dito, faccia chiarezza e permetta ai cittadini elettori di poter decidere in consapevolezza.
Qualsiasi altro comportamento ha un profilo più consono a chi negli anni cinquanta era leader in quella little Italy narrata da Puzo piuttosto che della più antica democrazia nel mondo.
Noi “cittadini semplici” italiani esigiamo nomi e prove, non accettiamo frasi oblique.
Noi “cittadini semplici” vediamo da sempre l’Italia al centro di intrighi internazionali ove tutte le super potenze sono state coinvolte.
Da Sigonella a Gladio, da Mitrokin ai finanziamenti sovietici all’allora PCI. Dal mai dimenticato e chiarito terrorismo rosso al mai dimenticato e chiarito terrorismo nero ed alle tante stragi sempre commemorate e mai comprese fino in fondo.
Il popolo italiano merita più rispetto in questa già noiosa e scadente campagna elettorale.
Lo merita dalle nazioni alleate ma ancor più dai politici italiani con ruoli istituzionali.
Se il ministro degli Esteri italiano, Di Maio, ed il presidente del Copasir, Urso, hanno informazioni certe le rendano pubbliche nella loro totalità, se sono segreti di stato avrebbero dovuto tacere nella loro integrità ed affrontare il grave tema nella sede opportuna segretata, il Copasir.
Infine, preso atto di questa ulteriore carenza di comportamenti da statisti nel nostro triste Occidente di oggi, permettetemi di rasserenare politici ed opinionisti nostrani, non lasciatevi prendere dal “panico”, i “cittadini semplici” italiani percepiscono corruzione di ogni tipo e colore, da corruttori interni e stranieri, per ogni fine, in ogni elemento del sistema socio politico economico Italiano.
Credetemi o voi che siete classe dirigente, l’Italia, la nostra amata Patria, non è poi così fessacchiotta.
L’Italia vive e rinascerà anche se deve convivere con tutta questa finzione, questo ceto dirigente politico ed intellettuale che fa finta di essere “vergine”.
Avete mai letto Pirandello o Tommasi di Lampedusa?
Noi sì e ci annoiate un po’ ….. forse troppo.
Ignoto Uno
16/09/2022
2001 - 2020  - 2022
e se ci fosse un filo
fra loro?
Erano le 14.45 italiane del 11 settembre 2001, un martedì, quando le agenzie giornalistiche iniziarono a battere la notizia che un aereo di linea si era abbattuto su un grattacielo di New York.
Ero nel mio ufficio, accesi la televisione, tutte le reti stavano trasmettendo edizioni straordinarie che mandavano in onda quelle indimenticabili immagini di quel primo impatto.
Ne seguirono altri tre, sempre aerei di linea che si abbattevano contro obiettivi civili e militari.
Vi furono 2.977 persone che persero la vita. I terroristi suicidi furono 19. I feriti furono oltre 6.000.
Furono colpite le torri del World Trade Center ed il Pentagono, un aereo cadde nel nulla in Pennsylvania.
Fu Al Qaida. Lo dissero subito tutti.
Gli Stat Uniti reagiranno con la guerra in Afghanistan che vide la presenza dei soldati americani fino a quest’anno.
In ventuno anni l’occidente a guida USA non riuscirono praticamente a cambiare nulla in quella terra visto che, oggi, l’Afghanistan è tornato esattamente nella stessa condizione di quel tempo.
Al Qaida nacque nel 1979 durante l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’allora Unione Sovietica, una delle tante che quel paese subì. Fu Osama bin Laden che, arrivato in Afghanistan dalla filo statunitense Arabia Saudita, la creò con il fine di assoldare mujaheddin stranieri per resistere all’invasione sovietica. Mai dichiaratamente chiaro chi lo finanziò, certamente non fu il Cremlino ed al tempo la Cina non era pronta ad agire sullo scenario globale.
Nel 1989 i russi si ritirarono ma Al-Qaida non si sciolse, si trasformò in una "forza di intervento rapido" del Jihad contro i nemici del mondo islamico.
Con la guida di Ayman al Zawahiri, ucciso con un missile lanciato da un drone USA a Kabul il 31 luglio scorso, mai fu più evidente come quel giorno che nulla era in Afghanistan durante l’occupazione occidentale del paese, Osama bin Laden si radicalizzò ed intimò, era il 1998, ai soldati americani di lasciare il territorio dell'Arabia Saudita.
Da quel momento fino alla presidenza Trump in Stati Uniti molti gli attentati in Europa compiuti da Al-Qaida, molti i morti, molti i feriti ma, certamente molte di più le domande che, sin da quel 11 settembre 2001 non hanno mai trovato risposte.
Già al tempo chi provava ad alzare il dito veniva tacciato di “complottista”, sin da quel tempo chi provava a dimostrare che certe ricostruzioni non potevano essere credibili veniva disintegrato come “propagatore di fake” ed azzittito.
Io “cittadino semplice” non sono un ingegnere aereo spaziale, ma ne frequento, nel tempo, soprattutto dopo aver frequentato a lungo Washington DC, ho chiesto loro come fosse possibile che un aereo passeggeri di linea volasse a volo radente, pochi metri da terra, tanto da colpire una facciata del Pentagono. Risposta sempre uguale: impossibile manca la portanza.
Io “cittadino semplice” che ho avuto a lungo ruoli importanti in compagnie aeree ho chiesto ai comandanti dei voli di linea delle stesse compagnie come potesse un principiante al volo fare quella virata che permise al primo aereo di schiantarsi perfettamente sulla prima torre. Risposta sempre la stessa: manualmente era impossibile, anche loro piloti esperti non avrebbero potuto.
Io “cittadino semplice”, nel rivedere ogni anno le immagini di quella devastante tragedia, mi sono sempre chiesto se fosse stata solo fortuna che un cameraman professionista fosse nel posto giusto, e così attento, tanto da riprendere le immagini, con una perfetta angolazione, sia dell’ avvicinamento che dello schianto, di quel primo aereo su quella prima torre quel giorno. Immagini che modificarono totalmente il futuro del mondo intero.
Tante altre sono le domande che un “cittadino semplice” come me si pone ancora oggi nel rivedere quelle immagini e nel constatare come la vita di tanti fu modificata quel giorno.
Oggi studio gli Stati Uniti di questa era Biden, così strana, così diversa, così basata su valori imposti dall’alto.
Studio questi Stati Uniti che corrono verso delle elezioni di “mezzo termine” che segneranno un momento di non ritorno per il popolo americano e non solo.
Studio questi Stati Uniti e mi accorgo che gli italiani vivono con “noia” le proprie elezioni politiche di settembre e con “apprensione” quelle degli Stati Uniti.
“Apprensione” che tocca sia coloro che credono nelle politiche di Biden e temono che sia “azzoppato”, sia coloro che credono che il “vero Presidente” sia Trump e vedono in questo momento elettorale statunitense l’inizio della “riconquista della verità”.
Io “cittadino semplice” guardo questo mondo, oggi che ha appena chiuso un ciclo storico durato settanta anni, e mi chiedo se quei momenti e questi non abbiano un filo rosso nascosto che li unisce.
Io “cittadino semplice” che crede nella cultura illuministica della democrazia mi chiedo, e chiedo, se non sia arrivato il momento che le tante domande che non hanno mai avuto alcuna risposta in questo nostro travagliato occidente abbiano risposte comprensibili, credibili e chiare.
Io “cittadino semplice” penso a tutto questo e porto alla mia memoria le parole di quel immenso poeta che si chiamava Giorgio Gaber in quel suo testo postumo intitolato “Se ci fosse un uomo” ove chiedeva “Se ci fosse un uomo. Un uomo nuovo e forte.
Forte nel guardare sorridente la sua oscura realtà del presente”
Un uomo forte di una “tendenza senza nome se non quella di umana elevazione” …. di una rinascita improvvisa.
Un “uomo “generoso e forte” capace di “odiare l’arroganza”, Gaber pensava che un uomo con queste caratteristiche ci avrebbe potuti portare fuori dal “medioevo” in cui l’occidente sta vivendo e che, un uomo sì fatto, potrebbe traghettarci in un nuovo rinascimento pieno di luce.
Speriamo che questo uomo possa emergere in questo buio e che, non è possibile arrivare ad un nuovo rinascimento senza passare per la verità, dia a noi “cittadini semplici”  le risposte a quelle domande che scaturiscono nel ricordare quella tragedia di quel 11 settembre per iniziare, e ci conducano in quel coacervo di “stranezze” che sono il “COVID”, la “guerra in Ucraina” e quel 2020 così centrale nella campagna elettorale statunitense di oggi.
Un uomo che ci conduca alla verità per poter, dopo e solo dopo, girare pagina ed entrare in un nuovo rinascimento dell’occidente tutto.
Ignoto Uno
11/09/2022
Anche nel lutto si possono
riconoscere le differenze
In un momento storico estremamente complesso, in un momento storico senza certezze, in un momento storico ove i popoli tutti non hanno più punti di riferimento globali certi, in questo momento è mancata Sua Maestà la Regina Elisabetta II.
Il suo regno è durato 70 anni, aveva solo 26 anni quando la storia la chiamò a regnare sul suo popolo.
Ha regnato fino all’ultimo istante, solo 48 ore fa nominava Liz Truss nuovo premier britannico, la terza donna premier in Gran Bretagna.
Ha conosciuto 7 Papi, 15 Primi Ministri del Regno Unito, 14 Presidenti degli Stati Uniti.
Tutto il mondo oggi la ricorda.
Tante sfumature, chiari e scuri, nel suo regno. Momenti che hanno condizionato la vita di tanti, non sempre positivamente.
Oggi, però, è stata scritta una pagina di storia e, in questi momenti, si comprendono le differenze.
Una mi ha colpito più di altre.
Forte la differenza del cordoglio espresso fra il presidente Biden e il presidente Trump
Il primo con un linguaggio irrituale per un presidente degli Stati Uniti, una nazione che ha in “The God we trust” il suo simbolo.
Il presidente Trump con una rituale, e non banale, affermazione del suo cordoglio. “Our thoughts and pray” dichiara Trump, frase tradizionale ed appropriata per un presidente statunitense.
Diversa, diciamo innovativa, quella del presidente Biden.
Due Americhe diverse anche in questo.
Io “cittadino semplice” credo fortemente che, in certi momenti, si debbano rispettare le tradizioni.
Quelle che oggi qualcuno vuole spazzare via.
Stato, chiesa, famiglia, ecco i valori che hanno permesso alle generazioni che ci hanno preceduto di avere il benessere che noi “cittadini semplici” di oggi stiamo perdendo.
La Regina Elisabetta, amata da alcuni e detestata da altri, era un simbolo del nostro mondo e la presidenza Biden, del cattolico Biden, non avrebbe dovuto dimenticarsi di “pregare” per lei.
Perché? È semplice, questa è la tradizione del presidente degli Stati Uniti nell’ esprimere il cordoglio del popolo americano.
Ignoto Uno
09/09/2022
Un consiglio al governo
dei migliori di oggi
e di domani
A causa dei devastanti errori nelle scelte di politica energetica che, negli ultimi trenta anni, tutti i partiti italiani e l’Unione Europea hanno compiuto, oggi, e per i prossimi anni, gli italiani dovranno affrontare e gestire, come ci dice l’attuale governo, “razionamenti drastici” a partire da gennaio. Diciamolo chiaro la causa di questa catastrofe è chi ha gestito l’Italia in questa seconda repubblica, per cui proprio di tutti, e non di quel cattivone di Putin che fa esclusivamente i suoi interessi senza fare sconti a chi si dichiara suo nemico.
La guerra è guerra si usava dire, oggi la guerra si fa a colpi di sanzioni e di reazioni alle sanzioni e chi porta un popolo in questa nuova forma di guerra dovrebbe prima predisporsi alla battaglia. In caso contrario fa la parte del famoso Benito e degli altrettanto famoso carri armati che lo seguivano di manifestazione in manifestazione. Poi la guerra è finita come è finita.
Oggi il cattivone nuovo, all’anagrafe Putin, in attesa del ritorno del cattivone per antonomasia, all’anagrafe Trump, ci dice che il suo gas non lo vedremo più fino a quando vi saranno le sanzioni contro il suo popolo. In questo un democratico antico vuole vedere un segnale di trattativa, una richiesta di una nuova Reykjavík, ma le trattative si aprono riconoscendosi reciprocamente e, almeno per ora, questa è una chimera.
Quale lo scenario per la nostra amata Italia. Ecco alcuni elementi di ulteriore analisi. Il gas proveniente dalla Libia rischia di non arrivare più a causa della situazione di tensione interna in quella nazione. Nazione ove storicamente la Russia è molto presente. Il gas Algerino viene fornito all’Italia da una azienda ove Gazprom è socio di maggioranza. Come abbiamo già scritto dalla Russia il gas parrebbe non arrivare più, il gas nord Atlantico ha prezzi che mettono il sistema socio economico italiano sul lastrico o fuori mercato.
Vi ricordate la decrescita felice di Grilliana memoria?
Ebbene, oggi, per sopravvivere, l’Europa ci dice di consumare il 15% di gas in meno rispetto ai consumi medi pre Covid.
Come raggiungere questo drammatico obiettivo impattando il meno possibile su famiglie ed imprese?
C’è chi parla del gas in Adriatico per ridurre questa necessità di tagliare i consumi, peccato che qualche professore, che ovviamente non viene mai portato in televisione e fatto parlare, dice che, soprattutto nel alto Adriatico, i rischi di una estrazione massiva sia pericolosa per la pianura padana e che, in ogni caso, ve ne è veramente poco di gas la sotto. Io non so dove sia la verità, conseguentemente pongo alcune domande su questo tema ai partiti in campagna elettorale.
Quanti metri cubi standard di gas ci sono in Adriatico da estrarre?
In che misura risolvono i problemi italiani di politica energetica? Per quanto tempo li risolvono?
Il tema, infatti, è acquistare tempo per costruire quelle infrastrutture che ci permetteranno di ricuperare la competitività sui costi energetici.
Fatto che non passa di certo per i rigassificatori nel lungo periodo dato che i costi di produzione di energia attraverso questo percorso metterebbero fuori mercato le aziende italiane. Ovviamente la killer solution non sono di certo i pannelli solari sui tetti di tutte le case degli italiani, anche se farebbero certo parte di un mix che potrebbe portare la soluzione necessaria alla nazione.
Ed, allora, qualche suggestione a chi governa per gestire, almeno in piccola parte, il tema tattico del taglio dei consumi in attesa di soluzioni che ci portino fuori da questa situazione che, secondo un “cittadino semplice”, era facilmente prevedibile, ma che il ceto politico italiano ed europeo allorquando decisero di porre sanzioni contro “Putin” (non contro la “Federazioni Russa”, lo diceva Biden che parlava di facilitare un colpo di stato in Russia), era molto facilmente prevedibile. Situazione che, credo sia doveroso riportarlo alla nostra memoria di “cittadini semplici”, nessuno dei politici italiani, oggi in campagna elettorale, vide 180 giorni fa quando ci portarono in questa guerra non dichiarata contro “Putin”.
Secondo il fisico inglese David JC MacKay i treni ad alta velocità che viaggiano a pieno carico consumano 3 kWh per 100 persone chilometrò.
Questo significa che consumano per trasportare 100 persone per un chilometro quanto sarebbe necessario per fare tre lavatrici.
La distanza fra Roma e Milano, solo per fare un esempio, è di 571 chilometri ed un treno di ultima generazione può trasportare mille passeggeri. Questo significa che un treno su questa tratta a pieno carico necessità per il suo movimento di 17.310 KWh
Oggi quanti sono i treni su tratte nazionali o interregionali che viaggiano con tassi di riempimento significativamente inferiori al 50%? Empiricamente mi sembra di poter dire molti.
Forse, lo dico sommessamente e da “cittadino semplice”, al fine di tagliare il fabbisogno di gas del 15% in base annua, questa potrebbe essere una ipotesi di lavoro.
Accorpare e ridurre il numero dei treni in movimento sulle stesse tratte, razionalizzare. In queste ore il governo francese ha chiesto alle sue ferrovie di fare un esercizio in tal senso. Ovviamente lo Stato dovrà impedire che questo faccia schizzare in alto i prezzi incrementando la inflazione.
Perché non viene fatto? Forse perché causerebbe esuberi e, salvo che per il gruppo NTV, sarebbero esuberi nel pubblico, più difficili da gestire?
Il governo potrebbe scegliere questo metodo come potrebbe favorire le imprese azzerando, o riducendo molto significativamente, gli oneri fiscali sul lavoro invece di dare cassa integrazione senza costi alle imprese. Costi che finirebbero nella fiscalità generale.
Tagliare drasticamente gli oneri sulla bolletta e gli oneri sul costo del lavoro permetterebbe, questo io credo, agli imprenditori di continuare a produrre e mantenere le quote di mercato e permetterebbe ai lavoratori ed alle famiglie di non ridurre la propria capacità di spesa e mantenere una capacità di consumo della famiglia con impatto sulla funzione dei consumi. Ovviamente queste sono minori entrate, chissà se questa “guerra non guerra” costringerà i partiti a tagliare costi inutili dello Stato e le conseguenti clientele?
Certamente, qualsiasi scelta il governo attuale o futuro vorrà fare, lo Stato dovrebbe impedire le speculazioni sui prezzi, cioè fare quello che oggi non ha voluto o saputo fare.
Ignoto Uno
07/09/2022
Campagna elettorale
italiana,
la noia che
precede il baratro?
Conclusa in anticipo la legislatura, gli elettori italiani si apprestano a decidere chi votare, molti se votare, cercando di comprendere attraverso l’ennesima campagna elettorale, le scelte politiche che i singoli partiti reputano le più opportune a dare un futuro di serenità al nostro paese.
Su questa campagna elettorale, almeno su quella finora vissuta, permettetemi un commento di sintesi: che noia! Che pochezza!
Un ceto politico che ha portato l’Italia a quello che plasticamente tutti noi “cittadini semplici” siamo costretti a vedere e subire, lo stesso ceto politico di questa insignificante e devastante seconda repubblica, ci annoia con frasi senza alcuno spessore.
Un ceto politico tutto che sta riducendo questa campagna elettorale, in questo drammatico momento storico, nella complessità socio economica della nostra nazione, ad una gazzarra da pollaio. Nessun reale contenuto, solo parole vuote.
Esponenti politici che vogliono ridurre noi “cittadini semplici” a decerebrati appiattendoci tutti nella fascia meno abituata ad usare la maieutica nella nostra società. Mi chiedo come lo stesso ceto dirigente politico possa poi dichiararsi preoccupato nel vedere sondaggi che evidenziano un 40% di aventi diritto al voto pronto a non esprimersi nelle urne.
Gli esponenti del Partito Democratico che puntano il dito verso coloro che sono nella coalizione opposta apostrofandoli con “siete di destra”, gli altri che rispondono “centro - destra”.  Premesso che vorrei che qualcuno mi declinasse cosa vuol dire “destra” e cosa vuol dire “sinistra” nella politica europea del 2022, certo che la parola “fascista” sia oggi altrettanto insulsa di quella “comunista”, non posso nascondere la totale noia che mi causa un livello così ridicolo di confronto politico.
Senza voler commentare la gazzarra tutta interna alle varie fazioni del M5S. “Non votare per lui, vota per me” è il qualificato messaggio di Conte quando si rivolgere a coloro che votarono per il M5S, ove “lui” è l’oramai “nemico” Di Maio. Ovviamente, in questo momento di nullità, Di Maio reagisce con altrettanto spessore, un tempo si commentavano questi atteggiamenti con un “volano basso”.
Contenuti altissimi non c’è che dire. Contenuti che mi ricordano il famoso “asilo Mariuccia”.
E che nessuno provi a tacciarmi di qualunquismo.
Il qualunquismo, movimento politico fondato nel 1944 da Giannini, si basò sul malcontento dei ceti medi e contrastò l'assetto politico-istituzionale uscito dalla Resistenza proponendo una visione puramente amministrativa della gestione dello Stato, mancava totalmente di una idea politica alta. Esattamente il contrario di ciò che io “cittadino semplice”, non “uomo qualunque”, sento come esigenza. L’Italia ha urgente necessità di statisti, di politici capaci di immaginare il lungo periodo e fare scelte strategiche per creare una Italia nuova. In sintesi gli italiani hanno urgentissima la necessità di veder apparire un ceto politico che sappia proporre un disegno concreto e reale di riposizionamento della nazione tale da ridare un sogno agli italiani.
Esattamente il contrario di quello che ci propone questa insignificante campagna elettorale.
Campagna elettorale che si sviluppa mentre noi “cittadini semplici” stiamo vivendo un Occidente nel quale la presidenza Biden interpreta la politica estera esclusivamente finanziando senza limiti la fornitura di armi ad Ucraina e Taiwan scevro di ogni conseguenza che tale politica possa causare sia sul piano economico che militare.
Stiamo tutti vivendo un Occidente ove l’Europa, prima entusiasta della sconfitta - mai legittimata dallo sconfitto - di Trump in Stati Uniti, ora non può fare altro che il silente pesce in barile a fronte delle devastanti conseguenze socio politiche ed economiche delle politiche statunitensi in essere nei confronti  degli Stati UE 27.
Stiamo tutti vivendo una NATO divenuta improvvisamente silente dopo mesi di dichiarazioni politiche molto più confacenti ad esponenti democraticamente eletti che a burocrati servitori della pace.
Stiamo tutti vivendo un Italia totalmente allo sbando e senza alcuna reale prospettiva ove da decenni manca una seria e lungimirante politica industriale, una politica energetica non basata sulla demagogia ed il clientelismo ma sulla strategica difesa degli interessi nazionali, una reale strategia di indirizzo dei giovani.
Stiamo tutti vivendo un Italia ove il livello dei servizi pubblici sta peggiorando a vista d’occhio, ove il percepito di giustizia da parte dei cittadini è sempre più basso, ove il sistema sanitario viene dichiarato perfetto sui media ma crea ansia a chi si trova a doverne usufruire, ove il sistema scolastico è altrettanto osannato ma viene vissuto come scadente dalle classifiche mondiali, ove si parla in continuo di “mafia” come nemico pubblico numero uno ma la si incontra assai sovente nell’entrare in un esercizio pubblico o nel partecipare ad una gara di appalto.
Se tutto questo voi “cittadini semplici” come me lo ritenete vero, credo sia giunto il momento, a poche settimane dal voto, che noi tutti insieme chiediamo pacatamente, ma con voce ferma, ai signori della politica di scendere dall’albero del nulla e di spiegarci, possibilmente con parole semplici e comprensibili, le loro intenzioni in ordine alle riforme costituzionali sempre più evidentemente necessarie, alle riforme fiscali con i dovuti riferimenti di copertura dei costi, alle riforme industriali, alla politica energetica con dati credibili sulla copertura dei fabbisogni della nazione, alla riforma della giustizia e a come riportare sanità e scuola a standard qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale e ai giusti posti nelle classifiche internazionali.
Io “cittadino semplice”, infatti, vorrei vedere i nostri giovani migliori tornare in Italia e non lasciare l’Italia e da padre rimango in attesa di queste informazioni per dare un consiglio su dove vivere ai miei figli.
Figli, tutti i figli degli italiani, che hanno diritto a ritornare a pensare felici ed in grande come ebbero la possibilità di fare i loro antenati
A tal fine, per ultimo, alcune domande.
È etico che noi padri e madri dei nostri figli continuiamo a pensare corretto incrementare il debito attraverso politiche in deficit? Ancor più con i tassi passivi sul credito che continuano a  crescere coerentemente all’inflazione.
È necessario o meno rivisitare il piano sul PNRR per verificare se l’incremento dei tassi passivi sul debito rendono insostenibile per l’Italia questo strumento nel medio periodo?
Ai partiti, tutti, il compito di dare risposte e darci la serenità per il futuro che loro sono chiamati a garantire.
Ignoto Uno
02/09/2022
Cosa imparare
dalla
crisi energetica
Circa sei mesi fa ha avuto inizio il conflitto fra Russia ed Ucraina.
Palesemente una guerra fra Occidente e Federazione Russa in terra di Ucraina.
I parlamentari di tutti i partiti italiani in quel periodo dichiaravano, tronfi ed a petto in fuori, che se gli Stati europei avessero smesso di acquistare il gas dalla Federazione Russa, la stessa sarebbe fallita in poche settimane.
Nessun politologo, economista, analista, giornalista reagiva con un minimo di dubbio a questa “marziana” affermazione.
Nessuno di loro poneva ai politici nostrani domande su quanto pesasse percentualmente il flusso proveniente dal gasdotto del Tarvisio sul totale del fabbisogno energetico nazionale. In quei giorni andava ancora di moda dichiarare che pannelli solari e pale eoliche avrebbero sostituito il gas russo. Ilarità dette in libertà mediatica che nessuno confutava.
Quanto fossero “marziane” quelle posizioni lo possiamo comprendere molto bene oggi, 180 giorni dopo, con il costo del gas a 339 euro megawatt/ora.
Oggi i partiti italiani tutti, all’unisono, fanno le vergini e si stracciano le vesti nel prendere atto che il costo della bolletta energetica per le famiglie e le imprese in questi mesi si è triplicato, che a causa di questo quasi 15 milioni di italiani su 60 milioni hanno raggiunto la posizione di “povertà tecnica”, che  sempre a causa di questo le imprese non riescono a continuare a produrre.
La Confcommercio prevede nel mese di settembre la chiusura di altre 120 mila attività commerciali con ulteriori 370 mila posti di lavoro persi, vi sono poi gli artigiani e le industrie.
Sono passati sei mesi ed il panico regna sovrano in Italia, non in Russia. Chi prova, però, a dirlo è un “disfattista” o un “filo russo”!!!
Nel panico i nostri politici rilanciano, ora non venti anni fa, l’idea delle centrali nucleari. Centrali che necessitano 15 anni per divenire operative.
Gli stessi politici che avevano quelle “certezze” oggi parlano di “dramma nazionale” e di “soluzioni emergenziali”.
Il governo Draghi che dichiarava che la Russia non sarebbe sopravvissuta alle sanzioni economiche occidentali a lungo, oggi tace. Draghi prende la parola al meeting di Comunione e Liberazione e non fa nessun accenno di autocritica, tantomeno lo fanno i politici che, sempre gli stessi, hanno portato l’Italia in questa situazione di assoluta impreparazione ad affrontare l’emergenza. Questa emergenza come ogni altra emergenza.
Gli stessi politici che non seppero prevedere le conseguenze delle sanzioni economiche occidentali alla Federazione Russa e le ripercussioni della riduzione delle esportazione del gas da parte della stessa, oggi parlano di “emergenza nazionale”.
Qualcuno addirittura, forse a causa di una scarsa cultura democratica, propone di rinviare le elezioni politiche in Italia.
Nessun partito era escluso sei mesi fa dalla sagra del parlare a vanvera sulle conseguenze alle sanzioni. Ne i partiti di maggioranza, ne di opposizione.
Questi politici tutti, dalla Meloni all’estrema sinistra, passando per quel che resta del M5S, non hanno nessuna possibilità di ridare alla nazione una prospettiva di crescita
Il motivo è semplice: hanno dimostrato quanto siano tutti dalla stessa parte e tutti terrorizzati di dire la verità agli Italiani su quanto li aspetta
In fondo sono stati loro (tutti in questi trenta anni) a ridurre la nostra Patria in queste condizioni
Per essere chiari tutti gli analisti prevedono per l’Italia un PIL nel 2023 a meno del 1% ed una inflazione a due cifre, contemporaneamente l’indice delle ore lavorate vede una riduzione verticale e la cassa integrazione straordinaria crescere vorticosamente
Forse è il caso di predisporre qualcosa di nuovo e di più serio per il futuro della Nazione
Certamente servirà realismo, pragmatismo e tanta umiltà  per far tornare il sorriso agli italiani
Esattamente tutto quello che questi partiti, portati solo alla demagogia, non ci sanno proporre.
Ignoto Uno
27/08/2022
Elezioni politiche,
una occasione persa.
La farsesca pantomima, tristemente tutta italiana, della formazione delle liste elettorali dei singoli partiti, ancor prima la personalizzazione nominativa dei singoli simboli, mi porta a dire che questa tornata elettorale possa essere già definita come l’ennesima occasione persa dal popolo italiano per riportare al centro della vita collettiva l’alto valore delle istituzioni.
Da un lato i cosiddetti partiti storici, partiti che sempre più si rappresentano come comitati politici se non d’affari, dall’altra la creazione di partitini derivanti dai disagi e dalla protesta anti politiche COVID  fanno tristemente e drammaticamente notare l’assenza di veri e propri statisti nella nostra povera Italia di oggi.
Un tempo i partiti erano portatori di valori e tradizioni basati su chiari e profondi principi etici, storici e filosofici.
In questa triste e banale seconda repubblica abbiamo dovuto vedere il nascere, e prosperare, di partiti personali basati su tanti slogan e scarsi contenuti. In termini valoriali sia il linguaggio che i contenuti si sono drammaticamente semplificati. “Destra” e “sinistra” sono divenute parole “simbolo”, veri e propri feticci svuotati delle loro origini. Egualmente la parola “Centro”, luogo della politica di cui molti vogliono appropriarsi.
Partiti che devono delegare il ruolo esecutivo a “tecnici” avendo loro difficoltà a gestire scelte che potrebbero dover essere lontane dalle loro dichiarazioni in campagna elettorale. Situazione che rischiamo di rivivere dopo questa nuova tornata elettorale, fatto che sancirebbe la fine di una già agonizzante seconda repubblica.
Nessun reale cambiamento negli ultimi trenta anni. Nessuna vera riforma. Nessuna idea strategica. L’Italia è ferma e sempre più povera e triste. Sempre più chiusa in se stessa e sempre più senza fiducia nelle istituzioni.
Giovan Battista Vico, storico filosofo e giurista partenopeo, nella sua teoria dei “corsi e ricorsi storici” dichiarò che la storia si caratterizza dal ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana e che questo “ripetersi” è predeterminato dalla provvidenza.
L’Italia di oggi appare, almeno a chi cerca di comprendere i dati sociali ed economici senza lasciarsi rimbambire dalla cultura mediatica del “siamo i migliori, del “va tutto bene”, come una nave allo sbando che corre il serio rischio di affondare.
Un tendenziale del PIL per il 2023 sotto al 1% abbinato ad una inflazione che rapidamente sta raggiungendo le due cifre, una crisi del sistema industriale dovuta a politiche clientelari ed esclusivamente tattiche, una politica energetica totalmente insensata, una scuola di ogni ordine e grado che non punta a valorizzare il merito, una magistratura politicizzata, una burocrazia che si è fatta casta, un ceto politico che parla per frasi fatte e non sa dare soluzioni strategiche a ciò che la nazione dovrà affrontare sin dall’autunno, questi elementi ed altri che potremmo aggiungere dicono a noi “cittadini semplici” che siamo in quella tipica fase entropica che precede un cambiamento.
Cambiamento che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha cercato o di rallentare o di accelerare allorquando ha deciso lo scioglimento delle Camere.
Momento in cui lo stesso Presidente ha utilizzato per lanciare un monito agli attuali partiti richiamandoli a “pensare al Paese”.
In questo monito io vedo quel concetto vichiano di “età primitiva e divina”. Solo un mondo “primitivo” richiede, infatti, il richiamare il proprio ceto dirigente a svolgere con attenzione il proprio ruolo.
A me “cittadino semplice”, infatti, mi sovviene una domanda, forse banale ma forte in me, “come mai il Presidente ha sentito la necessità di lanciare questo monito a chi si occupa della cosa pubblica?”.
Mi sembra che dovrebbe essere scontato che chi è chiamato a governarla pro tempore metta al centro il Paese, cioè noi “cittadino semplice”.
Nel monito la risposta, una risposta che non volevo, io “cittadino semplice”, accettare. Non è il Paese al centro degli interessi dell’attuale sistema politico italiano. Al centro vi è il potere. Vi sono loro stessi. Fatto tristemente conclamato dal teatrino della formazione delle “alleanze” e della formazione delle singole liste.
“Pensare al Paese” una ovvietà per chi siede in Parlamento, per chi ha un ruolo qualsiasi che lo porta a gestire pro tempore ed in nome e per conto dei cittadini la nazione. “Pensare al Paese” è il motivo stesso dell’esistere del sistema democratico.
Purtroppo noi “cittadini semplici”, da molto tempo, al di là delle domande retoriche, abbiamo chiaro che il ceto dirigente tutto della nostra amata Italia non ha al centro il bene comune ma la loro personale posizione. I risultati di questo egoismo sono sotto gli occhi di tutti. Fatto, drammaticamente non opinione, conclamata da questo squallido momento elettorale.
La nostra Patria è nel baratro, è già successo, succede ciclicamente, come sempre, come un araba fenice, se lo vorrà veramente, se vorrà reagire, se saprà unirsi, se comprenderà che si vince unendosi, se saprà tornare a sognare con il noi, se saprà essere felice per le vittorie altrui e trovare in esse la speranza e la forza per le proprie vittorie e non provare per l’altro invidia ma ammirazione, se saprà essere nazione e non individuo, la nostra amata Italia tornerà agli splendori che la nostra storia e la nostra intelligenza ci permettono di ambire.
Mai come adesso abbiamo di fronte la sfida del cambio di passo. Abbiamo tutti noi, infatti, di fronte la sfida di riportare la cultura e la competenza al centro del nostro modello sociale. Di fronte la necessità di ricreare uno Stato servitore e non padrone del proprio popolo.
Una sfida che richiede ad ognuno di noi “cittadino semplice” il dovere di usare il nostro potere di delega con attenzione e lungimiranza. Dobbiamo imparare dagli errori da noi compiuti negli ultimi trenta anni, errori che sono la causa di questa catastrofe in cui viviamo.
Il Presidente della Repubblica ci ha sfidato a “pensare al Paese”, non parlava a noi, parlava ai partiti, ma noi “cittadini semplici” dobbiamo raccogliere la sfida e uscire da un pensiero pre costituito perché siamo noi coloro che sono al centro del sistema democratico avendo noi il potere costituzionale del voto.
Noi “cittadino semplice” abbiamo il dovere verso le future generazioni di tornare a mettere al centro del nostro pensiero il bene comune della nazione e non un pensiero egoistico. Tornare a favorire i De Gasperi e superare i demagoghi che vivono di propaganda.
Io “cittadino semplice” desidero interpretare il monito del Presidente come una richiesta di impegno, una richiesta di cambiamento, una richiesta di presa di coscienza sul valore del nostro ruolo di cittadini e patrioti.
Ecco la nostra sfida. Partiamo insieme e costruiamo il “nuovo” per superare l’esistente e ridare a tutti noi la possibilità di costruire una nazione libera e non basata su sudditi.
L’Italia può e deve tornare ad essere un pari delle altre grandi potenze mondiali. L’Italia deve richiamare a se stessa il ruolo di fondatore della Unione Europea su quei principi di Spinelli e De Gasperi.
Questo noi “cittadino semplice” dobbiamo chiedere a chi pro tempore ci governerà. Lo dobbiamo chiedere con forza ed orgoglio, da padri e madri, per garantire un futuro di prosperità ai nostri figli.
Una Italia “pari” degli altri “grandi” come lo è stata ai tempi di De Gasperi, ai tempi in cui vi erano grandi partiti con capacità di mediazione sociale basata su valori forti e certi. Centralità della Patria basata sulla famiglia e sul lavoro.
Con saggezza, umiltà, stabilità. Senza arroganza e velleitarismi. Se sapremo essere concreti e consistenti i nostri figli torneranno a pensare e vivere pensando alla libertà come un elemento ovvio e non come un obbiettivo da riconquistare.
Ecco allora il ritorno a Giovan Battista Vico.
Se sapremo, tutti insieme, vivere con le parole dell’epitafio di Kant - La morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me - staremo iniziando una lunga marcia verso la felicità. Felicità che si basa su scelte con radici profonde, quelle della morale, e sulla capacità di guardare l’infinito spazio sopra di noi ed avere il desiderio di esplorarlo tutto, senza limiti perché liberi di pensare e sognare.
Esattamente come fu dopo la seconda guerra mondiale.
Passiamo dall’età primitiva, oggi terribilmente visibile, a quella “poetica ed eroica”.
Quella della voglia indefessa del fare, del costruire, del ricostruire.
Quella di De Gasperi appunto ….. e se non dovessimo ritenere che oggi vi sia un partito che possa rappresentare questa Italia, se il nuovo Parlamento non vedrà la presenza di leader alti ma solo di “politicanti”, allora è tempo di prenderne atto, di ragionare finalmente con il “noi”, di superare l’individualismo, di prendere atto che della cosa comune bisogna occuparsene con altruismo ….. se tutto questo dovesse essere il nostro pensiero allora è tempo di fare politica fuori dal Parlamento e rioccupare il posto politico della “mediazione”, di rioccupare il centro della politica e chiedere a chi ha occupato la sede della politica di farsi da parte.
Forse, nel fare questo, negli scranni parlamentari potremmo trovare degli alleati che, stimolati da un nuovo movimento di popolo, sapranno fare la loro parte nel ricostruire un grande sogno italiano.
Ignoto Uno
25/08/2022
Politiche energetiche,
Sanzioni, decrescita felice.
Felice per chi?
Per noi no!
In queste ore di crisi di governo, annoiati dall’ennesimo gioco di palazzo, noi “cittadini semplici” guardiamo i numeri e cerchiamo di comprenderli sperando che chiunque sia chiamato a governare sappia passare dall’ideologia al pragmatismo e dia una speranza a tutti noi.
Nel 2020 le emissioni globali di CO2 saranno pari a 32 miliardi di tonnellate, valore che qualcuno oggi già ritiene ottimistico.
Valore più alto di sempre ma destinato ad essere superato nel 2023 con buona pace della cosiddetta green economy.
Con 16,7 miliardi di tonnellate, il resto del mondo ne produce 15,3 miliardi di tonnellate, Cina (con 9,9 miliardi di tonnellate di CO2 emessa),  Stati Uniti (con 4,5 miliardi) ed India (con 2,3 miliardi di tonnellate di CO2) sono gli Stati che inquinano maggiormente il globo.
Le cause principali, in particolare modo per la Cina, sono  l’esportazione di beni di consumo e la forte dipendenza dal carbone.
Per quanto concerne la nostra Europa, un quarto delle emissioni di CO2 è dovuto alla sola Germania ancora fortemente dipendente dal carbone con centrali di vecchia generazione.
La Francia risulta molto meno inquinante grazie al fatto che la principale fonte energetica del Paese è il nucleare.
Politiche energetiche diverse, risultati diversi sia in ordine alle politiche contro l’inquinamento che in ordine alle politiche industriali.
Molte le suggestioni che danno questi numeri. Suggestioni in ordine al piano energetico italiano ed alle scelte strategiche che è chiamato a prendere. Strategie che non possono che essere prese in termini pragmatici e non ideologici.
Suggestioni in ordine alle scelte politiche finalizzate a stimolare gli Stati con maggiore emissione inquinanti ad agire con forte impegno ed occuparsi di un tema, come questo, che ha un impatto globale. Politiche che potrebbero, riducendo anche l’inquinamento da trasporto, riportare le produzioni ad una logica di equa distribuzione oggi persa, fatto che sarebbe fattore di ripresa dell’occupazione nella nostra amata Italia.
Noi “cittadini semplici” amiamo molto l’aria pulita, ma siamo veramente stanchi di vedere politiche più basate su ideologie ed appartenenza a gruppi sovranazionali che a logiche pragmatiche di natura energetica e di politiche industriali.
Il conflitto Russo contro Stati Uniti, Europa, NATO ed Ucraino ha fatto emergere alcune delle tante, e macroscopiche, incoerenze dell’attuale Unione Europea.
Un’Unione Europea governata da sempre da un ceto politico di cultura middle europea e da una burocrazia assai autoreferenziale ed allo stesso coesa. Gruppo di potere che, attraverso il mantra “lo vuole l’Europa”, sta portando 450 milioni di cittadini ad una importante riduzione della propria qualità della vita.
Tutti i centri di ricerca dell’eurozona, infatti, evidenziano un  molto preoccupante calo di tutti gli indicatori economici.
Ancor più grave è che dichiarano un trend in forte peggioramento costante.
La crescita nell’Europa Ue27 scenderà ulteriormente toccando un valore inferiore al già basso 2,7%.
La nostra amata Italia toccherà il 2%.
Drammatiche le previsioni per il 2023 ove si prevede per la nostra amata Italia un PIL al 0,9%. In Maggio era 1,9% la previsione per il 2023, definirlo “taglio” parrebbe riduttivo.
Allo stesso tempo le previsioni sull’inflazione, già oggi fuori controllo, sono per un ulteriore rialzo.
Solo per nota permettetemi di evidenziare che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha dichiarato dati identici per gli Stati Uniti sia nel 2022 che nel 2023, con una inflazione che già oggi è sopra il 9%.
Il sistema dei media, degli opinionisti e degli analisti incolpano di questo “incubo sociale ed economico” la guerra in Ucraina, le tensioni sul fronte del gas e le politiche dovute alla Pandemia da Covid19.
È permesso a noi “cittadini semplici” chiedere se le scelte politiche prima sulla pandemia ed oggi sullo scenario ucraino fossero le uniche scelte possibili o se alcune posizioni ideologiche dominanti hanno causato tutto questo?
Possiamo noi “cittadini semplici” ritenere che nella crisi fra Stati Uniti, Europa, NATO e Russia sul territorio ucraino vi sia stata da parte dei primi tre una forte sottovalutazione delle conseguenze interne delle sanzioni che gli stessi hanno voluto imporre alla Federazione Russa? Possiamo pensare che il ceto politico di governo occidentale, tutto filosoficamente di una parte, non abbia compreso come la crisi in Ucraina si svolga in un teatro di competizione a dimensione multipla in cui è molto complesso calcolare rischi e benefici di qualsiasi azione sanzionatoria a livello economico?
Possiamo in ultima analisi noi “cittadini semplici” ritenere che l’ideologia abbia dominato sul pragmatismo in coloro che in occidente sono pro tempore stati chiamati a determinare il futuro dei nostri figli?
Ideologia che si è trasformata in incompetenza.
Le sanzioni economiche applicate alla Russia da Stati Uniti, Europa e NATO hanno prodotto una ripartizione dei costi/benefici che, a leggere gli analisti economici, produce, e produrrà,  costi a chi le sanzioni le ha promulgate e non altrettanti a chi le dovrebbe subire. Allo stesso tempo produce, e produrrà, zero benefici a chi le sanzioni le ha promulgate ed un miglioramento delle entrate alla Federazione Russa pari a 500 milioni al mese in più rispetto a periodo pre bellico.
Questo il quadro che noi “cittadini semplici” vediamo leggendo esclusivamente documenti ufficiali, senza dietrologie, solo numeri ed ore di apprendimento, allora una domanda ci sovviene: dove gli statisti, dove i “salvatori della Patria”?
Noi “cittadini semplici” non riusciamo più nemmeno ad annoiarci nel vedere il teatrino mediatico italico ed europeo.
La tragedia che facilmente vediamo di fronte a noi è colpa di questo parlamento tutto, speriamo in qualcosa di nuovo che possa partire da “noi cittadini semplici”.
Un qualcosa che ami più l’Italia e gli italiani che la “cosa” stessa, cioè il potere.
Ignoto Uno
15/07/2022
Dal globalismo
al pragmatismo …
cercando di non passare
per la povertà.
Mai come oggi l’affermazione “siamo alla canna del gas” rappresenta una realtà per la nostra amata Italia.
Affermazione ancora più vera per l’Europa ed in particolare per quella che veniva definitiva “la locomotiva”, cioè la Germania.
Sui media italici in questi mesi abbiamo trovato un’apoteosi di “certezze”, di “va tutto bene”, di “il Presidente Draghi è il leader della nostra Europa”.
Siamo, noi “cittadini semplici”, tutti d’accordo sull’importanza del pensiero positivo, ma meno sulla manipolazione della verità.
Scenari Economici.it ha recentemente scritto un articolo dal titolo “Germania: senza gas russo. Crollo della chimica, alluminio e vetro. -8% del PIL”. Questo articolo riprende una analisi del quotidiano tedesco BILD.
D’altronde è la stessa Bundesbank a prevedere un crollo del PIL tedesco di oltre 8% nel 2023. “Un disastro da tempi di guerra” lo definisce. Con buona pace della “locomotiva” che, allo stesso tempo, deve prendere atto che la più grande sua azienda di componentistica metalmeccanica passa nelle mani di un gruppo cinese.
Inoltre, anche gli Stati satelliti della Repubblica Federale Tedesca hanno sempre più evidenti tensioni sociali, i Paesi Bassi, per esempio, stanno registrando tensioni sociali enormi  nel settore agricolo, il primo comparto in termini di Prodotto Interno Lordo della nazione.
Tutto questo, e tanto altro ancora latente, è dovuto a scelte ideologiche avvenute in Europa ed, infine, alla situazione Russo - Ucraina - Occidente.
In fondo la nostra Europa e la nostra amata Italia sono state portate in una guerra non dichiarata dai propri attuali governanti.
Il Presidente Draghi, in questo mio ragionamento non è per nulla importante se ne condivido o meno l’operato a Palazzo Chigi,  forse proprio a causa di quanto è sopra esposto, ha incassato sul “price cap” un sonoro “ne parliamo la prossima volta” in Europa.
Un “ne parliamo la prossima volta” che credo abbia trovato origine anche in quanto dichiarato dagli analisti di JP Morgan. La banca, infatti, ha affermato che un taglio di 3 milioni di barili alle forniture giornaliere di petrolio spingerebbe i prezzi del greggio a Londra a 190 dollari, mentre un taglio di 5 milioni di barili potrebbe portare il prezzo del greggio a 380 dollari. In  questi giorni quota intorno i 100.
La stessa banca statunitense, permettetemi la divagazione, scrive nella sua ultima analisi mensile che “ la recessione nella Federazione Russa potrebbe essere molto più morbida di quanto indicato dalla maggior parte delle stime. Al momento il suo prodotto interno lordo, che era stato stimato intorno al meno 9% si attesterebbe a meno 3,5%“.
Torniamo, però, alla nostra amata Italia ove parrebbe che alcuni leader politici, solo per citare alcuni dei nomi che vanno per la maggiore Di Maio, Renzi e Giorgetti, a cui si uniscono alcuni dei più potenti e storici “pupari cattolici del Palazzo” più un gruppetto di sparing partners in cerca di “nuovo potere”, senza dimenticare una parte di quel “oltretevere” da sempre avvezzo a gestire  l’Italia, vorrebbero fondare il “nuovo centro” intorno al brand “Draghi” e riportare l’Italia ad una legge proporzionale.
Un Draghi molto amato dal Presidente Statunitense Biden per la sua non condizionata alleanza con quella parte di USA che appoggiano l’attuale, sempre più vacillante, amministrazione americana.
Enrico Letta, anche lui di origine democristiana, dichiara di essere favorevole ad un proporzionale con sbarramento mentre Silvio Berlusconi ci tiene a far notare che il “centro liberare” è lui con Forza Italia.
Noi “cittadini semplici” con qualche anno già vissuto, percepiamo quel senso di consociativismo che stabilizzerà il potere nelle mani di chi oggi già lo detiene e ci chiediamo perché questa ritrovata “stabilità” dovrebbe portare l’Italia ad una nuova ricchezza diffusa e fiducia nel futuro.
Sarà difficile far capire questo ulteriore gioco di palazzo ai tanti italiani che hanno ben altre priorità da affrontare e che potrebbero veramente mal digerire questo ulteriore distacco fra noi “cittadini semplici” ed il ceto dirigente al potere.
Il pidduista Luigi Bisignani, uomo di potere e di intelletto, nei giorni scorsi ha lanciato questo messaggio in bottiglia “Il Presidente del Consiglio, il cui maggior pregio-difetto è la ritrosia, dovrebbe tenersi alla larga da quelli che continuano a “nominarlo” invano, soprattutto visti i precedenti”. Anche, ma non solo, da questo noi “cittadini semplici” comprendiamo che il fuoco sotto la cenere è sempre più forte nella nostra amata Italia.
Ogni governo, soprattutto quelli che hanno una minore credibilità da parte dei loro cittadini, ha sempre rappresentato il suo operato come “perfetto”. A sentire, e vedere, i principali media italici sembrerebbe che la nostra amata Italia si trovi proprio in una situazione di questo tipo. Nessuna critica, tantomeno una apertura dei media nazionali a voci ed informazioni dissonanti con il “potere”.
Un tempo, noi “cittadini semplici”, la chiamavamo propaganda, poi Zuckerberg ci ha insegnato che si chiama “metaverso”. Ovvero il mondo di Peter Pan, quello che non c’è. Questa sembra la rappresentazione mediatica dell’attuale situazione sociale, economica e politica italiana.
Una realtà parallela dove tutto va bene, una Italia virtuale. Purtroppo la realtà è palesemente molto diversa.
Questo porta noi “cittadini semplici”, ma avvezzi alla maieutica, a rappresentare la nostra Patria come un novello Titanic ove si balla tutti fintamente felici in attesa del “botto”. Botto basato su una continua perdita di competitività, su una inflazione in continua rapida crescita, su un sistema di imprese in crescente crisi, su un sistema finanziario in grande sofferenza, su un tasso di disoccupazione che, se saputo leggere, rappresenta una Italia senza certezze.
Peccato che, dopo il “botto”, gli italiani saranno ancora vivi ma non più sopiti dalla melassa mediatica, colmi di ansie e di problemi urgenti.
Purtroppo gli stessi italiani cercheranno “il colpevole” e, facilmente, lo troveranno in Draghi. Paradossalmente nel meno peggio. Nel fusibile di tanti.
La nostra amata Italia sono molti anni che ha messo la prua verso l’iceberg senza che nessuno di coloro che, nel rappresentare gli italiani, in ogni Istituzione, si sia mai realmente attivato per farle cambiare rotta.
Nei tempi recenti, quelli che vedono al centro di ogni pensiero lo scenario ucraino, tutto si è accelerato ed alcune esternazioni hanno rappresentato il paradigma delle difficoltà che la nostra amata Italia sta vivendo incrementando in noi “cittadini semplici” l’angoscia che la nostra amata Italia si stia trasformando in “Titanic Italia”. Fra queste ne desidero rammentare una, solo perché legata al primo dei nostri attuali incubi, il gas. Come non definire trionfale l’affermazione del ministro Cingolani allorquando annunciò che “le riserve di gas sono al 55%” proprio mentre l’asta per lo stoccaggio delle riserve di gas naturale andava deserta ed i prezzi esplodevano?
Egualmente le trionfanti affermazioni sul gas del Congo, dell’Angola e del Mozambico, oltre a quello del Qatar. Affermazioni, diciamo così, “ampliate sugli effetti nel breve”. Infine l’Algeria che vuole rinegoziare al rialzo il prezzo esposto nel contratto sul gas che ha appena firmato con il governo italiano.
In questo scenario, Draghi continua a tentare di convincere, al momento con pochi risultati, i suoi partner europei sul “price cup”.
La motivazione sembra “atlantica”, quell’atlantismo “suddito” che a noi “cittadini semplici” proprio non ci piace.
L’atlantismo che ci esalta è quello di De Gasperi e Roosvelt , ma oggi abbiamo Draghi e Biden. Uno certamente non eletto, l’altro, forse, facilitato da una serie di “aiutini” o “aiutoni”.
Vi è, poi, l’Europa nella quale, non siamo al tempo di Spinelli, il gioco del “cerino” con gli “amici” è, da sempre, molto di moda. Spesso, oltretutto, le dita che si bruciano sono italiane.
Infine, gli Stati Uniti capeggiati dall’amico Biden. Amico che si guarda bene dal farci arrivare gas a condizioni più convenienti.
Parafrasando un Grande Papa “tutti vogliono le nostre prove d’amore, io sto ancora aspettando che qualcuno dia una prova d’amore a noi”, questo vien da dire a noi “cittadini semplici” sia agli USA di Biden ed Obama, che tanto hanno avuto dalla nostra amata Italia, sia all’Europa.
Sempre da “cittadini semplici”, ma un po’ annoiati dal “rumore che nasconde la verità”, la stessa domanda desideriamo proporla ai politici ed a qualche “corpo intermedio”, entrambi dovrebbero tutelarci oggi ma che, al contrario, pensano al “futuro”. “Futuro” che, forse perché siamo un po’ esausti da questo “Circo Barnum”, pensiamo sempre che sia il “loro” e non quello della nostra Patria.
Noi vorremmo che si pensasse al “presente” di tutti e non solo di alcuni. Noi vorremmo che ci proponessero un progetto chiaro sulla “futura Italia”, chiaro e realmente misurabile. Certamente noi “cittadini semplici” saremmo pronti, avendone compreso i vantaggi successivi, a fare la nostra parte per dare un “futuro” ai nostri figli, ma il “futuro”, il “sogno”, dovrebbe riguardare tutti i nostri figli, non solo quello di alcuni.
Sembrerà strano ma questo a noi “cittadini semplici” risulterebbe più democratico ed equo.
Magari, facendo qualcosa di serio in questo senso, i cittadini riprenderebbero anche ad andare a votare. Sempre che, al di là delle tante affermazioni roboanti, la politica ne senta realmente la necessità di essere eletta con i voti, magari veri, della maggioranza degli italiani.
Ignoto Uno
11/07/2022
E se tornassero a
sognare tutti gli italiani
e non solo alcuni?
Analizzando le ultime elezioni amministrative si nota come la tendenza dei cittadini a disinteressarsi del momento elettorale, iniziata nel 2008, si stia ulteriormente ampliando.
Carlo Buttaroni, fondatore dell’Istituto demoscopico Tecnè, fa notare come in questa tornata si sono presentati alle urne circa il 30% in meno degli elettori a basso reddito rispetto alle elezioni precedenti.
La motivazione è che questo cluster vorrebbe politiche di sostegno al reddito più concrete e di lunga prospettiva. Gli appartenenti a questo cluster, infatti, sono passati “Dal voto ideologico” a quello “economico”, anche perché le ideologie, salvo che negli slogan un po’ triti del teatrino della politica italica, non esistono praticamente più. Anzi è sempre più plastica a tutti la visione di una politica senza spessore, tradizioni, cultura che vive di parole fatue e cerca esclusivamente il proprio potere.
È sempre più evidente che il reddito di cittadinanza non sia ritenuto dalla grande maggioranza dei meno abbienti come una politica risolutiva della loro situazione di disagio. Conseguentemente preferiscono l’opzione del “non voto” non avendo più alcuna speranza nella politica. Speranza che videro tradita prima dai partiti di sinistra e, in seguito, dal M5S. Fatto che li ha portati a dare fiducia alla cosiddetta destra, senza trovare una risposta. Da questo la deduzione che, in fondo, sono “tutti uguali” e, conseguentemente, il disinteresse per il momento elettorale.
Precisamente l’analisi evidenzia che al primo turno ha votato il 28% degli elettori a basso reddito, il 63% di quelli a medio reddito e il 79% di quelli ad alto reddito. Cioè hanno votato principalmente coloro che non cercano un cambiamento.
Da questa analisi risulta evidente come sia il ceto meno abbiente che, lo dimostra proprio la sua assenza, è più ricettivo a reali istanze di cambiamento. Sono le classi sociali più legate al “fare per vivere” che aspettano un nuovo “sogno”, progetto credibile e consistente.
Chiunque vorrà veramente ridare un percorso di crescita e di positività alla nostra amata Italia ed alle famiglie dovrà sapere spiegare a questo ceto che in Italia si può, e si deve, superare la cultura “clientelare” e tornare a quella del “merito” essendo quest’ultimo la migliore e più concreta “livella sociale” non basandosi sulla lobby che può esprimere a favore del pargolo la famiglia dei “quartieri alti”.
Ecco io, “cittadino semplice” proveniente da una famiglia non di certo “sfortunata”, credo che sia arrivato il momento che le campane chiamino tutti al superamento di questo squallido sistema clientelare che si percepisce come unico “ascensore sociale” nella nostra Patria.
Ogni elemento che compone il sistema sociale deve essere riportato nell’alveo del merito e deve essere annientata la sgradevole sensazione di appiattimento in basso che in Italia aleggia. Quello del “sei politico” deve essere un retaggio del passato lasciato ai libri di storia.
Prima fra tutti è la scuola che deve tornare ad un rigore oggi non facilmente percepibile come standard, l’università deve essere aperta a tutti ma la qualità delle singole facoltà deve essere misurabile e standardizzabile, il titolo di studio non può avere più un valore legale dal momento in cui le università hanno così chiare e forti distanze di qualità.
I primi a cui la nazione deve chiedere un cambio di passo sono i corpi intermedi, elementi strategici per lo sviluppo del Paese, che non possono continuare ad essere percepiti come strumento di potere per coloro che ne sono ai vertici. I corpi intermedi, tutti, debbono tornare a rappresentare un elemento credibile ed efficace della catena di sviluppo sociale.
Efficienza, efficacia, qualità e sviluppo devono tornare ad essere le parole cardine delle azioni di governo, chiunque lo presieda.
Soprattutto nella pubblica amministrazione spesso eccessivamente autoreferenziale e annichilente delle professionalità che al proprio interno sono presenti.
Meno parole vuote e più proposte politiche ed amministrative realmente misurabili.
Al contempo noi “cittadini semplici”, ma fortemente legati ai valori di libertà ed eguaglianza nati con la democrazia parlamentare post bellica, dobbiamo porre grande attenzione al messaggio che un altro famoso analista, Nicola Piepoli, ha voluto recentemente lanciare in ordine a rischi di recrudescenza terroristica. Recrudescenza totalmente inaccettabile, addirittura dannosa per chi cerca di alimentare un ritorno ad una libertà piena oggi, spesso, limitata da norme non sempre comprensibili.
Noi “cittadini semplici” ci interroghiamo sempre quando vengono evocate logiche da “strategia del terrore” in momenti di disagio diffuso della nazione come certamente è questo.
Sarebbe bello che le Istituzioni preposte riportino serenità allorquando un analista e famoso opinionista lancia un allarme rispetto al quale è buona norma lavorare nel silenzio per impedire che pochi, anche le Brigate Rosse di quei tempi erano veramente un manipolo di persone, possano dare il la a leggi che oggi nessuno sente la necessità di veder rinascere.
A noi tutti, esponenti di quel mondo non rappresentato dei “cittadini semplici”, il compito di rilanciare un “sogno” di libertà, serenità e valorizzazione dei più capaci a favore di tutti attraverso i metodi della democrazia ed il rispetto della Carta Costituzionale.
Forse, con questo “sogno”, vedremo ogni ceto tornare ad appassionarsi della “cosa comune” ed i giovani più capaci trovare il loro futuro nella nostra, e loro, amata Italia e non fuori dai confini.
Ignoto Uno
06/07/2022
Il ponte Morandi e
la privatizzazione
degli acquedotti
In base al DdL Concorrenza l’acqua pubblica verrà totalmente privatizzata.
Il 30 maggio scorso, infatti, il Senato, in un aula che vedeva assenti 108 su 315 membri, con 180 voti favorevoli, 26 contrari e un’astensione, ha approvato il disegno di Legge d’iniziativa governativa n. 2469, la “Legge annuale per il mercato e la concorrenza” con la quale, ad oggi, si apre un percorso di privatizzazione delle fonti idriche pubbliche e delle infrastrutture connesse. L’acqua bene di tutti trasformato in “prodotto” la cui gestione finisce nelle mani di pochi. Magari sempre gli stessi, quegli “stessi” che stanno già dando prova della loro etica e della loro competenza in tanti altri settori strategici della vita sociale italiana.
Il testo, ora alla Camera per la seconda lettura, avrà certamente una terza lettura al Senato, ove verrà approvato entro la pausa di agosto.
Questa la reazione di questo governo e di questo Parlamento all’emergenza idrica nel Paese.
Emergenza che ha, fra le cause principali, la pessima manutenzione della rete infrastrutturale idrica. Rete idrica pubblica.
Con questa legge lo Stato dichiara la sua incapacità a governare e gestire la cosa pubblica su uno dei quattro elementi fondamentali per la vita e passa la mano ai privati.
Acqua, aria, terra e fuoco sono, infatti, gli elementi fondanti la vita.
Ora io, da sempre e fieramente “cittadino semplice”, mi chiedo, e vi chiedo, se possa essere privatizzato un “elemento” fondante la vita? Si possa essere concesso il ruolo di garantire la vita ad alcuni sugli altri?
Questi “alcuni”, poi, possono veramente dare a “tutti” questa certezza di essere, in primo luogo eticamente, in grado di svolgere il ruolo di “garanti”?
Io, “cittadino semplice”, cristiano liberale e forte cultore di una idea di Stato basata sullo stesso che si perimetra nel ruolo di “garante e controllore” e non di “gestore”, sono assolutamente certo che vi siano elementi di un sistema sociale che debbano rimanere nella sfera pubblica, fra questi un bene essenziale quale l’acqua e che questo valga in tutti gli Stati democratici e liberali.
Io “cittadino semplice”, riducendo il ragionamento all’interno della nostra amata Italia di oggi, nel vedere questo percorso di privatizzazione delle fonti idriche, ricordo la storia italiana delle concessioni autostradali con il drammatico epilogo che prese inizio con la tragedia del Ponte Morandi di Genova.
Tragedia che riporta alle nostre menti di “cittadini semplici” morte e pessima gestione della cosa comune da parte di pochi privati. Ricorda, forse, corruzione di parti dello Stato chiamate a controllare che hanno preferito “guardare distrattamente” per anni da un’altra parte. Ricorda potere ed arroganza in pochi a discapito di tanti. Ricorda arricchimenti eccessivi negli stessi “pochi”, visibili ed occulti, e vessazione per tanti. “
Soprattutto ci ricorda, a noi “cittadini semplici”, uno Stato che cede al privato il compito di “gestire” una infrastruttura strategica dichiarandosi “incapace” di farlo in proprio. Il risultato lo conosciamo bene tutti.
Dobbiamo ripetere il “rischio” con l’acqua?
Noi “cittadini semplici” sappiamo bene che l’etica debba essere l’elemento determinante sia delle scelte che della gestione del proprio ruolo. Oggi vediamo questo nella nostra amata Italia? Vediamo questo nel nostro ceto dirigente pubblico e privato?
Nel caso la risposta fosse quantomeno dubitativa io, “cittadino semplice” ma non “cittadino stupido”, ricordo il motto latino “Quieta non movere et mota quietare” ovvero “Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato”.
La strumentalizzazione di una emergenza noi “cittadini semplici” nella nostra amata Italia la abbiamo già vista molte volte.
Nell’ottobre del 1997, presidente del Consiglio Romano Prodi, venne iniziata la privatizzazione della Telecom, per esempio, con il fine di fare cassa ed entrare nell’Euro. Euro che doveva essere la “soluzione” di tutti i problemi italiani. Forse vero, forse no, certamente la nostra amata Italia di noi “cittadini semplici” oggi è più povera, molto più povera.
Nel 1999 fu il tempo della privatizzazione della rete autostradale di cui il Ponte Morandi fu l’epilogo.
Le cause e gli obiettivi iniziali che portarono al processo di privatizzazione di asset strategici dello Stato fu il grave deterioramento dei conti delle aziende a partecipazione statale, soprattutto dell’IRI e dell’EFIM, in una fase in cui anche i conti dello Stato erano in condizioni non più sostenibili ed accelerate dalla “scelta” di ingresso nell’Euro.
il debito pubblico, eravamo nel 1999 a pochi anni dall’inizio della cosiddetta seconda repubblica, si attestava oltre il 120% del PIL.
Le privatizzazioni furono accelerate, inoltre, dagli scandali di tangentopoli, la famosa “Mani Pulite” che tanto ricorda oggi gli slogan di “onestà onestà onestà, che portarono alla luce fenomeni estesi di dilapidazione di risorse pubbliche e di corruzione nelle aziende di proprietà dello Stato.
Gli obiettivi del programma di privatizzazione furono indicati dal governo nel «Libro verde sulle partecipazioni dello Stato», presentato al parlamento nel novembre del 1992. In particolare si parlava di aumento dell’efficienza aziendale; di creazione di una decina di gruppi industriali capaci di competere internazionalmente (politica industriale); di sviluppo della proprietà azionaria diffusa, assicurando al contempo il controllo delle imprese privatizzate da parte di nuclei stabili di azionisti; di riduzione del debito pubblico.
Noi “cittadini semplici” vediamo questo oggi?
Chi furono i decisori nel sistema paese al tempo? Possiamo notare che sembrerebbero gli stessi di oggi?
Se le vostre risposte dovessero essere positive a queste ultime domande, forse, noi “cittadini semplici” dovremmo chiedere che certe scelte “lungimiranti” non vengano portate avanti da chi di scelte “lungimiranti” ha già dato prova di non saperle implementare.
A prescindere dal fatto che siano ritenute corrette o meno.
Inoltre e per terminare, come pensa questo ceto politico dirigente di dichiararsi pronto a gestire  la complessità che tutti siamo, ed ancor più saremo, chiamati ad affrontare se non si dichiara capace nemmeno a garantire che un acquedotto non sperperi il flusso d’acqua che in esso deve passare? Gli stessi dirigenti politici che chiamano il privato “in soccorso” delle loro manifeste incapacità sarebbe quello che dovrebbe saper garantire la ripresa economica o la pace in occidente e nel mondo?
Ignoto Uno
03/07/2022
E se fosse il tempo
per un nuovo
“Watergate” mondiale?
La notte del 17 giugno 1972 Frank Wills, dipendente del Watergate Hotel di Washington, notò un nastro adesivo sulla porta delle scale del parcheggio sotterraneo, era lì per impedire alla porta di chiudersi. Wills lo rimosse presumendo che fosse stato dimenticato dall'impresa di pulizia. Più tardi ritornò e scoprì che il nastro era di nuovo al suo posto e contattò la polizia.
Cinque uomini furono arrestati a causa di quella richiesta di intervento. La motivazione fu essere entrati nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione per la campagna e la raccolta fondi del Partito Democratico, al sesto piano del Hotel. In seguito fu scoperto che erano entrati per verificare il funzionamento di alcune microspie, precedentemente posizionate nella sede del comitato democratico da loro stessi, e presto si comprese che quei cinque uomini erano dei servizi segreti americani.
La giurisdizione dell’inchiesta spettava alla FBI, corpo che si trovava in una fase di transizione interna essendo da poco mancato il suo storico e controverso direttore John Edgar Hoover. Uomo che guidò la FBI per quaranta anni consecutivi.
Tra le carte in possesso degli arrestati furono trovati numeri di telefono della Casa Bianca.
Uno degli scassinatori, James McCord,  fu verificato essere un membro del "Comitato per la rielezione del presidente" (CRP), organizzazione che era stata costituita per finanziare e favorire la campagna per la rielezione di Richard Nixon.
Questi ed altri elementi portarono a costituire, su richiesta di parlamentari del partito democratico statunitense, un Grand Jury federale finalizzato ad istruire il procedimento penale.
Dalle indagini risultò che l'effrazione rientrava in un vasto piano di intercettazioni, spionaggio e sabotaggio attivato dagli uomini del presidente Nixon per facilitare la rielezione e contrastare l'attività politica del partito democratico.
Nel fare esplodere lo scandalo e, conseguentemente, far emergere tutta la verità ebbe un ruolo fondamentale il Washington Post.
L’inchiesta giornalistica fu portata avanti, infatti, da questa testata il cui direttore, Benjamin Bradlee, decise di assegnare l'incarico di seguire la vicenda a due giornalisti, Bob Woodward, in precedenza ufficiale della US Navy, ed al più esperto Carl Bernstein. I due, estremamente determinati nel voler comprendere quale fosse la “verità”, riuscirono a coinvolgere il vice-direttore del FBI che, forse per logiche interne alla stessa polizia federale in funzione della sostituzione di Hoover, fornì loro in segreto le informazioni per arrivare a dimostrare quanto fosse accaduto. Il suo nome era Mark Felt, in codice “gola profonda”.
Pochi uomini e tanta determinazione garantirono il rispetto della regola democratica in Stati Uniti ed, in senso lato, a tutto il mondo occidentale che da sempre vede nello stato americano il riferimento democratico da seguire.
Nixon, per altro un grande presidente, dovette dimettersi ma gli USA ed il mondo occidentale ne uscirono rafforzati.
Ebbene questi anni così difficili richiedono altrettanta trasparenza. Richiedono nuovi eroi che sappiano rischiare per garantire la democrazia nel nostro occidente. Richiedono uomini delle istituzioni con la schiena dritta che non abbiano timore ad indagare il potere senza volersi sostituire ad altri corpi dello stato democratico. Richiedono giornalisti di inchiesta e non di propaganda. Richiedono uomini di dubbio e non di granitiche certezze.
Questo vorrebbero vedere i “cittadini semplici” come me in Stati Uniti, ove due grandi nubi nere successive hanno nascosto la verità sulle due ultime elezioni presidenziali americane. Questo vorrebbero vedere i “cittadini semplici” come me in Europa ove il perseverare di segretazioni su atti economici, e non, legati alla pandemia covid creano sempre maggiori malumori. Questo vorrebbero vedere i “cittadini semplici” come me nella nostra amata Italia sempre al centro di vicende internazionali oblique in questi tristi anni di intrighi e di Covid.
La nostra patria vide nel lontano 1993 il periodo di Mani Pulite, periodo che apriva a grandi speranze ma che, forse, necessiterebbe di una profonda capacità di inchiesta giornalistica per trovare le risposte alle tante domande che una lettura che, se non ancora storica, può essere definita “a distanza”, si sono formate su quegli anni. Anni di “suicidi strani”. Anni di azzeramento di un ceto politico, ma solo di una parte. Anni ove alcune categorie sociali e professionali uscirono intonse, ma che oggi ci chiediamo se furono “graziate”. Anni che palesemente non risolsero la questione morale. Anni che aprirono ad una stagione ove la nostra amata Italia perse di competitività a favore di altri paesi europei. Anni, quelli successivi a Mani Pulite, di governi che cadevano pur avendo la maggioranza assoluta in Parlamento a causa di uno strano indice economico, prima ignoto. Anni, quelli dal 1993 ad oggi, di governi tecnici ove andare a votare è stato molto difficile per il popolo italiano, sempre pronto un motivo per impedire e rimandare questo atto di democrazia. Anni, questi ultimi trenta anni, di misteri.
Ecco, tanti, troppi misteri in questa nostra amata Italia che meriterebbero giornalisti più liberi di indagare. Magari non troveranno niente ….. ma se dovessero trovare qualcosa …..
Egualmente in Europa ed in Stati Uniti.
Chissà, forse, rischieremmo meno una nuova guerra mondiale se emergessero giornalisti di questa fatta e nuove “gole profonde”.
Guerra che in pochissimi vogliono, purtroppo, però, alcuni di loro occupano i posti giusti per farla iniziare e questo preoccupa i tanti che amano la pace e la libertà.
Libertà di vivere in pace. Libertà di pensare. Libertà di scrivere e parlare. Libertà di lavorare. Libertà di viaggiare.
Tutte “libertà” a cui eravamo abituati e che, oggi, sembrano essere messe in discussione.
Ignoto Uno
17/06/2022
Quando l’ipocrisia
vince sulla coscienza.
A Milano, in questi giorni, vi è il Salone del Mobile, una fiera ove si coniuga l’ecologia con la città.
Pur non potendo nascondere il mio essere, oramai, esausto di questo martellante messaggio sul cosiddetto “green”, molti dei contenuti presentati sono innovativi, alcuni gradevoli, altri tecnologicamente interessanti.
Una proposta, però, mi ha causato un incredibile disagio, affermazione che dovete interpretare come ampiamente eufemistica.
Stefano Boeri ha presentato, anche su una strategica rete televisiva durante il telegiornale, una “innovativa panchina”.
Una “panchina pensata per chi non ha la casa”, così la ha presentata Stefano Boeri, architetto che viene definito “archistar”.
Una “panchina” che può diventare “letto”, che può “usare i laterali come cuscini di un letto”, che può “trasformare la spalliera in un tetto contro le intemperie”.
Io, “cittadino semplice” di certo non “cittadino star”, mi sono sentito umiliato nella mia dignità di uomo nel vedere una persona, addirittura osannata come “star”, fare dichiarazioni di tale fatta.
Mi chiedo se l’archistar Boeri sia così cinico da strumentalizzare la povertà, l’accoglienza e la solidarietà verso i più bisognosi al fine di essere ancora più visibile e “star”, magari con il fine di incrementare il proprio già importante fatturato.
L’alternativa a questo può essere solo quello che l’essere un po’ “radical” ed un po’ “chic” gli abbia impedito di mantenere il senso della realtà e della sofferenza di chi non è ne “archi”, ne “star” ma esclusivamente indigente al punto di non avere un tetto che lo possa proteggere.
Ancora più triste vedere un telegiornale che presenta tale oscena idea. Oscena, triste e squallida, questo pensa un cittadino semplice come me.
La solidarietà è una cosa seria che pretende il rispetto della povertà.
Oggi tutte le organizzazioni caritatevoli, Caritas fra tutti, ci richiamano a porre seria attenzione sul drammatico aumento di persone che necessitano aiuto. Dal pagamento di una bolletta, al pacco alimentare, ad un tetto ove poter rifugiarsi la sera.
Questa drammatica realtà italiana non permette sgradevoli “pensate” come questa “panchina radical chic”.
Al prof Boeri una preghiera: vada lui a viverci sulla sua “panchina da star”, non per sempre ma per qualche giorno. Vada a fare la fila per ricevere un pacco alimentare ed imparare da chi lo offre all’indigente il senso del rispetto della povertà. Vada lui per qualche giorno a lavarsi in un centro Caritas.
Magari faccia tutto questo con quel giornalista che ha ritenuto questa “panchina” una “notizia” da commentare con ossequio e non da definire un “nuovo passo verso il baratro della insensibilità”.
Permettetemi, voi cittadini semplici come me, di terminare con le parole di un grande poeta di sinistra, Giorgio Gaber, allorquando scriveva
“ la mia vita di ogni giorno e preoccuparmi di ciò che ho intorno. Sono sensibile e umano, probabilmente sono il più buono. Ho dentro il cuore un affetto vero per i bambini del mondo intero. Ogni tragedia nazionale è il mio terreno naturale perché dovunque c’è sofferenza sento la voce della mia coscienza”.
Il testo continuava, con una mal celata speranza di fermare la deriva di una certa “sinistra dei quartieri bene”, una sinistra lontana sia dall’idea gramsciana della solidarietà, sia da quella cristiana dell’amore verso il prossimo, con queste illuminanti parole “Penso ad un popolo multirazziale, ad uno Stato molto solidale che stanzi fondi in abbondanza perché il mio motto è l’accoglienza” e continuava con “bisogna dare appartamenti ai clandestini e anche ai parenti“.
Probabilmente la guerra in Ucraina e la pandemia permette ad alcuni di pensare che una “panchina chic” può essere sufficiente.
La solidarietà, egregio professore, è una cosa seria. Richiede rispetto del povero e, allo stesso tempo, del sistema paese.
Solidarietà vuol dire agire per aiutare con azioni che portino a chi ha necessità in primo luogo la dignità.
Solidarietà vuol dire inserire nell’agenda politica il tema della tratta dei nuovi schiavi, quella camuffata dal concetto di “migrante”.
Solidarietà vuol dire inserire in un circolo virtuoso coloro che non riescono più a ricollocarsi nel mondo del lavoro.
Solidarietà è tante cose ma, che questo sia chiaro all’architetto ed ai suoi amici “chic”, non è una “panchina chic”.
La “panchina chic” se la mettano nei loro giardini o terrazzi, magari bordo piscina.
Noi “cittadini semplici”, molto meno “chic”, affronteremo più silenziosamente le difficoltà del nostro prossimo con azioni più semplici e concrete. Nell’anonimato e senza televisione al seguito.
Ignoto Uno
10/06/2022
L’Italia che dimentica
In questa epoca di intellettuali da schermo e tuttologi da propaganda,
In questa epoca di intellettuali da schermo e tuttologi da propaganda, in questa epoca di commemorazioni e di pensiero sempre rivolto al passato per evitare di guardare, e ragionare, sul presente e sul futuro, in questa epoca di pensiero unico, io “cittadino semplice” ma libero provo a ricordare, memore che solo la conoscenza porta alla sapienza.
Parliamo di Europa ed Italia in questi anni così complessi. Anni che iniziarono con la fine del secondo conflitto mondiale. In Italia passammo per gli anni bui del terrorismo, arrivammo ad un giro di boa con la fine della prima repubblica nel 1993 e ci catapultammo in una incompiuta seconda repubblica ove spesso, troppo spesso, si è ritenuto pericoloso dare la parola, attraverso il voto, ai cittadini italiani. I “cittadini semplici” per l’appunto.
Oggi la guerra in Ucraina, precedentemente la pandemia.
In questi ultimi anni noi cittadini semplici abbiamo dovuto imparare nuovi linguaggi. Spread, resilienza, solidarietà sono divenuti termini di uso quotidiano. Termini, e concetti, tanto usati, spesso abusati, ma tanto svuotati del loro reale contenuto. In questi anni l’occidente e la nostra amata Italia è passata da un modello sociale basato sulla famiglia ad uno basato sull’individuo. Individuo che, quasi come se fosse un prodotto, è stato segmentato in “gender”. Mi dicono che ne sono stati identificati ben ventiquattro. Un tempo vi erano gli uomini e le donne. Il “resto” era semplicemente nella sfera del privato. Niente di omofobo, era solo intimo.
Ebbene, memore degli insegnamenti di Giovan Battista Vico, corro con la mente indietro per analizzare l’oggi e pensare al domani.
Citavo Giovan Battista Vico, memoria alla base della conoscenza. Conoscenza alla base del comprendere.
Allora provo a tuffarmi nel passato per comprendere il presente.
il 1956 fu l’anno della prima presa di coscienza di “distinguo” fra il PCUS sovietico ed il PCI italiano.
Il 1956, infatti, è l’anno del 20º congresso del PCUS, del “rapporto segreto” di Nikita Krushev, dello scioglimento del Cominform e del rilancio delle vie nazionali al socialismo.
Il 1956 e, anche, l’anno della rivolta ungherese e dell’intervento sovietico per sedarla.
In quel 20º congresso Nikita Krushev attaccò il culto della persona di staliniana memoria.
Quel primo punto di svolta fu riconoscimento solenne della molteplicità delle vie al socialismo nel quadro della strategia della coesistenza pacifica e divenne elemento cardine che permise a Palmiro Togliatti di mettere in luce la questione delle diverse via al socialismo, riportando al centro l’idea di Gramsci di una via italiana al comunismo.
Togliatti individuò tra gli “errori di Stalin” il progressivo “sovrapporsi di un potere personale alle istanze collettive” arrivando a dire che questo “potere personale” era stato causa dei “fenomeni di burocratizzazione e di violazione della legalità” che, inevitabilmente, sempre parole di Togliatti, portano a “stagnazione e degenerazione dell’organismo sociale”.
Praticamente il “leader massimo” attaccava il “potere personale” come causa di “rovina” del sistema paese.
Io, “cittadino semplice”, vedo significative analogie fra l’Italia di oggi e quanto criticato, stigmatizzato, dall’allora leader della sinistra italiana.
Come interpretare molte affermazioni di leader politici e di governo italiani di questi giorni se non come atteggiamenti da “potere personale”?
Come interpretare certe “censure” alla “politica” da parte del Premier?
Come interpretare certe “fughe in solitaria” di alcuni leader politici italiani addirittura in assenza di condivisione del partito che rappresentano?
Come interpretare, più in senso lato, i tanti partiti con il nome del leader, auspicabilmente pro tempore, nel simbolo?
Tutti questi “leader”, anche quelli sparsi nella nostra Europa, però, puntano il dito contro un altro “leader massimo”, quel Putin che proprio nel PCUS di Krushev sì formò.
Quanta ipocrisia nel nostro Occidente!!!
Parlando di “ipocrisie” proviamo a cercarne altre nella nostra triste, ma tanto amata, Italia. Amata da noi “cittadini semplici”.
Negli anni della guerra fredda l’Italia aveva i missili nucleari sovietici puntati contro la nostra terra, qualcuno ricorda i finanziamenti occulti al PCI dal “nemico sovietico”?
Qualcuno ricorda il dossier Mitrokhin, e la conseguente Commissione Parlamentare presieduta da un attento Onorevole Guzzanti, ove emergevano le attività illegali dei servizi segreti sovietici in Italia?
Dal dossier Mitrokhin emersero informazioni riguardanti l'esistenza in Italia di basi del KGB su tutto il territorio nazionale finalizzate a mantenere in Italia una rete clandestina di agenti da attivare se si fosse verificato un colpo di stato che avesse messo fuorilegge il PCI. L’Unione Sovietica era pronta ad investire nella protezione del PCI in terra d’Italia. Il PCI accettava una protezione operativa da una potenza straniera che puntava le armi atomiche contro gli italiani.
Praticamente una “Gladio Rossa”, peccato che fu organizzata non dalla NATO, come Gladio, ma dai nemici della nostra libertà.
Quanti nel PCI sapevano? Probabilmente non lo sapremo mai. Certamente qualcuno del PCI i “fondi” in URSS li andava a prendere. Nomi ne girano da tempo di questi “spallòni” fra cui anche di personalità assurte ad alte cariche istituzionali. Forse malignità, forse no.
Certamente qualcuno della sinistra aiutò la formazione di tutto questo. Tanto sovente sentiamo parlare di Gladio, sempre con toni obliqui se non ostili, quasi mai di quella “rossa”. Eppure la Gladio atlantica voleva difenderci dal rischio di perdere la libertà ed era un elemento segretato della difesa interna della NATO. Quella NATO oggi tanto osannata.
Cerchiamo, però, “ipocrisie” più recenti.
Qualcuno ricorda il silenzio sulle scelte dell’esecutivo Conte in ordine alla politica estera molto spostata verso l’estremo oriente?
Qualcuno ricorda l’invito a pranzo dell’ambasciatore cinese a membri del Movimento Cinque Stelle esattamente concomitante con l’incontro in Cornovaglia del premier Draghi con il presidente Biden che vedeva in agenda proprio il ruolo della Cina in Italia e le preoccupazioni che questa posizione genera negli alleati della NATO?
Oggi, noi “cittadini semplici”, vediamo il leader della Lega Salvini incontrare l’ambasciatore russo, atto politico probabilmente gestito con eccessiva leggerezza e troppo rumore. in cosa consisterebbero, però, le differenze con quel pranzo presso l’ambasciata cinese a Roma? Nel fatto che, all’ultimo minuto utile, il presidente Conte si ritirò e solo dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle parteciparono?
Non mi sovvengono polemiche altrettanto aspre in quei giorni.
Ipocrisia di tanti “commentatori” sembrerebbe.
Salvini è un’altro iscritto al club dei cattivoni. Conte e tanti leader di un tempo no.
Che magnifico momento allorquando la nostra amata Italia tornerà a politici quali i De Gasperi, Segni, Togliatti, Nenni di un tempo ed a giornalisti terzi nella gestione del proprio ruolo come gli indimenticabili Jacobelli e Zatterin? Magari, permettetemi di esagerare, nella satira potremmo tornare alla classe di un Alighiero Noschese, uomo ed artista che senza turpiloqui riusciva a far ridere e pensare.
Niente ipocrisie e bei tempi ….. ai tempi.
Ignoto Uno
03/06/2022
Una storia romana -
tante domande,
poche risposte
Ospedale romano. Una persona da quindici anni entra in una sala operatoria di ortopedia e svolge la funzione di chirurgo. Deve essere bravo se al momento del “disastro”, così lo definiranno i media romani, era il “caporeparto di ortopedia”.
Quel giorno questo uomo entrò in sala operatoria come tante altre volte per operare ad una mano una persona che in quel nosocomio era stata ricoverata. Durante quel intervento chirurgico compierà un errore ed il paziente rimarrà paralizzato a quella mano.
Intervento “grossolanamente svolto” scriverà il consulente tecnico nominato dal tribunale dopo aver scoperto che questo “chirurgo” non si era mai laureato in medicina, tantomeno presa la specializzazione in ortopedia ne, non poteva esserlo, risultava iscritto all’albo.
Da un lato un intervento “errato” compiuto da una persona che non aveva i titoli per entrare in una sala operatoria, dall’altro la stessa persona che in quella sala operatoria entrava tutte le settimane da quindici anni ed operava altre persone, probabilmente negli anni qualche migliaio.
Tutto questo nella Asl Roma 1.
Quindici anni trascorsi in sala operatoria diventando addirittura il capo dell'equipe di Ortopedia all'ospedale San Giacomo dicevo. Un “chirurgo di fatto”. I cui interventi sono apparentemente tutti riusciti dato che solo dopo quindici, dicesi quindici, anni una assicurazione, non la ASL, si è accorta che “qualcosa non andava”. Si è accorta che il “chirurgo di fatto” non era mai stato un “chirurgo di diritto”.
Molte le domande da questa storia.
Per esempio un “cittadino semplice” come me si chiede se la relazione del consulente tecnico del tribunale sarebbe stata scritta con tanta “durezza” se il chirurgo indagato fosse stato un “chirurgo iscritto all’albo”. “Errore grossolano” ha scritto il consulente nella sua relazione.
Le esperienze della nostra vita, almeno della mia, portano a far pensare a noi “cittadini semplici” che le “caste”, in questo caso quella dei medici, tendano ad essere conpassionevoli, se non omertose, nei confronti degli errori dei propri colleghi. Ma questo “chirurgo di fatto” non era un collega.
La mia seconda domanda è se un uomo che in quindici anni lavora in un ospedale pubblico, cura persone, probabilmente svolge in prima persona qualche migliaio di interventi chirurgici, può essere ritenuto ancora un usurpatore del titolo di medico chirurgo.
Se non fosse stato un medico “competente” come può essere possibile che nessuno dei suoi colleghi abbia alzato un dito in quindici anni? Erano tutti ancora meno competenti di lui, tanto da farlo nominare “capo reparto”, oppure questo “chirurgo di fatto” era competente?
Terza domanda: quanti nella burocrazia non hanno controllato i suoi titoli in questi quindici anni? Quanti hanno svolto con poca diligenza il loro compito di controllo? Conseguentemente in quanti hanno perso il proprio lavoro per tanta e tale negligenza?
Ecco un “cittadino semplice” come me nota in questa storia molto di più di quanto i media vogliono far notare. Da un lato un “usurpatore di titolo”, dall’altro probabilmente tanti “burocrati negligenti”.
La nostra amata Italia non potrà mai partire verso un nuovo boom economico e sociale se non vedrà una reazione contro questi comportamenti corporativi.
Comportamenti corporativi che riguardano tutte le “caste”.
L’Italia delle corporazioni che, allo stesso tempo, è l’Italia del individuo, del singolo, dell’ egoismo.
Una Italia senza voglia di “comprendere”, comprendere a fondo le tante “verità” di cui non si sono rese pubbliche le “verità vere”.
L’Italia delle stragi senza risposte. L’Italia dei “misteri”.
L’Italia dei depistaggi.
Vi, e mi chiederete, quale il legame fra la prima parte di questo mio scritto e questa seconda parte? Semplice, è sempre un problema di “caste” e di mancanza di cultura del dubbio.
Se vogliamo, noi “cittadini semplici”, dare un futuro felice ai nostri figli è arrivato il momento di ragionare con il “noi” e non con l’”Io”. In fondo essere parte di una “casta” non vuol dire usare il “noi” ma un “Io collettivo”.
Ignoto Uno
31/05/2022
E’ l’ora del risveglio
Il 31 dicembre 2019 la Cina comunicava la diffusione di un "cluster di polmoniti atipiche di origine virale”, in realtà è oramai certo che sin dal precedente giugno il governo cinese era perfettamente conscio che dai laboratori di Wuhan era “scappato” un virus oggi tristemente noto come COVID19.
Il 23 gennaio 2020 alla città di WUHAN venne imposto il coprifuoco. Lo chiameremo “lockdown”, che poi significa “chiusi in casa”. Il primo “lockdown di massa” della storia.
Furono 60 milioni le persone “incarcerate” per colpa di altri. Tutti appartenenti alla provincia di Hubei. Furono i primi, non gli unici.
Strade deserte e servizi ridotti al minimo, un vero e proprio film dell’orrore, peccato che fosse tutto vero.
In Italia toccò la stessa sorte da lì a poco. Il 21 febbraio 2020, infatti, furono dichiarati i primi “casi” italiani. I primi “dichiarati”, non sapremo mai se questi fossero realmente i primi. Non sapremo mai se eventuali casi avvenuti nei mesi precedenti in tutta Italia non vennero riconosciuti, non posso neanche pensare che furono riconosciuti ma non dichiarati, dagli organi competenti. In questo secondo, impensabile, caso, quello del furono individuati ma celati” per qualche motivo, il popolo italiano avrebbe il diritto di essere protetto da una magistratura libera ed autorevole, un organo inquirente e giudiziario terzo alle pressioni politiche e capace di rendere giustizia. Per fortuna sono, però, convinto che nulla di tutto questo possa essere avvenuto anche se, negli ultimi tempi, forte, pur se carsica, giunge la voce di molti sono medici che “sottovoce” fanno comprendere che “casi anomali di polmonite” ne avevano già visti nel 2019 in tutta Italia.
La pandemia venne dichiarata dal OMS il 11 marzo 2020, quasi un anno dopo i primi “veri” casi in Cina! A quel punto erano 114 gli Stati con casi di Covid19 conclamati. Innumerevoli i decessi con concausa o causa unica il virus.
Un ritardo nel denunciare che ha causato molti danni, sanitari e sociali. Ed oggi qualcuno penserebbe di ampliare i poteri a questo OMS.
A causa di tutto questo la nostra amata Italia è cambiata. Peggiorata. Impoverita sia economicamente che socialmente.
A causa di tutto questo, e di una gestione molto politicizzata, la nostra amata Italia è ancora più divisa di quanto già lo fosse. Non più solamente “nord - sud”, ma si riscontrano lacerazioni addirittura dentro le singole famiglie vi sono fratture culturali e comportamentali.
In questi anni di pandemia noi cittadini semplici italiani abbiamo subito una gestione dei media più degna di una nazione sotto un regime totalitario che di una moderna e democratica.
Oggi la guerra in Ucraina. Fatto triste e drammatico.
Argomento nuovo nell’agenda politica internazionale, stessi metodi di gestione sia in ordine al rispetto degli organi costituzionali che dei media.
Una comunicazione basata su “certezze”. Un governo autocrate che decide a prescindere dalle convinzioni del proprio popolo. Un Parlamento succube ed inesistente.
Una unica differenza: questa volta i sondaggi non fotografano una Italia coerente alle volontà del governo. Il mantra della comunicazione mediatica non produce i risultati da qualcuno attesi. La nazione non accetta l’invio di armi, ne crede supinamente al mantra della “NATO come alleanza difensiva”. La nazione si sente “atlantica” ma non “NATO succube”. Vuole un governo politico ed autonomo nel pensiero. Vuole vedere statisti capaci di governare e trovare soluzioni di pace e convivenza con tutti. Statisti capaci di esprimere mediazioni.
Questa la bella notizia di questo periodo buio, ma probabilmente è l’unica notizia positiva. Un popolo, formato da “cittadini semplici”, che fa percepire il suo dissenso a “disegni” pre definiti.
Nella nostra amata Italia vi è un drammatico appiattimento sia del ceto politico che di quello dirigente. Nessun reale contraddittorio, nessuna domanda concreta e profonda. Nessuna reale e concreta distinzione nelle linee politiche dei partiti comprensibile dalle azioni parlamentari dei singoli gruppi. Tante chiacchiere senza una concreta azione collegata a chiare e definite linee filosofiche. Solo tanto rumore e ancora più clientelismo.
Questi i motivi che portano a ritenere non ulteriormente procrastinabile l’ora del “risveglio”dei “cittadini semplici”.
La delega che essi devono dare al ceto dirigente deve essere ponderata, non consuetudinaria. Non si può più ragionare su modelli prestampati. Non è più tempo di dare fiducia a qualcuno solo perché si presenta dichiarandosi di “destra”, “centro” o “sinistra”., tantomeno perché urla quel prerequisito che si chiama “onestà”.
Oggi è il tempo del risveglio dei valori, del risveglio della coerenza fra i valori declamati e l’azione, del risveglio della chiarezza dell’impegno, un impegno non fine a se stesso ma finalizzato a costruire un futuro di benessere ai figli della nostra Patria, la nostra amata Italia. È tempo di investimenti e non di dazioni clientelari ed a pioggia i cui costi ricadranno sui figli della nostra amata Italia. È tempo di lungimiranza e saggezza.
Noi cittadini semplici, con sgomento, vediamo un ceto dirigente politico, sindacale, datoriale, amministrativo determinato esclusivamente alla protezione dei propri privilegi.
Grande la delusione di noi cittadini semplici negli ultimi lustri segnati da tante chiacchiere e slogan, quali il mai dimenticato “onesta, onestà, onestà”, mai seguiti da concretezza e coerenza di azione nel cambiamento.
Oggi non si può più attendere, siamo tutti chiamati ad una scelta. Da un lato l’egoismo dell’individualismo e del clientelismo, dall’altro la lungimiranza della ricerca del merito e della competenza al fine di garantire una prospettiva alle generazioni future.
Chi ha fallito abbia la dignità dell’oblio, chi ha mal delegato abbia il senso del dovere del ripristino della qualità della cosa comune. Tutti l’intelligenza di voltare pagina e cambiare passo.
Inaccettabile, infatti, vedere la nostra amata Italia costretta ad un declino che arricchisce pochi e rende succubi tutti gli altri.
Insieme, tutti insieme nessuno escluso, si potrà costruire un nuovo boom economico italiano.
Basta crederlo e camminare fianco a fianco
Ignoto Uno
26/05/2022
“Id velis quod possis”
L’ingegner romano Fabio Leone ha dedicato molti anni a studiare e narrare la città eterna.
Una passione legata alla sua attività professionale che lo ha portato a conoscere palmo a palmo la città.
Su Roma ha scritto sei libri, ognuno dedicato a un quadrante urbana. Testi di grande spessore sia per le immagini che contengono, sia per l’analisi dei suoi rapporti.
Il suo sguardo lo porta a riportare le scritte presenti sugli edifici dei singoli rioni e, attraverso esse, la saggezza della nostra magnifica, unica, capitale. Simbolo spesso bistrattato nei fatti dagli italiani e dagli stessi romani.
Vere e proprie  «facciate parlanti», affermazione che il senatore a vita Giulio Andreotti volle scrivere nella prefazione al secondo volume, uscito nel 2009, ove lo stesso scriveva  come «la cultura classica anziché bistrattata e guardata con un po’ di disprezzo come sarebbe avvenuto in seguito, era un tempo sentita come patrimonio comune e largamente condiviso».
Fra le tante citazioni dai palazzi romani, oggi, mi vorrei soffermare su questa: “Id velis quod possis” ovvero “desidera quello che puoi conseguire”.
Questa scritta appare sulla Casa dei Vallati, precisamente su un architrave in via Portico d’Ottavia.
Una costruzione del ‘300 rimaneggiata nel ’500 e la cui scritta fu rinvenuta nel 1926 durante l’abbattimento delle casupole addossate al Teatro di Marcello.
«Id velis quod possis» fu tratta da una commedia di Terenzio, l’«Andria».
Al motto scelto dalla nobile famiglia si affianca oggi una targa che ricorda la deportazione del popolo ebraico dal ghetto nel 1943 di cui il Portico d’Ottavia è il cuore.
Questa è solo una delle tante suggestioni che questa magnifica città dona a chi ha il desiderio di mettersi in ascolto, di studiarla, di affrontarla con la cultura del dubbio.
Nel fare questo un “cittadino semplice” come me si accorge, con profondo disagio, della situazione di immenso abbandono che deve subire la nostra magnifica capitale.
Città sempre citata e mai amata. Città ricordata per il suo passato unico, per la convivenza con lo Stato del Vaticano, per la presenza del ceto politico tanto bistrattato ma altrettanto ossequiato. Città saccheggiata, mai rispettata, tantomeno ascoltata.
Eppure parla.
Ecco parla e ci insegnerebbe, se fosse sentito il suo messaggio, che si deve “desiderare quello che si può conseguire”.
Messaggio ai grandi del mondo in questi anni bui di sopraffazioni.
Messaggio all’ establishment statunitense ed al potere che vuole ampliare il suo “spazio di influenza” a dismisura.
Messaggio al leader russo che ha “invaso” e non “dialogato”.
Messaggio al potere, finanziario per lo più, europeo che sembrerebbe vivere la media borghesia come un “problema da risolvere”.
Messaggio alla NATO che vuole stravolgere il suo ruolo statutario.
Messaggio a chiunque abbia perso la capacità di mediare ed essere altruista.
Magnifiche parole queste ultime. Parole sagge che hanno garantito la stabilità ad ogni livello nei sistemi sociali ed economici.
“Sempre pareggiare, mai stravincere” dicevano gli “antichi”, cioè coloro che hanno costruito pace e benessere alle genti, coloro che “parlavano colto”, non in centotrenta caratteri.
Bei tempi quelli.
Oggi noi “cittadini semplici” sappiamo che i grandi della terra hanno l’obbligo di ragionare nel rispetto di quel aforisma.
“Id velis quod possis”  appunto, chi non comprende questo non è degno di governare l’umanità.
Ignoto Uno
16/05/2022
Riflessioni utili …
in questi giorni di maggio.
In questi giorni particolarmente gravi per il mondo, l’Europa e la nostra amata Italia credo sia oltremodo interessante provare a ragionare su cosa sia la guerra.
Dire che la guerra sia sempre sbagliata e che si debbano sempre trovare soluzioni per evitarla sfiora il livello della banalità. Vi sono, infatti, 59 guerre monitorate da Armed conflict location & event data project (Acled) nel mondo in corso. Fatto che ci dimostra come gli esseri umani non siano in grado di trovare sempre soluzioni pacifiche.
Gli esseri umani difendono il proprio territorio, la propria famiglia, i propri beni e, assai spesso, cercano di appropriarsi delle cose degli altri esseri umani. Questo, allorquando lo si attua a livello di stati, si chiama “atto di guerra”.
Guerra che non sempre è armata, la maggioranza delle volte prende forme diverse, per esempio economiche. In alcuni casi terroristiche. In altri si basa su più subdole forme di controllo, oggi per esempio sono spesso citati atti di cyber attacco da parte di huckers vicini ad uno Stato contro un altro. Qualsiasi sia la modalità, in ogni caso, sempre di atti di guerra si tratta. Di prevaricazione sul altro. Di cambiamento violento dello status quo ante.
Gli esseri umani non ragionano in termini di pace ma di sopraffazione, ecco perché nel mondo vi sono tante guerre. Lo facciamo tutti, nessuno escluso. Lo facciamo nel piccolo e nel grande. In famiglia, nel nostro condomino, guidando la nostra auto e, come stati, nei confronti di altri stati. Quando accade che lo fanno gli “altri”, loro sono “cattivi”, “usurpatori”, “invasori”. Quando lo facciamo “noi”, noi ci stiamo occupando di “garantire la pace e la libertà degli altri”, perché “noi” siamo i “buoni”.
Ecco perché vi sono le guerre, è semplice, vi sono sempre dei “buoni” che vogliono insegnare a vivere a dei “cattivi”.
Pensiero ridicolo, ma che va molto di moda.
Bisogna, a questo punto, chiedersi se vi siano “guerre giuste” e “guerre sbagliate”.
Noi “cittadini semplici” ci fermiamo a ragionare, ci chiediamo il significato di “giusto”, di “sbagliato”. Ci chiediamo ancora di più “giusto per chi”? Per tutti? Per qualcuno? Chi è questo “qualcuno”? Siamo noi questo “qualcuno”? Allora la nostra idea di “guerra giusta” può contrapporsi ad una idea diversa, di un altro “noi”, di “guerra giusta”.
Infatti, gli esseri umani fanno, da sempre, la guerra.
Guerra che non è ne giusta ne sbagliata. È solo l’espressione di sopraffazione di uno su un altro.
Sia che questa sia una guerra fra stati, sia che sia una guerra in una assemblea di condominio.
Diversi impatti, stessa mentalità. Sempre un “atto causa” a cui segue un “atto effetto”.
La mentalità del “male”. Non del “bene”. In fondo, però, che cosa è il “male” ed il “bene”. Il modello logico, per noi comuni mortali, cittadini semplici, si ripete all’infinito.
Ed allora abbiamo normato anche il non normabile. Abbiamo creato dei canoni per definire la “guerra corretta” da quella “illegale”.
Come se fosse possibile dichiarare “giusta” e conseguentemente “legale” una guerra.
Proviamo a comprendere.
Il Treccani ci insegna che la “guerra” è un “Conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi”
Nel diritto internazionale, infatti, è definita come una “situazione giuridica” in cui i “belligeranti” possono, entro limiti normati, usare la violenza contro lo Stato avversario. Può pretendere, inoltre, che gli Stati non belligeranti rimangano “neutrali” ed “imparziali”.
I belligeranti possono attaccare e colpire sia il territorio che le persone e i beni dell’altro stato.
Una “guerra” può essere “Santa”, “preventiva”, addirittura “umanitaria” ma può essere anche “giusta”?
Può l’uomo essere ancora così involuto da necessitare la distruzione dell’altro per sentirsi “sicuro”? Parrebbe di sì.
La Carta delle Nazioni Unite e, coerentemente, l’art. 11 della Costituzione italiana definiscono la guerra un mezzo di risoluzione delle controversie internazionali o uno strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e ne ammettono l’uso esclusivamente come difesa nei confronti di aggressioni esterne.
La volontà di uno Stato di attaccare un’altro Stato va dichiarata attraverso un atto formale denominato “dichiarazione di guerra” attivando, conseguentemente, il diritto internazionale di guerra.
Essendo questa la base normativa  che ci permette di dichiarare “civile” l’atto più incivile che è, appunto, il sopraffare l’altro fino ad ucciderlo, distruggerlo, annichilirlo, desidero provare a comprendere quale possa essere una posizione “normativamente corretta” dello nostra amata Italia.
L’Italia allorquando le proprie Istituzioni dichiarano di “non essere in guerra con la Federazione Russa ma di essere schierati con l’Ucraina” è in una situazione di rispetto della Carta e della propria Costituzione?
La “non belligeranza” impone di essere “neutrali”. Inviare armi ad una sola parte contendente senza inviare uomini armati garantisce il rispetto della Costituzione? Delle norme che garantiscono il nostro stare insieme?
Cosa sono le “armi difensive” in una guerra?
La Costituzione prevede “ l’uso (della guerra) esclusivamente come difesa nei confronti di aggressioni esterne”.
L’Italia è, inoltre, membro della NATO, alleanza difensiva degli Stati membri. In quanto tale deve rispettarne le Statuto e fornire mutua difesa fra gli Stati membri.
L’Ucraina, però, non è un membro della NATO.
Vorrebbe esserlo, qualcuno ritiene che sia opportuno che lo sia, ma oggi non lo è.
Il governo ed i media si spendono in cavilli giuridici, di azzeccagarbugli memoria, per definire l’Italia come Stato non belligerante.
Ne siamo tutti felici credo, certamente lo sono io. Ma questa affermazione può essere ritenuta vera?
Mi sono chiesto se la “guerra” può essere “giusta”.
Cosa vuol dire “giusta”? In funzione di quale logica è “giusta”? Chi lo decide ho scritto.
Domande solo apparentemente semplici.
Il presidente Putin dichiara che la sua azione non è una guerra ma una “Operazione Speciale”?
Il presidente Biden dichiara Putin un assassino e va a difendere il popolo ucraino.
L’Europa tutta dichiara l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito Russo un atto di guerra, non dichiara la guerra ma compie atti che, guardandoli dall’esterno, tutto sembrano meno che “neutrali”. Conseguentemente potrebbero sembrare un atto di guerra. Sempre cavilli, ma la gente muore, le città vengono distrutte (qualcuno le ricostruirà e ci guadagnerà, questa è un altra faccia della guerra).
Cavilli utili a chi ritiene di essere “immortale”.
Cavilli inutili, anzi dannosi, per chi sa di essere “mortale”.
Noi “cittadini semplici” sappiamo di esserlo e, molto francamente, ci stiamo un po’ stufando di fiumi di chiacchiere con cui ci inondano per “convincerci” che quanto sta avvenendo è colpa di un “cattivo” alle cui azioni “noi buoni” stiamo reagendo per il “bene”.
Chissà perché noi “reagiamo” sempre. Potremmo “agire”, “prevenire”, “ascoltare”, “mediare” qualche volta.
Potremmo rappresentarci come “portatori di nostri interessi” e non come i “buoni che salvano il mondo”.
A noi “cittadini semplici” interessa vivere in pace con tutti. Magari “pace armata” ma nel benessere e nel rispetto di ogni idea di sistema sociale. Vorremmo mantenere la “nostra pace” e non “esportarla” a casa degli altri pretendendo che gli “altri” non esportino la loro “idea di pace” e di “modello economico” a casa nostra.
Noi “cittadini semplici” vorremmo che i cosiddetti “grandi del mondo”, con spirito altruistico, lavorassero per trovare un nuovo equilibrio mondiale, non “globale”.
Noi “cittadini semplici” vorremmo tornare a vedere i nostri figli vivere nella vita di noi mortali e non in quella di un “metàverso” che, alla fine, noi chiamiamo “finzione”.
Illustri “grandi della terra” trovate un “tavolo”, a Yalta magari è ancora apparecchiato, e ridateci la voglia di essere felici. Felici nella nostra semplicità di tutti i giorni. Felici nel vedere che i nostri figli possono costruirsi liberamente il loro futuro, pensare ad una famiglia, comprarsi una casa ove vivere la propria vita, lavorare e, se lo vogliono e hanno saputo essere meritevoli di successo, anche economico, comprarsi una barca, una fuoriserie, un viaggio in giro in un mondo libero di muoversi. Senza eccessi di regole che ci chiudono in casa.
Se poi, o voi “grandi della terra, trovate ancora del tempo per noi “cittadini semplici” potreste passare per Reykjavik e firmare un nuovo patto contro il proliferare degli armamenti. Noi “cittadini semplici”, infatti, preferiremmo che i nostri soldi fossero usati per il nostro benessere e non per la nostra distruzione e, per poterlo fare, questa volta si, servono regole condivise e patti rispettati da tutti. Per esempio creando stati cuscinetto fra chi potrebbe percepire l’altro come “nemico”.
Infine, agli opinionisti italici, smettete di parlare di libertà, insegnare cosa sia la libertà, impedendo agli altri di esprimere “liberamente” un pensiero diverso dal vostro. Noi “cittadini semplici”, senza certezze paradigmatiche e di una parte, vorremmo poter ascoltare e ragionare autonomamente e ci divertiamo (in realtà assai poco) allorquando qualcuno, magari con un accento folcloristico per chi vive fra noi da così tanti anni, punta il dito verso un altro essere umano dichiarandolo “persona che fa propaganda per il nemico” ma si dimentica di dire quali siano i suoi “amici” che ne conducono il pensiero.
Purtroppo nel mondo di oggi, noi “cittadini semplici” lo abbiamo ben compreso, vale un vecchio detto popolare italiano. Quello che recita “il più pulito ha la …..”.
Non pensate, o voi grandi della terra e voi portatori del pensiero unico, che noi “cittadini semplici” siamo fessi. Distratti si, fessi no.
E la “paura di quello che abbiamo davanti” potrebbe portarci a parlare insieme fra di noi. Da “cittadini semplici” ma interessati, molto, a rimanere “uomini liberi”.
Liberi per davvero.
Ricordate che il Manzoni, a scuola, almeno sui banchi di scuola, lo abbiamo letto allorquando scriveva “tra queste deplorabili guerricciole con sé e con gli altri, aveva varcata la puerizia”.
Ehhh …… parole sante.
Ignoto Uno
08/05/2022
1993 - 2022
verso la terza repubblica.
Il 30 aprile 1993 fu il giorno simbolo della fine della prima repubblica italiana.
Bettino Craxi, leader del partito socialista, fu sottoposto al hotel Raphael di Roma ad una sassaiola .
Quel gesto simboleggiò la volontà del popolo italiano che il ceto politico del pentapartito, la maggioranza del tempo, lasciasse il potere. Praticamente tutti meno il Partito Comunista ed il Movimento Sociale Italiano. Il primo, negli Enti locali, era partito di governo ma non fu praticamente toccato dalla vicenda di mani pulite. Vi era il cosiddetto “consociativismo” con il pentapartito, ma quest’ultimo prendeva tangenti a livello di governo ma diveniva un “santo” a livello locale. Questo il “teorema” di quel periodo.
Fu veramente quell’odio, rappresentato da quella sassaiola, sentimento popolare puro? Quasi certamente sì.
Quanto, però, fu etero diretto da poteri esterni che avevano l’interesse di indebolire l’Italia abbattendone il gruppo dirigente? Poteri che, trovando, magari, qualche alleato italico in alcuni ambienti politici, sindacali ed in alcuni ambiti allora non così determinanti del sistema economico del paese, si predisponevano a prendere il controllo del sistema. Esattamente quei mondi che usciranno intonsi da quella bufera giudiziaria e dalla stessa poterono trarre evidenti vantaggi.
Solo gli storici potranno spiegarci le profonde e variegate ragioni che causarono quel periodo. Certamente l’Italia, in quegli anni di creazione di un nuovo paradigma geopolitico conseguente alla caduta del muro di Berlino, fu esclusa a causa di quel momento entropico, forse rivoluzionario, dalla corsa alla leadership europea.
L’Italia passò da un ceto dirigente, non solo politico, che aveva la lungimiranza di proporre tavoli come quello della “esagonale” alla pochezza di oggi. Esagonale tanto carsicamente osteggiata dalle forze middleuropee. Esagonale che avrebbe posto l’Italia al centro degli interessi emergenti dei paesi ex patto di Varsavia.
Al contrario la nostra amata Italia in questi trenta anni ha dovuto subire un lento, ma costante, declino rallentato esclusivamente da un leader inventato dal nulla quale Silvio Berlusconi. Berlusconi che fu, successivamente, normalizzato alle esigenze del centro Europa attraverso varie azioni giudiziarie, di cui non conosco gli aspetti relativi alla giustizia ma non posso che vedere come altri nella nostra amata Italia non abbiano dovuto vivere una altrettanto persistente attenzione.
Alla base di quel odio, nel periodo di mani pulite, vi fu una campagna mediatica e giudiziaria che pose al centro il finanziamento illecito dei partiti.
Oggi, a distanza di meno di trenta anni, in attesa della parola degli storici, si iniziano a comprendere le logiche che permisero l’annullamento di un ceto politico e non di un altro. Direi chirurgicamente.
Inizia ad essere plastica la distanza fra quei politici e la grande maggioranza degli attuali.
Non conosco italiano che sia disposto a dichiarare che la corruzione, non solo del ceto politico, in Italia sia stata debellata da quella azione giudiziaria anzi il percepito comune è che sia ancora più capillare di quei  tempi.
Drammaticamente questi elementi di ragionamento sono centrali nelle scelte quotidiane di noi “cittadini semplici” italiani e la nostra delusione cresce senza sosta.
L’Italia è molto peggio oggi di allora, questo il pensiero comune.
Di chi la colpa? Vi è un mandante? Vi sono dei traditori della Patria che attraverso la creazione di questo senso di impotenza collettiva hanno creato le condizioni per svendere la nostra amata Italia a degli invasori?
Domande gravi in un tempo grave.
È proprio vero quanto ci insegnavano i nostri nonni allorquando ci dicevano che chi lascia la strada vecchia per la nuova…….
Da quel 30 aprile 1993 noi “cittadini semplici”, forse un po’ troppo impegnati a pensare solo a noi stessi, abbiamo potuto veder fiorire formazioni politiche nuove o, in alcuni casi, formazioni politiche vecchie con nomi nuovi.
Dopo le urla nelle piazze che al tempo chiedevano, e garantivano, assoluta onestà, dopo poco meno di trenta anni in costante caduta libera della nazione governata da politici e tecnici bravi ad auto osannarsi e altrettanto poco bravi a edificare una Italia solida e con un futuro, oggi abbiamo nuove piazze urlanti, nuovi salvatori della patria. Nessuno, o quasi, disposto a richiamare l’Italia alle proprie responsabilità, all’impegno, ai sacrifici necessari per costruire un rilancio stabile della nazione.
Da trenta anni viviamo nell’era dei sondaggisti, non degli statisti. Viviamo nell’era degli opinionisti tuttologi, tanto urlanti, altrettanto insignificanti.
Quanto rimpiango momenti televisivi come quello che vide un allora giovane onorevole Francesco Cossiga, poi indimenticabile Presidente della Repubblica, dichiarare ad un attento e silenzioso “moderatore” che sull’argomento proposto sarebbe stato breve nel rispondere, avrebbe parlato “solo cinque minuti”. Non era l’era dei social network, era l’era dei “ragionamenti” e delle “convergenze parallele”. Altri tempi. Tempi colti. Bei tempi comparati al nulla di oggi.
Oggi, come nel 1993, di nuovo urla e tanti indici puntati! Mi chiedo quanti di coloro che tirarono sassi, veri, quel giorno a Bettino Craxi avessero chiesto almeno una volta nella loro vita una raccomandazione, un aiutino, una spintarella, un favore alla politica o al ceto dirigente. Mi chiedo quanti di coloro che si alzano a censori oggi possano dichiarare di essere stati sempre scevri da mediazioni con qualche potere.
Purtroppo la nostra amata Italia non ha mai risolto la propria questione morale. La sinistra non ha un Enrico Berlinguer, il mondo laico non fa emerge uno Spadolini. Il mondo cattolico non esprime un Zaccagnini, Fanfani, tantomeno un De Gasperi.
Tempi diversi quelli di oggi.
Per questo l’Italia è ridotta ad essere una nazione che non sa garantire futuro nemmeno ai suoi giovani migliori.
Noi italiani adulti i colpevoli. Noi tutti.
Chiedevamo riforme trenta anni fa, chiediamo le stesse riforme oggi.
Il motivo è semplice, le riforme devono riguardare, e toccare gli interessi, esclusivamente degli altri. Sempre gli altri.
Gli italiani sanno sempre quello che devono fare gli altri italiani.
Oggi è tempo di cambiamenti perché nei tempi gravi vince chi sa cambiare meglio e prima.
Oggi non è tempo di trasformisti, di urlatori, di indici puntati. È il tempo del fare, del costruire insieme. Di trasformare la nostra amata Italia in una nazione con un radioso futuro.
Tutti sono chiamati a fare la propria parte ricordando sempre che il potere di delega è un potere che richiede grande saggezza e lungimiranza, richiede onestà intellettuale ed altruismo, richiede amore per il futuro.
Trenta anni fa molti italiani questo amore lo avevano, furono manipolati, credettero nei pifferai magici, divisero in innocenti e colpevoli la società civile.
Craxi, questo, lo disse a modo suo in un storico intervento alla Camera dei Deputati. Gli italiani di oggi, però, non hanno memoria.
Gli italiani, cittadini semplici di oggi, hanno il dovere di fare tesoro di quegli errori che furono fatti nel delegare ma hanno, anche, il dovere di ripartire tutti insieme per un nuovo cammino, una marcia, tutti insieme. Ognuno con la propria quota di peso del cambiamento sulle spalle.
Un percorso che dia un futuro ai nostri figli. Noi più adulti abbiamo sbagliato, noi più adulti siamo chiamati alla ricostruzione morale e socio economica della nazione più degli altri perché banalmente siamo più colpevoli degli altri se la nostra amata Italia è quella che è oggi.
Ai figli della nostra Italia abbiamo il dovere di garantire un futuro concreto, un futuro qui nella nostra patria e non esuli da qualche parte nel mondo.
Questa è la nostra casa, di noi cittadini semplici, non la loro.
Perché oggi, purtroppo, in questo mondo così grave, vi è di nuovo un NOI ed un “loro”.
Dobbiamo avere il coraggio di prenderne atto capendo che i “loro” sono tutti coloro che si vogliono “divorare” il meglio del nostro magnifico paese.
Ignoto Uno
04/05/2022
Oggi è tempo
di patrioti
e non di partigiani.
Che cosa è il patriottismo e, conseguentemente, chi è un patriota?
Il “patriottismo” è il sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria. È un sentimento puro, senza secondi fini, senza interessi di parte, personali. È donarsi, addirittura immolarsi per la propria Patria.
Questo porta ha chiedersi, e comprendere, cosa sia la “Patria”. La Patria è un “popolo” i cui membri sono  nati in un “territorio” e che, singolarmente e congiuntamente, sentono di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni ad esso. È un popolo che sente il valore della terra ove è nato, l’appartenenza a quel “suolo” delimitato da “confini” certi.
La Patria è percepita come “benigna”, di essa si ha nostalgia quando ci si allontana, si emigra, se ne è esule.
Per la Patria si combatte e si muore, per la Patria si lotta per tenerla unita, indipendente, libera.
Chi questo non fa è un “traditore”. Traditore della Patria, poche sono le scelte più disonorevoli di quella di tradire la propria Patria.
Questo ci porta a vivere con estremo disagio, addirittura disgusto, chi piega gli interessi della nostra amata Italia, la nostra Patria, ad interessi di “altri”. Parteggia per “altri”. Facilita “altri”, anche a discapito dei propri “fratelli”, i compatrioti. Antepone se stesso, i propri interessi, a quelli collettivi della Patria.

Partigiani questi ultimi, non “patrioti”. Vi può non essere differenza, vi può essere una distanza incolmabile.
I “partigiani” nella seconda guerra mondiale furono “patrioti”. Oggi?
Oggi i “partigiani” sono coloro che parteggiano. Sono coloro che si schierano da una determinata parte, che aderiscono a un partito sostenendone le idee, seguendone le direttive, per lo più con spirito fazioso e settario. Certamente acritico. Addirittura a discapito degli interessi collettivi della Patria.
Quanti “partigiani” siamo costretti a sopportare nella nostra amata Italia. Li vediamo in Parlamento, in televisione, nelle piazze.
Parlano perché devono ripetere acriticamente il loro “mantra”. Parlano, quasi mai pensano. Parlano e, nel parlare, si sentono intelligenti, importanti, realizzati.
I “partigiani”, quelli delle “brigate bianche o rosse”, quelli della “Osoppo”, quelli erano “patrioti” non “partigiani”. Divenivano “partigiani” esclusivamente perché combattevano coloro che avevano “invaso” la nostra Patria. Combattevano, si immolavano, contro l’invasore.
Oggi? Cosa sono i tanti parlamentari, opinionisti, urlatori di strada e di tubo catodico, che parlano, quasi mai pensano, e, nel loro agire, favoriscono l’agonia della nostra Patria ed il saccheggio della stessa da parte di forze straniere? Nuovi lanzichenecchi che vengono, razziano, fanno “schiavi economici” gli italiani con l’aiuto di altri italiani.
Altri italiani che sono, per l’appunto, “partigiani” e non “patrioti”. Difendono la loro “parte”.

Oggi è tempo di “patrioti”, la nostra amata Patria, la nostra amata Italia, di questo ha necessità.
Uomini e donne che sappiano cosa sia la Patria, non parlino a vanvera. Uomini e donne che, sapendo chi essi siano, da dove provengono e dove vogliono andare, sappiano trovare alleati loro pari con cui parlare, trattare, da “pari”. Non da “succubi” o da “partigiani”, magari essendo “parte” di chi ha interesse di venire a “saccheggiare” la nostra amata Italia.
Ecco, da “cittadino semplice”, prego perché ognuno di noi sappia trovare al suo interno il senso della Patria e, guardando fuori da se stesso, sappia riconoscere nell’altro il “patriota” in chi è “puro” e, da “compatriota”, inizi la marcia verso la vittoria.
Da “compatrioti”, senza fini personali ma per l’amore che dobbiamo alla nostra terra, quella ove siamo nati ed ove desideriamo che possano vivere i nostri figli.
Una terra libera, sana, etica. Una terra “madre” e non “matrigna”.
Una terra ove si pensa con il “Noi” e non con l’”Io”. Una terra che premia chi produce ed ha successo onestamente perché egli è esempio per gli altri.
Una terra altruista.
Una terra amica.
Oggi cari “cittadini semplici” come me è il tempo del riscatto per il troppo ritardo che abbiamo avuto nell’alzare la testa, prima, ed il dito, poi, per dire una cosa, solo apparentemente semplice: io sono italiano, voi?
Ignoto Uno
30/04/2022
Dal 25 Aprile
al DIgital Service Act,
Le istituzioni politiche dell’Unione Europea hanno trovato un accordo sul Digital Services Act (DSA).
Atto finalizzato formalmente a dare più responsabilità alle grandi aziende tecnologiche sui contenuti che ospitano.
Il DSA prevede, infatti, misure contro la “disinformazione” e i “contenuti illegali” o che potrebbero “risultare nocivi”.
Quali gli strumenti che dette grandi aziende del web hanno per definire ciò che è “nocivo”?
Inoltre “nocivo” a chi? Rispetto a che cosa?
“Informazione illegale”? In questi anni, ed ancor più in queste ultime settimane, stiamo vivendo il caso di Assange, giornalista che ha reso pubblici atti segretati negli Stati Uniti. Mi chiedo se l’aver violato il segreto sia stato Assange o chi al giornalista ha fornito i documenti? Mi chiedo a cosa serve una informazione con il   “bavaglio”? Mi chiedo se è informazione o propaganda di potere un sistema dei media, tutti i media, che non abbia l’assoluta libertà di produrre e rendere pubblico qualsivoglia documento, notizia, di cui entri in possesso?
Il cosiddetto quinto potere è tale proprio perché rende noto anche quanto il potere costituito non vorrebbe far vedere, esiste per rendere noto all’opinione pubblica  anche i rumori di sottofondo, esiste per rendere noto ciò che è “scomodo” ai potenti. Il quinto potere è “potere” se autonomo.
Se l’informazione non fosse questo non avremmo avuto il Watergate per esempio. Ne siamo tutti consapevoli?
L’Istituto Luce di fascista memoria narrava i partigiani come “banditi che compivano azioni terroristiche” e non come “resistenza ad un potere dispotico”. Il 25 aprile è la data in cui l’Italia festeggia esattamente quella capacità di “resistenza” partigiana per la “libertà”. Libertà di pensare ed esporre il proprio pensiero pubblicamente in primo luogo.
In termini estensivi potremmo dire che il processo a Galileo Galilei, oggi in costanza di fact checking, non avrebbe visto una contrapposizione sui media fra opinioni diverse sulla sua teoria. Teoria che sarebbe stata immediatamente bollata come “fake news”. Quante “notizie” bollate come “fake” in questi tristi tempi di “pensiero unico” risulteranno “vere”?
Chi decide quale sia la verità? Il “potere” che la impone togliendo il contraddittorio. Togliendo la “contro informazione”. Togliendo la libertà di pensare!
Un tempo la chiamavano “censura” e la si additava come strumento delle dittature, tutte le dittature qualsiasi fosse il posizionamento filosofico o culturale, per annullare l’opposizione.
Oggi, nell’era del fact checking, strumento che in pochi secondi indirizza ciò che è “giusto” da ciò che è “sbagliato”, si applaude una norma ove il diritto del pensiero opposto è annullato.
In fondo, da tempo, i social network decidono, cancellando dal sistema gli oppositori al pensiero dominante, ciò che è “corretto” da ciò che non lo è.
La domanda, però, si ripete: corretto per chi? A quale fine?
A questo punto mi chiedo che cosa sia oggi la libertà?
Siamo sicuri che questo 25 aprile sia ancora da festeggiare o sia arrivato il momento di tutelarne i valori che esprime?
Ragioniamoci insieme. Per noi. Per il futuro dei nostri figli.
Ignoto Uno
25/04/2022
Impeachment in USA,
quale futuro?
Le elezioni di Midterm in Stati Uniti si terranno l’8 novembre 2022.
Evidentemente un momento storico per la democrazia statunitense e per tutta l’Europa.
Stati Uniti con devastanti lacerazioni interne sia per quel, mai superato, rumore di sottofondo relativo ai brogli elettorali nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi, sia per le sempre più forti, e sgradevoli, notizie che vedono coinvolto il figlio del presidente Biden.
Sui brogli, mentre i media li riducono ad una boutade all’italiana, gli statunitensi, in grande maggioranza, credono che non tutto sia stato fatto per arrivare alla verità.
Sui comportamenti molto “discutibili” del figlio del presidente,  Hunter Biden, invece, iniziano ad essere prodotti documenti che mettono in forte imbarazzo il padre e gli Stati Uniti tutti.
Il risultato è nitroglicerina sulla Casa Bianca, soprattutto perché il legame fra gli “affari di famiglia del presidente Biden” e la guerra in Ucraina molti iniziano a temerlo e a non gradirlo.
Legame che, se si dimostrasse, darebbe un’altra spiegazione sia alla guerra che alle scelte, non da tutti condivise, della presidenza Biden. Guerra che ha già prodotto tantissime vittime. Prime fra tutte quelle di bambini inermi che, per una volta, vengono notate dai media occidentali usualmente assai silenti su questo drammatico tema nel mondo.
Media che, a dire il vero, sembrerebbe che abbiano già compreso tutto su questa drammatica ed esecrabile guerra senza minimamente ricordarsi che le guerre non si originano mai dal nulla e non hanno mai una sola causa. In questo caso il “nuovo Hitler”, quel cattivone di Putin. Media che
tendono a dimenticarsi che la storia la scrivono, solo dopo la fine delle ostilità, i vincitori, mai i vinti, e la scrivono come a loro meglio conviene. Che nessuno si permetta di manipolare il mio pensiero commentando questo scritto come negazionista  delle atrocità compiute dal nazismo.
Chi sarà, però, il presidente che governerà questo passaggio della democrazia statunitense?
Un Biden giorno dopo giorno più delegittimato che ha portato gli Stati Uniti in una guerra non dichiarata contro la Russia in Ucraina? Non è più così scontato. Nei confronti del presidente Biden è stata formalmente aperta infatti una procedura di impeachment di cui i principali media italiani nulla dicono.
Importante comprendere il clima sociale negli Stati Uniti e le domande che il popolo americano si sta ponendo.
La Guerra Ucraina sta producendo danni economici, sempre più gravi, in tutto l’occidente.  Anche le famiglie americane vedono un continuo crescere del proprio costo della vita e, a dire il vero, non comprendono la correlazione fra lo scenario ucraino e l’incremento dei prezzi dell’energia in USA con le dirette ricadute sul costo della vita delle famiglie.
Guerra che molti statunitensi, ed europei, non capiscono. Guerra che, come ho già scritto, sempre più, molti si chiedono se sia collegata alle poco chiare e, dovessero essere confermate, certamente assolutamente non adamantine, attività del figlio del presidente Biden in Ucraina.
Prima del rischio di deflagrazione degli Stati Uniti, oggi così divisi e lacerati, ecco prendere corpo la richiesta di impeachment nei confronti di Biden per “declino cognitivo”. Come dire meglio toglierlo perché  “fuso” che perché “delinquente”.
Impeachment già presentato al Congresso di cui in Italia praticamente non si parla.
Quali gli scenari? Quali le procedure?
La messa in stato di impeachment è compito della Camera dei Rappresentanti mentre la decisione finale, nel caso, spetterà al Senato.
Sarà il “Comitato della Camera sul potere giudiziario”, con voto a maggioranza, che determinerà se vi siano i presupposti per l’impeachment. In caso positivo la Commissione produrrà una risoluzione che verrà discussa dai rappresentanti della Camera e votata a maggioranza semplice.
In caso di voto favorevole la Camera nominerà dei “membri” che dovranno presentare il caso al Senato ove avverrà il vero e proprio processo del presidente in ordine a quanto sarà stato dichiarato indagato.
È facilmente comprensibile che in questo clima sociale all’interno degli Stati Uniti questa procedura aumenterà le tensioni nella nazione. Si parte da motivazioni di salute e si potrebbe finire ovunque.
I beni informati danno per certo che un passo indietro, ovviamente per motivi di salute, del presidente Biden sia gradito da molti. Sono già iniziate le trattative per quella che sembrerebbe qualcosa di simile ad una resa di Biden?
Sarà un caso che i media occidentali stanno parlando da alcuni giorni a reti unificate del presunto tumore alla tiroide del grande nemico di Biden, del presidente russo Putin. Lo stesso Putin che nelle settimane scorse sarebbe dovuto uscire di scena a causa di un push dall’interno del suo paese contro di lui.
Pensate quanto potrebbe ridere quel “cattivone” di Putin se nel 2023 lui fosse ancora saldamente al suo posto, il suo popolo fosse al caldo, con un rublo stabile e i supermercati pieni, mentre negli Stati Uniti fosse stato sostituito, attraverso un devastante impeachment,  l’esportatore di democrazia globale presidente Biden per incapacità conclamata a governare la sua nazione per motivi di salute ed un popolo statunitense alle prese con un dollaro in difficoltà ed un potere di acquisto sensibilmente in diminuzione.
Vi è, infine, il momento elettorale che potrebbe vedere i repubblicani di quel “cattivone” di Trump prendere il controllo di entrambi i rami del Parlamento statunitense.
Che faranno i leaders europei così schierati con le scelte di Biden a quel punto?
Come reagiranno i cittadini europei già oggi carsicamente nervosi per le tante scelte politiche dei loro governi?
Speriamo che al termine di questa entropia si arrivi ad una nuova stabilità mondiale.
Auspicabilmente, almeno da me “cittadino semplice”, in modo radicalmente opposto a quel “nuovo ordine mondiale” che qualcuno tanto vorrebbe. Una stabilità che torni ai valori antichi. Famiglia, tradizioni, lavoro, libertà questo noi “cittadini semplici” chiediamo a chi ci governa. Inclusivi e rispettosi di tutti, ma partendo da quei valori antichi che ci avevano dato ricchezza e benessere dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Estote parati dicevano i latini, i prossimi mesi rischiano di cambiare il mondo per tempi lunghissimi.
Come? Dipende da tutti noi.
Ignoto Uno
03/04/2022
Quando la storia
insegna agli stolti.
All’interno di un vagone ferroviario l’11 novembre 1918 la Germania firmava un umiliante armistizio, in questo modo terminava la Prima guerra mondiale.
La Grande Guerra aveva seminato morte e devastazione in tutta Europa, gli accordi di pace, mal gestiti, prepararono il terreno a un nuovo conflitto ancora più cruento.
La pace del 1918 ed i trattati che ne seguirono hanno insegnato a noi europei, o avrebbero dovuto, che è sempre un grave errore umiliare il nemico sconfitto, voler stravincere è sempre elemento che alimenta la guerra successiva.
La conferenza di pace di Parigi avrebbe dovuto ridisegnare la geografia politica mondiale e garantire la pace.  Così non fu, esattamente venti anni dopo l’Europa fu dilaniata da una nuova devastante guerra.
In quei venti anni vedemmo nascere il nazismo ed il fascismo.
Quali le origini del fascismo in Italia? La paura della nobiltà e della borghesia di azioni politiche di ridistribuzione del reddito e di riduzione del debito dello stato che ne avrebbero fortemente ridotto la ricchezza ed il collegato benessere.
Il bilancio della guerra era stato tragico con circa 650 mila morti. Il Paese era in ginocchio sul fronte dell'economia e il sistema produttivo stentava a riprendersi dopo la guerra.
Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio, si dimostrava incapace di frenare l’inflazione sempre più galoppante con un costo della vita quadruplicato in pochi mesi. Le folle esasperate saccheggiavano i negozi di generi alimentari, i ceti più abbienti temevano per il loro futuro.
Qualcuno riesce a vedere qualche analogia con l’Italia di oggi?
Nel caso la risposta fosse “sì”, sommessamente, porto alla memoria di tutti il fatto che la soluzione che la borghesia e la nobiltà italiana del tempo ritenne accettabile fu favorire la nascita del fascismo.
Un sistema totalitario che visse a lungo su un patto sociale con il popolo italiano basato sulla tutela della proprietà privata, in particolare impedendo che la sinistra italiana del tempo arrivasse a promulgare una legge patrimoniale.
Gli intellettuali di oggi, lo dico da “cittadino semplice” che ama profondamente la sua Italia, dovrebbero ricordare quel momento della storia e lavorare al superamento di un ceto politico in larga misura inadeguato tornando ad occuparsi in modo concreto ed altruistico della nostra Patria.
La pandemia da COVID, gestita da un ceto dirigente spesso autoreferenziale e corrotto, ha ridotto la Nazione in uno stato “comatoso”.
Qualcuno potrà dire che il ceto dirigente e politico non aveva altra possibilità per salvare vite umane durante la pandemia che fare le scelte che ha fatto e promulgato. Io, sempre da “cittadino semplice”, guardo ad oltre oceano e mi convinco che copiare le scelte degli Stati Uniti in Florida o Texas sarebbe stato molto meglio che copiare le scelte fatte a New York. I risultati parlano negli USA e, purtroppo, parlano anche in Italia.
Purtroppo la politica molto spesso ragiona per convenienze, appartenenze, schieramenti e non con lungimiranza e saggezza.
Oggi la partitocrazia italiana è fortemente delegittimata. Quasi ilare vedere politici di lungo corso dichiarare che negli ultimi venti anni in Italia non sono state fatte scelte lungimiranti. Sommessamente, sempre da “cittadino semplice”, chiedo loro se chi fa queste dichiarazioni oggi è il fratello gemello, oppure un avatar, di quello presente in Parlamento negli ultimi decenni.
L’Italia, la nostra amata Italia, oggi necessità di un nuovo ceto politico con caratteristiche che lo renda autorevole di fronte alla maggioranza degli italiani. Un ceto che abbia nella competenza, nell’altruismo e nella saggezza forti elementi cardine dei propri comportamenti.
Purtroppo non riesco a vedere, almeno per ora, emergere quanto io auspico vedere.
In piazza solo urlatori che scimmiottano il Movimento 5 Stelle ante litteram.
Per fortuna, ne sono totalmente certo, l’Italia ha fra i miei compatrioti molti italiani con le caratteristiche da me così fortemente agognate.
Sperando di essere ancora in tempo, è arrivato il momento di ricordarsi Guareschi e, sia se centristi sia se più marcatamente di una parte laterale dell’emiciclo della politica, fare un passo avanti e dire “presente”.
In caso contrario la storia, molto probabilmente, si ripeterà con un nuovo “Salvatore della Patria”.
Cui prodest?
Ignoto uno
31/03/2022
In guerra per
“solidarietà”.
Sicuri che non sia un ossimoro?
Il tema della “solidarietà” sembrerebbe al centro della politica europea ed italiana da anni.
Prima con la pandemia da COVID, oggi con questa aberrante guerra sul suolo dell’Ucraina, ancor prima con i flussi migratori nel mediterraneo.
L’agenda della politica ha, da sempre, ammantato tutto di “solidarietà”.
Questo mi stimola a fare un lavoro di analisi sul concetto profondo che si cela dentro questa importantissima e magnifica parola.
La solidarietà è “altruismo”.
La solidarietà è “predisposizione ad aiutare gli altri ad affrontare i loro problemi con atteggiamento libero da secondi fini”.
La solidarietà è “sostegno reciproco nella consapevolezza che solo se in equilibrio un sistema sociale può essere duraturo”.
In equilibrio, in modo disinteressato, libero da secondi fini.
Ricordandoci sempre che anche il mondo, preso nella sua globalità, è un sistema sociale.
Sono questi alti valori che stiamo vedendo applicati nella tanto evocata “solidarietà” occidentale? Io credo di no. Drammaticamente no, tristemente no.
La “solidarietà” oggi, nel nostro Occidente e nella nostra amata Italia è uno “strumento di potere”, un “sistema economico clientelare”, un elemento “divisivo e strumentale”.
Il risultato è che si vedono sempre più chiaramente segni di “odio fra poveri”, fra reietti, fra esclusi dalla stabilità e dal benessere.
Solidarietà che rischia di divenire strumento per dividere ed imperare. Solidarietà per tramutare esseri umani, i più in difficoltà, in “prodotti” su cui guadagnare.
Triste questo Occidente che così ha ridotto se stesso. Tutto l’occidente, anche quella parte dello stesso che più ha il mandato di essere solidale.
“Solidarietà” parola magnifica, importantissima, centrale nella crescita dell’umanità, oggi ridotta a “clava divisiva”.
Questo è inaccettabile, odioso.
Permettetemi di dire una parola “politicamente non corretta”: squallido.
Inaccettabile vedere i poveri esuli ucraini - anziani, donne e madri, bambini - usati come strumento sostitutivo  di altri “poveri” quali sono coloro che per scelta personale, legata alla paura della morte, hanno ritenuto di non vaccinarsi contro il COVID.
Paura della morte la ragione drammatica che ha portato milioni di ucraini a scappare dalla loro amata patria.
Paura della morte la ragione, altrettanto drammatica, che ha portato molti italiani a preferire di perdere il lavoro ed entrare nella spirale del rischio della povertà allorquando hanno scelto di non vaccinarsi.
Forza ben pensanti scandalizzatevi, urlate il vostro sdegno per le mie parole ma, finito l’esercizio, provate a guardare i fatti con gli occhi dell’altro.
Perché giudicate in modo asimmetrico la paura della morte a secondo del vostro punto di vista?
Provate a rispettarla sempre e tutta la paura della morte, non ad interpretarla a vostro piacimento.
Siate per una volta veramente solidali. Donate e non manipolate.
Credetemi non è poi così impossibile. Il non fare questo esercizio, permettetemi di dire di umiltà, crea rischi sul futuro e sulla credibilità della nostra amata Italia, dell’Europa e di tutto l’occidente.
Quali valori stiamo proponendo? Quelli di manipolare demagogicamente chi soffre per mantenere il potere e mangiare sopra la loro povertà e sofferenza?
Quanto può ancora durare tutto questo prima che la reazione sia così forte da spazzare via tutto, anche le cose buone che, anche oggi, vengono fatte?
La “pace” è mediazione, dialogo, sopportazione del non sopportabile con il fine di arrivare ad una sintesi condivisa con l’altro, con l’avversario, l’interlocutore.
Esattamente quello che stiamo chiedendo al leader russo Putin di fare e, correttamente, dichiariamo che lui non ha fatto. Posso, però, sommessamente chiedere a noi occidentali se noi lo abbiamo fatto nei confronti della Russia?
“Pace” in Ucraina fra gli interessi di Putin e quelli di un Occidente nascosto dietro alla NATO ma ancor più nascosto dietro al legittimo desiderio del popolo ucraino di vivere liberamente la propria patria.
La pace si costruisce comprendendo l’altro, sapendosi fermare prima della guerra. Putin non lo ha saputo fare. Noi occidentali, noi NATO, siamo sicuri di non aver esagerato in questi anni in Ucraina?
Veramente volete, o voi grandi della terra, far credere a noi “cittadini semplici” che non sarebbe stato possibile dal 2014 ad oggi raggiungere un vero equilibrio fra i diversi, anche opposti, interessi di Occidente e Russia Putiniana? Possibile che l’unica opzione sia spingere la Russia verso un colpo di stato interno per avere, in seguito, un interlocutore più malleabile? E che farà l’occidente se questa ennesima esportazione di democrazia fallisse? In fondo esempi di fallimenti analoghi ne abbiamo visti tanti.
Non è che, forse, tutti voi, nessuno escluso da entrambi i lati del tavolo del contendere, pronunciate sempre la parola “solidarietà” ma, molto più prosaicamente, nel vostro animo, la leggete “tutela cinica dei nostri interessi”? Interessi ovviamente da tutelare sulla pelle, attraverso la pelle, dei poveri ucraini?
E domani chi saranno gli agnelli sacrificali della vostra bulimia di potere celata dietro la occidentale immensa capacità di essere “solidali a modo nostro”?
Solidarietà, parola immensa, soprattutto se unita alla parola “etica”, quella che permette di scegliere comprendendo dove sia il “bene” e dove il “male” non attraverso lo strumento dell’”interesse personale”.
Proviamoci, è forse già tardi, ma dobbiamo provarci.
Questo noi “cittadini semplici” chiediamo a voi “grandi della terra”, banalmente, un cambio di passo.
Magari una nuova Yalta. Sapete certe volte copiare è molto meglio che inventare. A me lo ha insegnato Giovanbattista Vico. Lettura interessante, credetemi.
Ignoto Uno
27/03/2022
Egregio direttore
leggo con piacere l’intervento delle Nazioni Unite a tutela della giornalista russa che ha voluto usare la sua azienda per esprimere il suo dissenso rispetto alle decisioni del governo della sua nazione.
Le Nazioni Unite, infatti, chiedono formalmente alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv russa Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola.
Giusto, finalmente l’ONU batte un colpo.
Alcune considerazioni però mi vengono spontanee.
Dichiarando, meglio essere chiari per non essere strumentalizzati, la mia più assoluta solidarietà per chiunque voglia esprimere con comportamenti non violenti il proprio dissenso alle scelte del governo della propria nazione e il piacere per l’attenzione che la scelta di “disobbedienza civile non violenta” da parte della giornalista russa sta ricevendo dai media occidentali, in particolare modo italiani, posso sommessamente chiedere, sempre da “cittadino semplice”, perché la giornalista russa viene dichiarata eroina per essersi esposta contro le scelte del presidente Putin mentre se un vice questore italiano, non nel suo posto di lavoro ne in divisa, esprime idee in dissenso al governo italiano possa, anzi debba, essere sospesa dal lavoro?
Sospendere dal lavoro una giornalista russa che strumentalizza il suo posto di lavoro entrando in diretta con un cartello “antagonista” è un “fatto anti democratico”, non lo è se un vice questore fuori dal suo posto di lavoro e senza divisa esprime la sua opinione in dissenso sul Green Pass ed il suo uso in Italia.
Sbaglierò ma mi sembrano entrambi atti in dissenso.
Vi è, poi, l’aspetto dell’arresto della giornalista.
Fatto grave, anzi gravissimo, ma mi ricorda l’arresto di un tale Assange che proprio ieri ha visto confermata la sentenza di estradizione dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti.
Estradizione richiesta dal governo statunitense ai tempi di Obama banalmente perché il giornalista Assange ha reso pubblici dei documenti di cui era entrato in possesso, da giornalista appunto.
Quali le differenze fra i due giornalisti? Ovviamente i casi sono diversi, peccato che Assange aveva esclusivamente svolto il suo lavoro di giornalista mentre la sua collega russa ha strumentalizzato il suo posto di lavoro per un atto di dissenso.
Posso, inoltre, sommessamente, chiedere che cosa pensa l’ONU del fatto che molti governi stanno armando la popolazione civile ucraina?
Veramente crediamo che dei civili possano fermare le truppe russe? Veramente crediamo che i “berretti verdi” russi si preoccupino della presenza di cittadini armati totalmente impreparati alla guerra?
Io non lo credo.
Questi poveri civili, verso i quali esprimo la mia più totale solidarietà umana, mi sembrano degli “scudi umani” a tutela di truppe, probabilmente mercenarie, adeguatamente preparate per combattere le truppe scelte russe.
Questo è etico per chi, come l’Onu,  ha come missione garantire la pace nel mondo?
La pace si costruisce trovando le mediazioni e gli equilibri fra le posizioni di tutti gli attori in campo.
Questo non si vede all’orizzonte ed è drammatico per tutti noi “cittadini semplici” e pacifisti veri.
Sembra che qualcuno la voglia la guerra in Europa.
Perché?
Ecco, al di là, della tanta demagogia e propaganda che possiamo vedere da tutte le parti, questa è la mia domanda ai “grandi del mondo”: perché?
Ignoto Uno
16/03/2022
Uniamoci
Non posso che UNIRMI alle parole di Ignoto Uno in risposta al post pubblicato dalla Dottoressa Nandra Schilliro.
Parole che condivido.
Parole che suonano forte, nel sobrio e distinto comportamento di chi, consapevole del rischio che corre, non si tira indietro e con dignità difende i diritti di quella gente che e' discriminata, vessata e perseguitata, mettendo in gioco la propria carriera e pagandone le conseguenze, ma Fedele al Solenne Giuramento fatto.
Scritti che lanciano messaggi di Unione, speranza, solidarietà, non strombazzati, gridati, urlati, ma sussurrati affinché giungano nel cuore di ciascuno e risveglino la coscienza.
La coscienza di chi sente ascoltandoli i sussurri.
E il compito di giornalista e' quello di percepire e cogliere i sussurri tra tutti i rumori e sottoporli a Voi tutti.
Per cui a seguire leggerete il post di Nandra, la sua sorpresa nel ricevere la inattesa risposta di ciò che le scrive Ignoto Uno, che come ci ha abituato, lancia quei messaggi che fanno riflettere e che invitano ad unirci.
Ettore Lembo

È inevitabile che in questo momento il mio pensiero vada a tutti coloro il cui lavoro è particolarmente legato al costo degli idrocarburi e della corrente elettrica.
Io, voi che mi seguite ben lo sapete, conosco direttamente la preoccupazione di chi teme di perdere il proprio lavoro e di dover iniziare una nuova vita.
In queste settimane abbiamo visto molte aziende chiudere a causa della crisi energetica. Dalle cartiere, alle acciaierie, dalle aziende agricole alle tante piccole e medie aziende alimentari, solo per citare alcuni fra i troppi esempi. Veramente troppi, probabilmente evitabili.
In queste ore penso a tutti i lavoratori del settore trasporto su gomma, i camionisti per primi, e ai lavoratori del settore della pesca. Due mondi del lavoro che si vedono costretti dai costi oramai insostenibili a fermarsi. Penso alle loro famiglie, ai loro figli.
Non posso che comprendervi ed esprimere a ciascuno di voi, come a tutti coloro che stanno perdendo il proprio lavoro, tutta la mia vicinanza e solidarietà.
Io, come tantissimi altri, del resto, vivo questa esperienza di preoccupazione, perché difendo il diritto a vivere senza dover esibire una tessera e senza l’obbligo di vaccinarmi. Preoccupazione di perdere il lavoro e la conseguente libertà che solo un onesto lavoro può dare, che ci accomuna tutti, qualsiasi sia la motivazione.
Per questo sento dentro di me il dolore e l’ansia di chiunque oggi, pur avendo l'altissimo desiderio di portare a casa quanto necessario alla propria famiglia attraverso il duro e sano lavoro, comprende che non può fare altro che fermarsi.
Oggi al centro dell’attenzione di molti gli uomini e le donne il cui lavoro dipende dal costo degli idrocarburi.
Quanto sta accadendo ci fa comprendere quanto sia importante che, ora e subito, ciascuno faccia la propria parte per far risorgere il nostro Paese, la nostra Italia.
Si parla tanto di guerra in Ucraina, guerra che, esattamente come accade nel secondo dopoguerra, sta finendo di distruggere il nostro sistema sociale.
Alla fine della seconda guerra mondiale gli italiani uniti riuscirono a ripartire e portarono il nostro Paese a un nuovo boom economico.
A tutti noi, me per prima, ricordo che il nostro Paese va rifondato, cambiato, ma che questa rivoluzione dobbiamo farla tutti noi insieme, nel rispetto degli altri e delle leggi.
Questa è la profonda base di un popolo che crede nella democrazia e nella pace.
Viva la libertà!
Nandra

Con stupore e tanta gioia, voglio condividere le parole che Ignoto Uno mi ha gentilmente inviato in risposta al mio precedente post delle ore 10.11.
L'enorme stima che nutro nei confronti di Ignoto 1 mi spinge a invitarvi a leggere con attenzione la sua riflessione, nella speranza che condividiate le sue parole e che nasca in voi lo stesso desiderio che ho avuto io di conoscerlo.
E, come scrive spesso Ignoto Uno, uniamoci!
Nandra

Gentile dottoressa, credo sia intellettualmente onesto dire che abbiamo avuto modo di incontrarci.
In quella occasione ebbi immediata la sensazione di avere di fronte una persona attenta ai problemi della collettività e profondamente legata alla nostra amata Italia.
Un vero servitore dello Stato.
La seguo con attenzione e, spero me lo voglia permettere, vorrei unirmi a Lei nel portare la mia solidarietà a tutti coloro che stanno soffrendo perché hanno perso il lavoro a causa di una discutibile gestìone della pandemia prima e della crisi internazionale oggi.
Gli italiani e gli europei, cittadini semplici, avrebbero diritto a subire meno la demagogia e la propaganda di pochi al potere.
L’incremento dei costi energetici di cui Lei oggi parla ha origini antiche e solo parzialmente legate alla gravissima e drammatica situazione in Ucraina.
Stiamo tutti pagando scelte scellerate fatte da governanti che, i fatti lo stanno dimostrando, si sono dimostrati almeno impreparati. Vogliamo tutti sperare solo impreparati.
Ovviamente nel totale silenzio dei media.
Ai tanti imprenditori e lavoratori che stanno vivendo ore di angoscia perché temono che i loro sforzi di una vita vengano messi a rischio, suo tramite, un messaggio di speranza.
L’Italia è sempre stata capace di rialzarsi quando ha saputo unirsi e, democraticamente, ha affrontato il rischio di povertà in cui pochi avevano portato tutti.
Anche questa volta sapremo unirci.
Lavorare in alcune zone della nostra amata Italia viene detto con la parola “faticare”, si la “fatica” che porta al successo, tutti insieme.
Oggi, oggi più che mai, serve la solidarietà, quella vera, non quella delle bandiere, delle chiacchiere e degli slogan.
“Le chiacchiere stanno a zero” dicono nella capitale, io aggiungo che ci hanno anche molto, ma veramente molto, annoiato.
Ora è tempo di patrioti, è tempo di saggezza e lungimiranza, è tempo di azione responsabile.
Chi crede in queste parole si unisca, magari intorno a Lei che ha dimostrato chi è.
Infine la mia solidarietà per quanto la aspetta
Ignoto Uno
14/03/2022
Politica
energetica,
lungimiranza in Italia quella sconosciuta.
Il fabbisogno di potenza installata in Italia di energia elettrica per garantire la qualità della vita e le attività industriali e commerciali attive prima della pandemia è pari a circa 76.000 MW.
Con questa potenza installata il sistema industriale, la rete ferroviaria,  le attività commerciali e i fabbisogni delle famiglie sarebbero completamente soddisfatti.
Compreso questo, da “cittadino semplice” non esperto di questi temi, ho iniziato a far domande ed a cercare le risposte da accademici  che li studiano.
Ecco quello che ho compreso.
La potenza installata proviene da gas naturale per circa il 60%, da carbone per circa il 10% (comprato oramai pressoché totalmente in Indonesia ed Australia), da nucleare per circa il 16% (totalmente proveniente da nazioni europee), da pannelli solari ed eolico (il termiche tecnico per queste sue fonti è RER) per circa il  4%, da Idroelettrico per circa il 10%.
Quest’ultimo dovuto ai bacini idrici identificati e costruiti in Italia ai primi del ‘900, la cui capacità potrebbe ridursi al 8% a causa della siccità.
Compreso questo, sempre da “cittadino semplice”, sentendo quanto affermano molti esponenti europei e la gran parte dei partiti italiani oggi al governo, sul fotovoltaico e l’eolico, come soluzione definitiva e di lungo periodo per il fabbisogno energetico italiano, ho chiesto agli esperti del settore di spiegarmi quanto “spazio” servirebbe a sostituire il 70% della potenza installata derivante da gas naturale, pari a 45.600 MW installati, con nuovi campi fotovoltaici o eolici.
La risposta è stata questa: 206 Kmq (un ettaro è 0,01 kmq) per installare le circa 60.000 pale eoliche necessarie e superiore  ad 1 milione di kmq se si decidesse di produrla con pannelli solari, ovviamente tenendo conto di tutti gli ostacoli e delle infrastrutture già esistenti che creano limiti alle nuove installazioni.
Ovviamente questo, ancor più per quel che riguarda i pannelli solari, eliminando capacità produttiva agricola.
Teniamo presente, noi “cittadini semplici”, che la superficie totale italiana è di 302.068 kmq, ergo non vi sarebbe neanche la superficie necessaria.
Vi è, inoltre, quel  16% di fabbisogno energetico comprato all’estero proveniente da produzione nucleare. Io, “cittadino semplice”, immagino che i governanti delle nazioni ove l’Italia la compra penseranno prima ai fabbisogni interni e dopo a quelli del popolo italiano. Questo mi fa temere una riduzione anche di queste capacità.
Scopro, inoltre, da fonti di stampa che vi sono 750 pozzi di estrazione del gas disattivati in Italia per scelta politica.
Come, dobbiamo ricordarlo noi “cittadini semplici” italiani oggi che i giornali ci consigliano di comprare pasticche di iodio da utilizzare qui in Italia se in Ucraina quel cattivone di Putin dovesse utilizzare una bomba non convenzionale, sono state convertite le centrali nucleari che furono un fiore all’occhiello per capacità di innovazione quando vennero costruite. Pericolose le definirono e le chiusero, per poi comprare l’energia elettrica prodotta ai confini della nostra amata Italia da centrali nucleari meno sicure di quelle chiuse per demagogia in Italia.
Queste le scelte della politica verde, o dei Verdi, in Italia negli ultimi 30 anni.
Politica energetica che ci ha portato, a noi “cittadini semplici”, a vivere con la necessità di non accendere il riscaldamento in casa perché, molti, non riescono a sostenerne il costo.
Errori, non riesco a definirli in altro modo, che hanno visto tutti i partiti oggi presenti in Parlamento colpevoli. Speriamo in buona fede.
Oggi ci dicono che la  green economy è la soluzione. Auto elettriche (che stanno già devastando il comparto metalmeccanico italiano in termini di capacità occupazionale), pannelli solari e accumulatori (praticamente prodotti tutti in Cina e di cui nessuno parla di come potremmo smaltirli), eolico (le cui pale vengono pressoché nella totalità prodotte in Cina) non proprio compatibili con una idea di rispetto del paesaggio indispensabile per il nostro turismo.
Turismo che è la prima industria in termini sia di fatturato che di occupazione della nostra amata Italia.
Da “cittadino semplice” mi domando come si possa sopportare così tanta demagogia?
Ma mi chiedo anche se noi italiani non ci meritiamo una classe dirigente che ci ha portato in questa situazione. Siamo noi che li abbiamo votati e che gli statisti scarseggiavano fra lor signori era abbastanza evidente.
Ignoto Uno
11/03/2022
“Io non capisco, ergo domando”.
In questa povera Europa e povera Italia ove tutti hanno, sempre, le idee estremamente chiare, io, povero “cittadino semplice”, non capisco cosa vedo, ergo domando. Domando a tutti, non solo a chi ha capito tutto. Domando per aiutarmi a riflettere.
Molti parlano di Cina come di elemento che può “salvarci da questa guerra” ed allora io, sempre “cittadino semplice”, mi ricordo l’ottavo stratagemma della dinastia Chin che recita: accendi un fuoco ad est se vuoi attaccare ad ovest.
Per questo cerco di guardare ove nessuno mi vuol far guardare e … domando.
La guerra fra il globalismo e la Russia di Putin sul campo di battaglia ucraino sta continuando oramai da una settimana.
È ormai evidente che questa sia l’ennesima guerra asimmetrica. Da un lato i carri armati, i civili, le case distrutte, le città da difendere e da conquistare. Dall’altro le sanzioni economiche con i civili (russi, europei ed italiani) coinvolti e ridotti alla povertà o quasi.
In penombra le truppe mercenarie di entrambi gli schieramenti.
Vi sono, infine, gli oligarchi con i loro mega yacht e le loro mega ville sequestrate, ben 600 persone che avrebbero le nostre sorti nelle loro mani essendo destinatari di un messaggio di profonda pace: “deponete Putin altrimenti non potrete andare a giocare con i vostri Mega Yacht in giro per il mondo”.
Infine i media con il loro mantra: Putin è cattivo, Putin è pazzo. Noi siamo i “buoni”.
Funziona sempre così nel nostro mondo di “globalismi buoni”. C’è sempre il “cattivone”. Fino a poco tempo fa fu Trump ad essere onorato da quel ruolo, oggi tocca Putin. Entrambi cattivi, entrambi pazzi. Ovvio a tutti, non vi pare? Lo dicono i media, per cui è vero.
Una guerra minuto per minuto a reti unificate con una comunicazione a senso unico.
Tutto già visto nell’era del globalismo. Chi non ricorda  i tempi, sembra passato un secolo, dei Black Lives Matter con i piloti di F1, i politici ed i giornalisti inginocchiati contro il cattivone bianco? Chi può dimenticare il tempo , anche esso oramai dimenticato, del COVID a reti e pensiero unificato?
Momenti del pensiero massificato attraverso gli “esperti”, ovviamente tutti con la stessa opinione.
Oggi “Putin è pazzo e sta perdendo”. Questo il mantra di questi giorni.
Giornalisti e professori universitari con opinioni diverse immediatamente azzittiti.
Vietato pensare in proprio!!!!
Vietato pensare “diverso”.
Vietato, soprattutto, fare domande scomode.
Io vorrei capire una cosa semplice: perché succede adesso e non è successo prima?
Perché Putin ha deciso questa invasione, che nessuno pensi che io non la ritenga tale, proprio ora?
Quali le motivazioni profonde?
Un’altra domanda è: pensate veramente che Putin governi in totale solitudine? Da solo? Senza un consenso del suo establishment?
Domande che non si sentono nel mondo del pensiero unico. Lo stesso mondo che prima osannava le sanzioni economiche contro Teheran ed il rischio che l’Iran si potesse armare con la bomba nucleare e che oggi vedono come una speranza il petrolio iraniano. Non c’è più il rischio di bomba nucleare iraniano? Chiedetelo ad Israele.
Sui media, sempre a reti unificate, vi sono, non potevano mancare, gli oppositori russi.
Chi non ha visto la povera signora di San Pietroburgo che visse la seconda guerra mondiale nell’allora Leningrado manifestare in piazza? Signora che viene fatta allontanare dai “cattivi poliziotti russi”. Posso riportare alla memoria i tanti manifestanti che pregavano seduti per terra a Trieste contro il covid colpiti con manganelli ed idranti dai poliziotti italiani?
I commenti erano opposti!!!! Perché?
Manifestazione non autorizzata la prima come la seconda.
Queste, ma ne avrei tante altre, le domande ai media occidentali?
Stiamo tornando alla “guerra fredda”, sempre che non diventi una guerra globale. Chi lo vuole? Chi ci vuole ridurre alla povertà?
Chi vuole peggiorare immensamente la qualità della nostra vita in Europa, Italia, Occidente?
Chi vuole togliere il futuro ai nostri figli?
Perché dobbiamo dare per assunto che Putin non stia esclusivamente cercando di proteggere i propri confini e la sicurezza del suo popolo? Perché dobbiamo vivere con l’assunto che la NATO sia una “coalizione difensiva”? Cosa vuol dire “coalizione difensiva” se la frase la devi interpretare da presidente dello Stato che si vede i missili NATO puntati contro?
Voi vivreste sereni con vicini di casa armati fino ai denti e ostili nei vostri confronti? Io no e farei di tutto per allontanarli da me. Voi no???
La vera domanda è, purtroppo, oggi, come fermare questa enorme follia ed invertire la tendenza.
L’idea dei nostri attuali leader europei e statunitensi è di fare in modo che avvenga un colpo di stato in Russia contro Putin. Sempre questa l’idea dei “più buoni”. Nel 2014 l’Ucraina questa idea la aveva già sperimentata. Esportiamo sempre la “nostra democrazia”. Ricordate le Primavere Arabe? La guerra civile in Libia? Sempre per togliere di torno i “cattivoni”, ovvio no. Sempre con un democratico americano presidente, allora “abbronzato” disse qualcuno che, nel frattempo, si è allineato al “pensiero unico” in Italia.
Qualcuno mi può spiegare quale sia il “piano B”? Sarebbe, infatti, drammatico per noi “cittadini semplici” europei ed italiani se il “piano A” fallisse e noi occidentali non avessimo un “piano B”.
Per quanto tempo potremmo noi europei, ed italiani, “cittadini semplici” reggere i danni economici dovuti a questa guerra?
I media parlano di gas dal Qatar, ma con quali incremento dei costi?
Il grano alle nostre aziende chi lo fornirà per permettere loro di produrre e dare occupazione e salario a migliaia di famiglie italiane?
Piccole, e non uniche, domande?
Perché il sindacato cattolico Cisl non ha partecipato alle manifestazioni contro la Russia?
Lo ho scritto qualche giorno fa e lo ripeto “speriamo che tutti amino i bambini” e i cosiddetti “grandi del mondo” portino se stessi, conseguentemente noi tutti, ad una nuova Yalta che ci dia stabilità, pace e benessere a noi “cittadini semplici”. Quelli senza Mega Yacht per intenderci.
Ai, sempre cosiddetti, “grandi della terra” una idea da un “cittadino semplice” per la nostra Europa: che la NATO torni al perimetro del 1989 e che gli Stati del ex Patto di Varsavia formino una “alleanza militare cuscinetto” fra l’Europa occidentale e la Russia.
So che è una provocazione ma mi sono proprio annoiato di chi vuole “imporre un pensiero di Pace unico”, il suo.
Se vogliamo dare un futuro felice ai nostri figli è tempo di pensiero laterale, non di pensiero unico.
Gli statisti sono coloro che danno prova di averne. Voi vedete statisti da queste parti?
Ignoto Uno
06/03/2022
Dal Porto del Pireo
al North Stream2.
Era il 2016, il governo greco presieduto da Alexīs Tsipras doveva fare fronte alla seconda gravissima crisi finanziaria della storia della Grecia. Crisi dovuta ad un debito fortemente sottoscritto da alcune nazioni europee che ne chiedevano un forte immediato rientro. La compagnia statale cinese Cosco si propose di sottoscriverlo in cambio dell’acquisizione del Porto del Pireo, infrastruttura strategica per lo sviluppo degli interessi cinesi in Europa. Erano i tempi della famigerata “troika”.
La domanda a cui sarebbe interessante dare una risposta è se Germania e Gran Bretagna sbagliarono nello stritolare la Grecia o lo fecero all’interno di un accordo con la Cina finalizzato a spostare l’asse geopolitico dei commerci verso gli interessi della super potenza orientale? Già allora la City londinese aveva legami molto forti sia con la finanza cinese basata soprattutto in Hong Kong, sia con le centrali finanziarie di Francoforte.
Ebbene questa domanda si ripropone anche oggi nel vedere le scelte dei governi occidentali rispetto alla complessa situazione russo ucraina.
Di oggi la notizia che Gazprom ha firmato un accordo di fornitura di gas naturale con la Cina per 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno attraverso un nuovo gasdotto. Accordo che porterà a 80 miliardi i metri cubi all’anno di gas fornito dalla Russia alla Cina e che avviene mentre le nazioni occidentali tagliano i legami economici e politici con la Russia come “ritorsione e pressione” per l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
La Germania, per esempio, ha interrotto la procedura di certificazione dell’oleodotto North Stream2 con il plauso del presidente Biden. North Stream2 che avrebbe una portata di 55 miliardi di metri cubi di gas. Il premier inglese addirittura facilita l’invio di mercenari che affianchino i soldati ucraini.
Presidente Biden sulla cui elezione aleggiano ancora molti dubbi, in particolar modo quelli del Presidente Trump che continua, a distanza di un anno, a dichiarare che in quella elezione vi furono brogli etero diretti da ambienti che fanno riferimento alla Cina.
Premesso che la guerra non è mai uno strumento accettabile, credo che sia, però, interessante chiedersi a chi giovino queste azioni basate su sanzioni economiche. In particolare credo sia dovuto chiedersi se queste scelte siano, nel medio periodo, convenienti all’Europa ed alla nostra amata Italia?
È di nostro interesse che Russia e Cina stringano sempre più forti legami politico commerciali a discapito degli interessi europei?
Se oltre agli accordi in tema energetico la Russia spostasse fortemente le sue transazioni finanziarie sulla piattaforma alternativa all’occidentale SWIFT gia in essere in Cina, chi ne trarrebbe vantaggio? Chi danno? Quali le forze in termini di influenza geopolitica sull’Europa e, guardando più strettamente ai nostri interessi, sull’Italia?
Il presidente Trump ha reiteratamente dichiarato in questi giorni che Putin sta facendo azioni “Smart”, cioè intelligenti. Perché lo dice?
Va bene che i leader, ed i media, occidentali stanno dando del “matto” a Putin e che Trump lo hanno denigrato da sempre, ma se il “matto” ci stesse “incaprettando” con l’aiuto della Cina per, poi, spartirsi gli assets economici con buona pace degli USA di Biden?
Sommessamente preferisco continuare a pensare che il mondo sia governato da “intelligenti” che difendono gli interessi della propria nazione. Questo mi porta a chiedere perché Putin ha deciso di attaccare ora, cosa stava modificandosi nello scenario ucraino?
Quali nuovi assetti si svilupperanno in Europa? Per noi “cittadini semplici” europei ed italiani migliorerà la qualità della nostra, e dei nostri figli, vita?
Per capire qualcosa in più non vorrei dovermi confrontare con il popolo greco. Quella storia la conosciamo tutti e da “cittadino semplice” italiano gradirei non farla vivere ai nostri figli.
Ignoto Uno
02/03/2022
Oggi nel mondo
c’è chi dice
“ho ragione io perché lo dico io” …… poi però …..

I media europei ed occidentali sono passati dalla propaganda sul covid a quella sull’invasione dell’Ucraina
Quale è il mantra di questo nuovo circo mediatico
“Lottiamo per la pace”.
Ecco questo concetto, basato su un ossimoro, apre a delle domande, dei ragionamenti.
Per esempio:
Cosa significa “pace”? Vi è una sola “pace” possibile? È accettabile qualsiasi forma di “pace”? La “mia pace” è migliore della “sua pace”?
In questi giorni ho trovato nelle parole di una canzone di Sting uno stimolo alla riflessione.
La canzone si intitola “Russian” e recita “In Europa e in America, c'è un crescendo d'isteria in risposta alle minacce dei retorici discorsi dei Sovietici. Il sig. Krushchev ha detto, "vi seppeliremo". Io non sottoscrivo questo punto di vista
Sarebbe come una cosa ignorante da fare se anche i Russi amano i loro bambini”
“Non c'è monopolio nel senso comune, da ogni lato dello schieramento politico
Condividiamo la stessa biologia a dispetto dell'ideologia
Credimi quando te lo dico
Spero che anche i Russi amino i loro bambini”
Nel testo si trova anche “Il sig. Reagan dice “noi ti proteggeremo.
Non sottoscrivo questo punto di vista. Credimi quando te lo dico
Spero che anche i Russi amino i loro bambini”
Questa canzone fu scritta nel 1985, quattro anni dopo cadde il muro di Berlino senza spargimenti di sangue.
Al tempo vi erano tre grandi attori:  Reagan, Gorbachev e Giovanni Paolo II.
Dei giganti che amavano i bambini e che si riconoscevano il diritto reciproco alla “dignità”.
Reagan vinse ma riconobbe le armi a Gorbachev allorquando a Malta garantì che la NATO non avrebbe preso dei vantaggi dalla debolezza sovietica.
Questa garanzia non è stata rispettata! Ebbene cosa vuol dire la parola “pace”?
Forse, in primo luogo, rispettare la parola che si da al “nemico” al fine di essere credibili e farlo divenire “avversario”.
La “pace” è mediazione, comprensione, equilibrio.
Nulla di tutto questo si sta vedendo. Poi sentiamo parlare di ricerca della “pace”, quale?
La “nostra pace”!
Abbiamo esportato la nostra pace e la nostra democrazia ovunque e ovunque ci hanno cacciati!
Questa volta, però, il “boccone” è più grosso. Mi chiedo, come possiamo pensare di imporre la nostra pace all’orso russo se non siamo stati capaci ad imporre la nostra pace nemmeno ai Talebani?
Oltre le parole con cui ci diamo ragione da soli, lo facciamo sempre, forse è il caso che “anche i russi amino i loro bambini”. Ma noi i nostri li amiamo per davvero?
Putin ci ha portato davanti tutte le nostre contraddizioni.
I media occidentali non le fanno emergere, ma questo non significa che non vi siano.
Io, uomo che parte da valori in me chiarissimi, spero che nella nostra amata Italia e nella nostra Europa possa emergere un qualcuno nuovo che si sieda con l’avversario Putin e ragioni con lui su cosa ci unisca prima che sul confronto armato ed insieme, non contro, a lui costruisca un paradigma di pace stabile.
Una nuova Yalta per l’Europa, che ne equilibri le diverse esigenze dei singoli popoli e ci dia altri cento anni di pace e non di guerra, lutti e povertà.
Il mondo è totalmente connesso, non solo attraverso reti digitali. Il mondo è totalmente globale, non solo nei mercati. Il mondo richiede “condivisione” altrimenti porterà distruzione e morte.
Grave fu l’errore di Obama di facilitare una guerra civile nel 2014 in Ucraina.
Grave fu pensare che quel “sasso in faccia” al “mondo sovietico”, di cui Putin è tuttora parte anche nella Russia di oggi, non avrebbe causato “rancori”.
Oggi vediamo distruzione e morte, povertà ed incertezze, incredibile quanto manchi la parola “dialogo” fra coloro che si arrogano il diritto di comandarci e dirigerci.
Forse è il caso che i popoli spieghino loro, i cosiddetti potenti della terra, che le parole vuote sono fatue.
Per essere credibili è necessario comprendere l’opinione dell’altro, non darsi ragione da soli. Questo vale per tutti, lo si insegna ai bambini, quelli che Sting ci ricorda che vanno amati.
Ed, allora, mi ricordo le parole di un vero grande, Martin Luther King, quando urlava “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare con i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli“
Parole fatue sento oggi nel nostro Occidente, parole senza contraddittorio, ci diamo ragione da soli. E qui mi fermo.
Ignoto Uno
28/02/2022
Putin vs
Obama,
scusate Biden e NATO. Partita dove a perdere sono tutti i “cittadini semplici”
Io non ho mai imparato a giocare a carte e non sono mai entrato in un casinò ma una cosa la ho capita, i giochi di carte sono giochi matematici e vince chi meglio riesce a comprendere le carte dell’avversario attraverso un corretto e sofisticato modello di analisi matematica.
Questo vale sempre, ancor più se qualcuno al tavolo sta bluffando.
Chi bluffa deve sapersi fermare in tempo, per farlo deve saper analizzare matematicamente e pragmaticamente le carte. Altrimenti si schianterà.
Ebbene in Europa è avvenuto proprio questo.
Una grossa, pericolosa, partita di carte al tavolo verde del casinò Europa
Al tavolo il leader russo e le sue ambizioni di “grande Russia” da un lato e la, ovvia e corretta, volontà di non vedere un nemico forte e pericoloso ai suoi confini dall’altro.
Gli altri giocatori i leader occidentali, delle vere e proprie tigri di carta senza alcuna consapevolezza delle carte reali che hanno in mano.
Infine il mazziere, ovvero il governo cinese, ed il mazziere al casinò vince sempre.
Oggi i leader europei “esprimono solidarietà” ma, allo stesso tempo, la Nato dichiara che non invierà truppe al fianco di quelle ucraine.
Immagino quanto possano essere rinfrancati gli ucraini di origine non russofona di questa “solidarietà”!!!
Putin sa di matematica e sta vincendo il primo giro di carte.
Il leader russo è andato a Pechino prima di questo attacco e ha chiuso un accordo, ora lo attua.
Chi pagherà? I cittadini europei governati da leader inconsistenti da troppo tempo impegnati su temi che oggi appaiono, improvvisamente, fatui.
L’economia verde oggi è sostituita dai costi energetici insostenibili
Il grande tema dei “gender”, drammaticamente sostituito da quello della inflazione e disoccupazione
Il COVID improvvisamente sparito dai media banalmente perché oggi siamo tutti planati sul pianeta terra e ci siamo tutti terrorizzati
Si terrorizzati, basta guardare le tantissime parole dei tanti leader occidentali. Noi parliamo, Putin pianifica, spara e vince.
L’Europa non ha un ceto politico dirigente adeguato alla gravità del momento.
“Tenetemi, tenetemi, altrimenti lo picchio” urla il nano davanti al gigante.
Questo quello che sembra essere la miglior rappresentazione dei tanti inutili proclami dei leader europei.
Che Putin avrebbe attaccato era palese a tutti coloro che guardavano con occhi attenti e liberi da stravaganti e non pragmatiche idee lontane dalla real politic.
Eppure oggi sentiamo di riunioni per “decidere” le sanzioni, oggi si riuniscono per decidere!!!!
Le sanzioni economiche, forse, impoveriranno la Russia di Putin nel tempo.
Sempre che il “mazziere cinese” non dia un “aiutino disinteressato” alla Russia.
Dubito, però, che agli ucraini interessi qualcosa tutta questa “fermezza e solidarietà” della fortissima Nato e delle ancora più fortissime “potenze europee”.
Probabilmente fra qualche giorno Kiev sarà conquistata e presto un nuovo governo ucraino filo russo verrà.
Fantoccio filo russo questo, fantoccio filo occidentale quello ancora in essere.
Non è un caso il continuo richiamo a quanto “accadde otto anni fa” da parte di Putin!
Arroganze parallele sulla pelle della povera gente.
Tutta povera gente. Sia i russofani schiacciati in Ucraina in questi otto anni fra le lusinghe russe e le bombe ucraine, sia gli ucraini che stanno perdendo quel sogno di Occidente a cui si erano abituati.
Tutta povera gente. Sia i russi “cittadini normali” che vivranno in una nazione più “faticosa e povera” dopo aver assaporato la libertà, sia gli europei che subiranno i danni economici di questa guerra che poteva e doveva essere evitata.
Tutto questo a causa di un ceto politico incapace, non lungimirante, totalmente arrogante.
Infine gli Stati Uniti. Nazione che ci aveva insegnato l’unità degli intenti quando il gioco si faceva duro. Bei tempi quelli ma, ultimamente, per sapere chi fosse il nuovo Presidente eletto si doveva aspettare tre giorni e molti, non solo in Stati Uniti, si chiedono ancora oggi il perché.
Da quel momento un susseguirsi di momenti tristi in America fino ad oggi ove un Presidente da del “maiale” ad un ex Presidente
Tempi moderni, tempi tristi, tempi preoccupanti per noi “cittadini semplici” occidentali.
Quali le prossime mosse?
Speriamo in un cambio di passo.
Ignoto Uno
25/02/2022
Parliamo di
Ucraina
siamo sicuri che ci stanno dicendo tutto?

A chi da fastidio Putin?

Le risposte a queste domande ci vengono fornite da una chiara e precisa analisi del ISPI.
In essa si legge che Il 23-24 febbraio 2014, favorito dall’ingerenza negli affari interni ucraini della presidenza Obama, di Varsavia e dei Big Three dell’Unione europea (Berlino, Parigi, Londra) in Ucraina vi fu un colpo di Stato.
A causa di questo, l’Ucraina divenne la frontiera russo-europea, una «linea di faglia» che evidenzia schieramenti rivali sul punto di entrare in rotta di collisione.
Albania, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia, Stati Baltici sono nella NATO, dove entreranno probabilmente, anche Moldavia, Bosnia, Macedonia, Georgia, Finlandia, Svezia per completare l’assedio della Russia.
Questo scrive l’ISPI. Di assedio si parla.

Sempre l’Istituto ci informa che “anche la Bielorussia è a rischio, e quando un’altra sollevazione di piazza spontanea, oppure manovrata come quella di Kiev, o in alternativa una «rivoluzione di palazzo» obbligherà Minsk a ripudiare la sua lealtà verso il Cremlino, un potenziale schieramento avverso a Mosca sarà penetrato più profondamente verso il cuore del territorio russo di quanto abbiano fatto le armate.”.

Noi italiani che siamo stati “frontiera” con il Patto di Varsavia” eravamo felici che, fra noi ed il primo stato nemico, vi era uno stato cuscinetto, l’allora Jugoslavia. Perché Putin non dovrebbe chiedere la stessa cosa?
Questo sta accadendo.
Chi favorì nel 2014 la destabilizzazione fu il Premio Nobel per la Pace (a sua insaputa) Presidente Obama.
Oggi nel terzo mandato Obama, camuffato dal Presidente Biden, Putin mostra i muscoli e fa comprendere che vuole uno stato cuscinetto fra la NATO ed i suoi confini.
Cosa chiede il presidente ucraino, andato al potere con un colpo di stato favorito dalla amministrazione Obama? Di entrare nella NATO.
Ecco in queste poche righe la lettura più probabile su quanto sta succedendo in quello scenario.
Come spesso accade i “cattivoni” non sono così cattivoni ed il “governo dei più buoni” non è poi così “buono ed altruista”.
Al tempo che vi era un altro “cattivone” alla Casa Bianca l’Ucraina era molto più stabile, Israele apriva storici rapporti con alcuni Stati degli Emirati, il mediterraneo viveva uno dei pochi momenti di tranquillità.
Era, però, il tempo dei “governi dei cattivoni”!!!!
Sempre l’ISPI scrive “bisogna comunque ricordare che la maggiore responsabilità per la creazione dell’imbroglio ucraino appartiene agli Stati Uniti e in subordine agli altri azionisti di minoranza della NATO. Ed è una responsabilità di lunga durata”.
Quando cadde il Muro di Berlino, nel lontano 1989, l’Europa orientale cominciò a emanciparsi dal regime comunista.
Il primo Bush incontrò Gorbaciov nel summit di Malta (2-3 dicembre 1989) e si accordò per rilasciare un comunicato congiunto della massima importanza dove, sulla base degli accordi raggiunti durante i colloqui, si concordava sul fatto che l’allora Unione Sovietica dovesse rinunciare a ogni intervento per sostenere gli agonizzanti sistemi comunisti dell’Est, mentre gli Stati Uniti s’impegnavano a non ricavare alcun vantaggio strategico dagli sviluppi politici conseguenti alla decisione del Cremlino.
Si trattò di un gentlemen’s agreement che allora non fu formalizzato per iscritto, ma i cui contenuti si possono evincere dal verbale sovietico del colloquio.
“Pacta sunt servanda” questo chiede il Presidente Putin, ed ha ragione!!!!
Il tradimento dell’«accordo di Malta» che è in atto non serve al mondo, tantomeno all’Europa, allora a chi serve?
Chi vuole la guerra per davvero?
Certamente lo scoppio di una vera guerra in quell’area permetterebbe molte azioni alla Cina nella sua area di massima influenza. Penso, per esempio, alla situazione di Taiwan da sempre a rischio di invasione da parte della Cina.
Noi “cittadini semplici” italiani ed europei, uomini e donne che hanno origini giudaico cristiane e traggono il loro pensiero dai socratici ed amano una visione dello stato laico basato sui principi illuministici, non possiamo accettare queste strumentalizzazioni e questi giochetti di un ceto dirigente fatto dai “più buoni”.
La pace è una cosa seria che non si strumentalizza sulla pelle di noi “cittadini semplici”.
Il “cattivone” non ha per niente torto marcio quando chiede agli USA il rispetto della parola data.
L’Europa dei più buoni si ricordi che la pace è un valore.
Ignoto Uno
21/02/2022
L’Italia purtroppo
oggi un circo

che deve superare i nani e le ballerine per ritrovare dei gladiatori.

La professoressa Ferrero, sociologa e politologa, ha affrontato il tema del uomo e della paura nei sistemi sociali.
Nelle sue ricerche ha dimostrato come l’uomo sia un essere il cui sentimento immediato, che prova di fronte a ciò che è a lui ignoto e minaccioso, è la paura.
La sua capacità di previsione proietta nel futuro sentimenti, reali e immaginari, originati dall’ultimo è più certo terrore, quello della morte.
Le azioni umane, apparentemente mosse da differenti passioni superficiali, nascondono un’unica fondamentale molla: la passione di vivere e la paura della morte che ne è il contraltare
Tra tutte le contraddizioni dell’animo umano che si ripercuotono nella sfera del sociale, quella basilare è più condizionante, nascono dal desiderio di coraggio a fronte di un’istintivo, irrazionale e non dominabile sentimento di paura.
La volontà dell’individuo di difendere la propria vita come un assoluto unico, senza rapporto o legame con gli altri, è la forza misteriosa che, sotto i colpi dellaquotidianità, esplode come vuole e come può, con intensità e direzioni variabili ed imprevedibili.
Su questo si basano tutte le azioni finalizzate alla gestione delle masse dei sistemi totalitari, le dittature.
Come tutti i termini politici, anche «dittatura» è soggetto a molteplici accezioni. Dalle più ristrette a quelle più estensive.
Oggi è spesso usato il concetto della dittatura delle tecnoburocrazie europee.
Il prof Giovanni Sartori, in un saggio del 1972, rilevava quanto il tema della “dittatura tecnoburocratica” non fosse mai stato adeguatamente studiato.
Forse proprio questa mancanza di analisi di allora ha permesso l’irrefrenabile sviluppo delle stesse oggi.
Non è forse una dittatura tecnoburocratica quella che stiamo vivendo oggi?
Premier e ministri tecnici che consolidano il loro ruolo attraverso Comitati Tecnico Scientifici, spesso composto da tecnici non poi così “tecnici”.
Governi che usano i media come una clave finalizzata alla manipolazione del pensiero dei cittadini. Media che nulla altro fanno se non ripetere numeri e immagini che parlano di morte.
Quante volte in questi mesi abbiamo visto riproporre le immagini del corteo di camion militari colmi di bare?
Quante volte al giorno vengono ripetuti, come un mantra, i “numeri del COVID”? E il “rischio di morte reso minore dai vaccini”?
Poi le “mascherine”, da usare anche nella più assoluta solitudine. Mascherine strumento di contenimento della necessità di libertà ancor prima di essere strumento di contenimento del virus. Quale se non questo il significato di obbligarne l’uso anche nella più totale solitudine?
Nessuno vuole negare la drammaticità del COVID ma nessuno, o almeno io e molti altri come me, accettano di veder negata la strumentalizzazione politica che della pandemia è stata fatta da un ceto politico e dirigente incapace di dare risposte concrete e positive alle necessità della nazione.
Un potere politico oramai al capolinea che si autoalimenta delle paure degli italiani per sopravvivere. Paure in alcuni casi indotte ad arte.
Come un vampiro succhia il residuo sangue della sua vittima per sopravvivere a discapito della vittima stessa, così parrebbe voler sopravvivere un ceto dirigente incapace di usare gli strumenti dell’etica e della ricerca di un vero senso del bene comune.

Questa “vittima” ha un nome: Italia.

“È arrivato il tempo dei gladiatori”, probabilmente sarebbero queste le parole che userebbe il prof Lester Milbracht oggi guardando la nostra amatissima Patria.
Milbracht, politologo statunitense del Minesota, teorizzò il “Modello della stratificazione politica” ed identificò nei “gladiatori” coloro che si interessavano alla vita politica della propria nazione.
Gli altri due gruppi erano gli “spettatori” e gli “apatici”.
“Gladiatori”, così li definiva, io li chiamerei, forse ricordando la storia patria ed i più recenti totalitarismi europei di destra e di sinistra, “partigiani”.
Gli ultimi, coraggiosi vincitori di un duro totalitarismo in Europa, furono gli operai polacchi di Nowa Huta, operai non violenti, che urlavano una parola sola: SOLIDARNOSC. Solidarietà, parola spesso abusata oggi. Solidarietà valore in disuso, unico reale appiglio per il rilancio di questa nostra amata Italia.
L’Italia di oggi, stretta fra la paura della morte da virus e dalla morte da perdita di potere di acquisto, si sta sempre più chiudendo nell’individualismo della sopravvivenza. Esattamente il contrario di quanto avrebbero bisogno gli italiani, ma non i loro governanti ed i loro attoliti.
L’Italia di oggi, come quella dei primi anni cinquanta, per ripartire, ricostruire, ha bisogno di “solidarietà”.
Una solidarietà basata sul fare, molto di più che sul donare.
Oggi è tempo di “gladiatori”, uomini e donne che sappiano vincere la paura dell’ignoto per riprendere il controllo della propria vita.
Uomini e donne, esseri umani, che sappiano governare le proprie paure e tramutarle in forza di agire per il futuro ed il bene loro, dei propri figli, della Patria tutta.
Partigiani che sappiano pensare in modo altruistico, solidale per l’appunto, ben sapendo che solo con l’unione si può tornare a vincere.
Partigiani che sappiano usare il “noi” al posto del “io”.
Partigiani che sappiano amare e non odiare.
Partigiani che sappiano combattere per la libertà dell’Italia.
Libertà per l’Italia da ogni forma di totalitarismo, più o meno dichiarato che esso sia.
Guarreschi, grande scrittore del novecento, attraverso la narrazione del rapporto fra il sacerdote don Camillo ed il sindaco comunista Peppone, raccontava una Italia unità nel fare e nel crescere, italiani con idee diverse in molto ma non nella assoluta volontà di crescere liberi. Italiani pronti a “picchiarsi” per difendere le loro unicità di pensiero ma altrettanto pronti ad “unirsi” per difendere la propria libertà.
Veri “gladiatori” appunto
Oggi, pur se anestetizzati da una melassa televisiva colma di finti intellettuali e molti nani e ballerine da cabaret, gli italiani devono saper riprendere nelle proprie mani la loro vita
Come? Occupandosi del bene comune, che poi non è altro che il loro bene. Della nostra amata Italia, appunto, da gladiatori che vogliono smettere di “stare dietro” e comprendono la necessità di “venire avanti”.
Ignoto Uno
20/02/2022
Dalla pandemia
al caos
In Europa, in Italia e nel mondo è il tempo degli statisti, merce purtroppo rara.
L’Art 32 della Costituzione recita:

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
La complessità del dettato di questo articolo è enorme.
Causa riflessioni e domande.
Le interpretazioni di questo testo sono molteplici e non possono che derivare dai principi filosofici del singolo lettore.
In ogni caso, analizzato nei singoli elementi che ne compongono l’articolato, emerge forte la necessità di comparare il testo con il vissuto quotidiano.
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.
La salute, nel testo, viene dichiarata un “diritto” non un “dovere”. Contemporaneamente la salute è costituzionalmente un “interesse collettivo” da tutelare.
Questo porta a presumere che lo Stato, al fine di commisurare ed equilibrare i due alti principi costituzionali, debba svolgere un lavoro di acquisizione di informazioni e di profonda analisi in ordine a qualsiasi tema sanitario, ancor più di fatti pandemici, con il fine di avere ogni elemento utile a garantire equilibrio fra il diritto alla salute autodeterminata del cittadino e l’interesse collettivo. Diritto che, in una visione illuministica della democrazia, non è un obbligo a tutelarsi da eventuali malattie ma, appunto, un diritto basato su una azione libera e consenziente del cittadino.
Guardando l’oramai annosa vicenda pandemica del COVID, da un lato mi chiedo perché le istituzioni preposte non abbiano ordinato sin dal primo momento una campagna di esami autoptici capillare. Una eventuale risposta basata su necessità di contenimento della spesa avrebbe del risibile visto l’evidente impressionante sperpero di risorse finanziarie pubbliche che abbiamo dovuto vedere, e subire, in questi due anni di COVID. Sperpero sempre motivato con l’urgenza delle scelte dovuta all’emergenza pandemica. Impossibile credere che investire in ricerca, anche attraverso esami autoptici a tappeto, sulla malattia e sugli eventuali effetti collaterali dovuti ai farmaci usati per curarla, fosse eccessivamente oneroso per lo Stato. Ancor più impossibile credere che la ricerca non fosse ritenuta utile a combattere la pandemia. In ogni caso è un fatto che i governi che si sono susseguiti hanno ritenuto che gli esami autoptici non fossero necessari, noi cittadini semplici ne prendiamo atto, francamente un po’ stupiti.
Dall’altro mi chiedo perché, proprio al fine di dare serenità ai cittadini tutti, ogni informazione in ordine alla pandemia non venga resa pubblica in modo chiaro, netto, professionale ed inconfutabile?
Sarebbe utile ed intelligente, dal mio misero punto di vista, passare dagli “urlatori” e “membri della propaganda” alla seria informazione istituzionale. Chiara, compassata, certa. Magari basata su numeri primi dimostrabili e non su percentuali.
Da questo punto di vista sarebbe magnifico vedere la Presidenza del Consiglio fare un chiaro passo avanti, magari chiedendo alle TV tutte di dedicare alla pandemia pochi e certi momenti in cui un portavoce del governo potesse fornire informazioni di dettaglio, documentali e approfondite. Informare, non manipolare. Questo creerebbe serenità al Paese e ai singoli cittadini tutti.
Quanto vorremmo noi “italiani semplici” vedere i “tuttologi” tornare al loro anonimato, ovviamente accompagnati in questo passo dai vari “virologi” e “esperti di tutto” di gran spolvero.
L’Italia ne avrebbe certo giovamento, serenità, ripresa della capacità del fare. In ultima analisi riprenderebbe a creare ricchezza.
Sempre nel dettato costituzionale si legge:  “garantisce cure gratuite agli indigenti”. Padri fondatori eccessivamente ottimisti oserei dire, oggi le cure, anche a pagamento, estremamente sovente, non sono garantite nella propria città nemmeno a chi può permettersi di pagare!
Come dobbiamo definire, infatti, i tantissimi viaggi della speranza a cui molti italiani sono costretti da sempre per avere possibilità di cure adeguate? Casualmente sempre dal sud verso il nord.
L’Italia è una, gli standard dei servizi, soprattutto sanitari, no.
“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” questo il punto oggi più dibattuto soprattutto se letto insieme al capoverso successivo che recita: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
“Rispetto della persona umana”, così conclude l’articolo 34 della Costituzione.
Ogni norma o comportamento delle nostre istituzioni che non si faccia carico di “rispettare” la persona umana, conseguentemente anche le sue paure, è lesivo del testo costituzionale.
Ogni norma o comportamento delle nostre istituzioni che costringa, magari surrettiziamente e non attraverso norma, il cittadino ad utilizzare trattamenti sanitari senza garantire la serenità dello stesso nel compiere quel determinato atto, è lesivo del testo costituzionale.
Il governo in uno Stato democratico è chiamato a decidere, su questo non vi è alcun dubbio, anche ad obbligare, ma non può non dare ai cittadini la certezza che i suoi atti siano a tutela prima del singolo e poi di tutta la collettività. Gli uomini delle istituzioni devono essere autorevoli e non autoritari e, nel caso mancasse la dovuta autorevolezza, ancor più in momenti di emergenza, devono, non possono, possedere la dignità del “passo indietro”.
La strada della propaganda è indegna di una democrazia. Uno Stato serio non tratta una campagna vaccinale come un prodotto commerciale qualsiasi. Non induce alla vaccinazione i cittadini con campagne pubblicitarie che hanno alla base non l’informazione ma degli “influencer”. I cittadini non devono credere a “qualcuno famoso”, oltretutto molto spesso totalmente incompetente sul tema, devono conoscere e comprendere. Conseguentemente aderire alla proposta governativa perché la reputano autorevolmente presentata.
In Italia, ormai in un modo non più sopportabile, abbiamo un uso imponente della propaganda mediatica, che nessuno offenda la propria intelligenza definendola informazione, su ogni elemento inerente la pandemia da COVID. Propaganda divisiva e becera, in alcuni casi tristemente squadrista. Propaganda che ha generato in alcuni, proprio perché propaganda, paura e confusione.
Di questo sono responsabili gli uomini delle istituzioni che lo hanno permesso, forse potrei addirittura affermare che lo hanno favorito, addirittura finanziato.
La salute si tutela anche con norme impositive ma non con norme imposte.
Quella si chiama “tortura psicologica”, se qualcuno si offenderà per questa mia dura posizione mi scuso. Togliere il lavoro a chi non “subisce” una volontà del potere istituzionale è tipico delle culture totalitarie. Gli italiani pensavano di aver già dato è di poter non ripetere l’esperienza.
Il governo è chiamato con urgenza a correggere il tiro, è chiamato ad un colpo di reni che rimetta il senso democratico dello Stato al centro dell’agenda politica. È chiamato, anche sfruttando il favorevole andamento dei dati sulla pandemia, a ridare stabilità ed unione alla nazione.
È il tempo di passare dalla propaganda ad una informazione sana ed istituzionale.
Basta “tifosi”, gli italiani cercano Istituzioni in cui credere, dirigenti politici compassati e stabili, giornalisti veri.
Personalità che sappiano fare bene il loro lavoro a tutela e favore di tutti.
Statisti nei posti chiave del potere istituzionale e giornalisti che sappiano fare inchieste, magari profonde e vere. Dei Montanelli, Man, Biagi.
Noi cittadini semplici chiediamo troppo? Credo di no.
Oggi in Europa, in Italia e nel mondo tutto di statisti se ne incontrano veramente troppo pochi al potere e in queste ore possiamo, noi cittadini semplici, vedere con triste facilita quanto sia pericoloso per tutti.
Ne, sempre noi cittadini semplici, possiamo vedere veri giornalisti autonomi dal potere. Sono veramente troppo pochi e con troppo poco spazio e visibilità. Gli italiani sentono forte l’esigenza di veder rinascere un “quinto potere”. Autonomo e forte.
L’Europa, ancor più l’Italia, ed il mondo tutto ha in queste ore da affrontare sfide estremamente complesse, sfide che non potrà vincere se il ceto dirigente politico non verrà ritenuto adeguato dai cittadini.
Noi “cittadini semplici” verremo chiamati a forti sacrifici per dare un futuro alle nuove generazioni. Soprattutto noi italiani.
Chi ci chiamerà a questi sacrifici non potrà essere autoritario ma dovrà essere ritenuto dai cittadini autorevole. Uno, degli statisti appunto.
In caso contrario sarà il caos prima e la fine della democrazia poi.
Magari a qualcuno potrebbe anche servire … con il caos tutto passa in secondo piano ... tutto meno la sofferenza di chi ha sofferto per il COVID o per la ghettizzazione da COVID.
Noi “cittadini semplici”, però, non siamo d’accordo, vogliamo vivere, costruire il nostro futuro libero, essere felici e ricordare per non sbagliare di nuovo.
Non vogliamo che “tutto cambi perché nulla cambi” ma vogliamo imparare dagli errori per migliorarci e crescere.
Ignoto Uno
15(02/2022
“Solidarietà”
parola abusata.
Nel 1980 un operaio urlò “Solidarnosc” e l’Europa iniziò a tremare, il mondo a cambiare.
Al tempo i leader del mondo erano “gente tosta”. Gente credibile, efficiente ed efficace. Tutti i leader e tutti leader delle loro genti. Soprattutto erano persone al servizio del mondo che governavano.
Parliamo del presidente statunitense Reagan, uno che solo gli stolti possono identificare come un “attore prestato alla politica”, di un leader sovietico che aveva lanciato un progetto rivoluzionario nel suo stato, la Perestroika, come Gorbachev, di un immenso Papa come Giovanni Paolo II, uno che rivoluzionerà la Chiesa ed il mondo, uno che riempiva di giovani le piazze di tutto il mondo, uno che alle proprie esequie vide, fatto storico, ben quattro presidenti degli Stati Uniti presenti ma, soprattutto, vide tre milioni di persone semplici portare il loro ultimo saluto al grido “santo subito”. Statisti e leader che possedevano le parole che usavano e ne comprendevano le conseguenze.
Chi usa quelle stesse parole oggi?
Che cosa è la “solidarietà” e come si declina nel mondo globalizzato ma fintamente “globale” di oggi? Quali le conseguenze di una solidarietà “disomogenea” e, spesso, strumentalizzata?
Quali le conseguenze di parole pesanti usate senza conoscerne preventivamente le conseguenze da leader molto, purtroppo veramente molto, approssimativi?
Solidarietà parola globale, oggi come ieri, appunto. Arma oggi come ieri. Slogan più oggi che ieri.
Solidarietà parola spesso abusata allorquando si ragiona di quanto l’etica, altra parola abusata, impone agli altri, sempre agli altri, di fare.
Solidarietà parola divenuta, sempre oggi, divisiva.
Solidarietà una vera e propria arma di alcuni contro altri. Utile per puntare il dito verso chi non è dei “tuoi”. Sempre “loro” devono fare “di più”.
Solidarietà, ovvero il “potere dei più buoni”. Solidarietà che, spesso, si trasforma nel fare il “bene” con i “soldi degli altri”, con “la cultura degli altri”, con “gli Stati degli altri”.
Spesso ci si rende conto che “solidarietà” e “altri” sono parole, concetti, che camminano insieme.
Solidarietà che dovrebbe essere espressa da un “atto”, una manifestazione, un sostegno, un comportamento e che, invece, si rappresenta spesso, troppo spesso, con un “commento” sui comportamenti degli “altri”, ovviamente sempre additandone gli errori.
Guardiamo la nostra Europa, quella governata dai “più buoni”, gli “europeisti filo globalismi”, che dicono agli altri cosa devono fare gli “altri”.
Sempre gli altri, ove si stigmatizzano certi “muri”, magari voluti dal “nemico numero uno” piuttosto che dal “popolo eletto”.
Gli “altri” per certi “globalisti” sono i “cattivi”, ovviamente gli “unici cattivi”.
Pensiero unico, mediaticamente governato, filosoficamente imposto.
La “solidarietà” si esprime nelle forme e nelle parole di questo pensiero, l’unico. Vietato rappresentare un pensiero, modello, schema di “solidarietà” diverso. Il “pensiero dei più buoni” non può avere confronti.
Che cosa è la “solidarietà” in termini generali, anche andando oltre al pensiero dei più buoni?
Sul piano etico e sociale la solidarietà è un rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività.
Collettività che appartiene ad un medesimo insieme sociale, fino alla visione più ampia, globale appunto, non per forza “globalista”, del mondo.
Appartenenza che richiama ad una responsabilità condivisa, non subita. Responsabilità equilibrata, sostenibile.
Questo è il ragionamento centrale per molti dei principali temi dell’agenda politica mondiale, europea ed italiana.
Peccato che viene applicato con forti dissimmetrie dai “più buoni”.
I migranti, l’ambiente, la redistribuzione dei redditi, le migrazioni sono tutti temi che richiedono una idea condivisa di solidarietà.
Idea condivisa sia all’interno della nazione, sia a livello europeo che globale.
Idea che deve contenere un “valore positivo” per tutti. Valore chiaro, visibile, condiviso, riconosciuto.
Poco significativo, per esempio, parlare di riscaldamento globale, ambiente, regole contro l’inquinamento se i valori da essi rappresentati non sono globalmente condivisi e, conseguentemente, anche le azioni ad essi collegati. I “vantaggi” portatori di equilibri equanimi per tutti. Stati e singole persone.
Bello parlare di tutela dell’ambiente, ma poco serio se la Cina, come ci informa un rapporto di maggio 2021 realizzato dal Rhodium Group, nello stesso anno ha contribuito per oltre il 27% delle emissioni globali totali, superando di gran lunga gli Stati Uniti, che hanno contribuito per l’11%. Le emissioni vagano per i cieli, lo sappiamo, ma i maggiori costi per la produzione di energia elettrica causano chiusure di attività economiche, perdite di posti di lavoro e di competenze qui nel nostro bel paese. In Italia, ora non nel 2030.
Egualmente vale per la “rivoluzione elettrica” dell’autotrasporto. Poco vale l’immenso sforzo di rinnovamento del parco auto se il leader mondiale nella produzione di batterie al mondo è la Cina rendendo tutta la filiera produttiva dipendente dalle scelte di quella nazione con conseguenti immensi tagli dei livelli occupazionali in Europa ed, in particolare modo, in Italia. Senza poi voler mai ricordare che le batterie vanno smaltite. È vero che qualche scienziato propone di smaltirle su Marte, credetemi non è una battuta di spirito, e che qualche politico, forse strumentalmente a suoi disegni, lo ascolta pure, ma noi “normo dotati” andiamo a documentarci sui tempi di smaltimento degli accumulatori sul pianeta terra e qualche domanda sul “disegno globale” dobbiamo farcela.
Migranti, povera gente non vi è dubbio, ma siamo sicuri che la politica del “venite e fate quel che volete” sia la più etica?
Oltretutto basata sul “porte aperte” in Italia, ma chiuse in Europa?
Chi ne ha vantaggi? Chi svantaggi?
Le risposte potrebbero non essere favorevoli ai migranti ed a molti italiani.
Potrebbero essere favorevoli ai soliti “più buoni”, anche credenti.
Oggi, infatti, non abbiamo ne un Reagan, ne un Giovanni Paolo II.
Abbiamo un Putin, ma non basta.
La solidarietà, la pace, richiedono che tutti siano adeguati e “pari”, non “più buoni”.
Da uomo di pace mi viene da dire: ridateci i “cattivoni”, quelli dei “muri”. Loro cercavano gli equilibri ….. bella gente i “cattivoni”, vivevamo tutti con un futuro sicuro e sereno, addirittura democratico.
Nel mondo si riusciva a svolgere anche quel rivoluzionario atto democratico che si rappresenta nel voto.
Ignoto Uno
La polizia spara
nel Minesota,
muore un ragazzo, ma questa volta... Che silenzio assordante...

Egregio direttore,
nel ringraziarla per la continua grande attenzione che dedica ai miei scritti, nel inviare suo tramite un ringraziamento ai suoi lettori per i commenti che hanno reputato di inviare, commenti tutti graditi sia quando positivi sia nei casi in cui hanno proposto alla riflessione delle critiche, mi permetta di inviarLe un mio contributo sul nuovo omicidio di Stato in Minesota.
Stati Uniti, Minesota, Mineneapolis, 2 febbraio, dei poliziotti entrano in un appartamento sfondando la porta e sparano, uccidendo, ad un ragazzo di colore di 22 anni.
I poliziotti stavano eseguendo una irruzione alla caccia di un omicida.
Il ragazzo era armato, possedeva una pistola legalmente, incensurato, era a letto, non aveva nulla a che fare con l’omicidio per cui i poliziotti stavano facendo l’irruzione.
Le telecamere indossate dai poliziotti riprendono tutto e le immagini fanno vedere che gli stessi sparano senza un motivo per noi europei plausibile.
Minneapolis è la stessa città ove un altro poliziotto uccise George Floyd.
Amir Locke, questo il nome del ventiduenne, non era l’obiettivo della perquisizione e il suo nome non compariva nel mandato.
Il poliziotto è stato subito sospeso in attesa dell’esito delle indagini.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, democratico, è lo stesso sindaco dei tempi di George Floyd. Si inginocchiò sulla bara di Floyd.
Peccato che sia lui il “capo” della polizia i cui esponenti hanno ucciso Floyd al tempo e Locke il 2 febbraio scorso.
La procura ha garantito un’inchiesta “giusta e completa” mentre il governatore, anche lui democratico, Tim Walz ha ammesso che bisogna fare di più per evitare gli eccessi da parte della polizia.
Ai tempi di Floyd vedemmo politici, intere organizzazioni sportive, attori inginocchiarsi per mesi.
Politici italiani si inginocchiarono all’interno del nostro parlamento.
I giornalisti dei grandi media in tutto il mondo commentarono per mesi con toni durissimi.
Perché sono convinto che in questa nuova vicenda non vedremo lo stesso alto cordoglio, stupore?  Semplice  non c’è il nemico numero uno al mondo alla Casa Bianca di Washington e non vi è una campagna elettorale in corso negli USA.
Ieri c’era Trump, oggi Biden
Ieri il “cattivone” anti europeista portava ricchezza e pace in tutto il mondo. Piena occupazione, ripresa economica globale, prezzi dei carburanti ai minimi, pace in medio oriente…. ma era un “cattivone”
Oggi ……… e speriamo che non arrivi la guerra in Europa
Ma oggi siamo al “potere dei più buoni” come scrisse quell' immenso poeta che si chiamava Giorgio Gaber.
Ignoto Uno
06/02/2022
Dal Manifesto
di Ventotene
ad oggi…

diventerà mai un Manifesto?
L’elezione della più alta carica dello Stato che gli italiani, sempre più lontani dalle Istituzioni e dalla politica, sono stati, loro malgrado, costretti ad assistere, non può che portare ad una riflessione grave ed impellente.
Riflessione che prende origine dalla “forzata” rielezione del Presidente Mattarella, ma che trova costanti conferme in ogni passaggio della attuale vita politica ed istituzionale italiana.
Rielezione che sembrava ai più attenti già scontata nei mesi precedenti il momento elettivo a prescindere dalla reale volontà del Presidente Mattarella.
Elezione che ha fotografato la drammatica pochezza dei partiti di tutto l’arco costituzionale. Partiti assolutamente incapaci di scegliere, prescindendo dai propri interessi, spesso di piccolo cabotaggio, comunque di “bottega”.
Rielezione che, pur se scontata, ha richiesto otto “chiama” e tanti giochi tattici.
Giochi che nulla avevano a che vedere con le urgenze della Nazione. Giochi utili esclusivamente a tenere sotto controllo il voto dei cosiddetti “peones”.
Rielezione che porta in se una semplice domanda: cosa ci regala la partitocrazia italiana oggi?
Facile in queste ore di profondo sconforto, a causa di quanto abbiamo dovuto assistere, dare risposte trancianti, risposte che non aiuterebbero certamente la Nazione a prendere coscienza della gravità in cui la stessa sta vivendo, ne tantomeno porterebbero a un ragionamento che, questo unico percorso credibile, darebbe una speranza alle famiglie ed ai giovani.
Indubbiamente i tanti “egocentrismi” ed “egoismi” della partitocrazia degli ultimi venti anni hanno lasciato tracce profonde e tristi, ferite difficili da accettare e pericolose per il Paese.
Parlamentari “nominati” per fedeltà al “capo”, burocrati e manager altrettanto proni agli interessi di pochi, istituzioni piegate a logiche di potere e non centrate sui propri obblighi costituzionali.
Fotografia che vede gli italiani tutti, al netto di molti opinionisti che narrano la nostra amatissima Italia come un paese perfetto, il migliore al mondo, consapevoli e, spesso, disgustati.
Oramai la spesso citata “questione morale” della prima repubblica è insufficiente a rappresentare il dramma che l’Italia sta vivendo.
Da questa fotografia, però, è necessario partire per ricostruire un ceto politico, e dirigente, capace di riportare l’Italia a quei fasti che la storia ci insegna.
Fasti spesso menzionati ed  in questo caso l’Italia si unisce quasi tutta. Italia più avvezza a guardare al passato che a prendersi, magari in prima persona, le proprie responsabilità di scelta.
Scelte che, se altruiste e lungimiranti, impatteranno sul futuro e permetteranno ai nostri figli di vivere nel paese dove sono nati felici e liberi. Liberi di pensare, parlare, rischiare per avere successo umano e professionale.
Fotografia che ci costringerà a vedere tanti “tecnici” in posizioni di potere reale. Tecnici spesso molto amici dei “poteri forti” ma non sappiamo se altrettanto spesso amici dell’Italia e degli italiani.
Dubbio che nasce da molte scelte strategiche che i susseguenti governi basati, appunto, su tecnici e su premier non legittimati da un personale passaggio elettorale hanno ritenuto prendere in questa seconda triste repubblica.
Esempi, tanti, che destano dubbi.
Cosa dire di vicende come il fallimento del ILVA, quello di Alitalia poi divenuta Ita, della nazionalizzazione di autostrade Spa a spese dei contribuenti dopo la tragedia del ponte Morandi che ha reso palese lo stato di degrado in cui versano le nostre infrastrutture autostradali?
Tutte vicende ove lo Stato, o uomini dello Stato per meglio dire, hanno determinato ove doveva indirizzarsi parte della ricchezza della Nazione. Hanno allocato competenze, quote di mercato. Incredibilmente, spesso, parrebbe abbiano ritenuto di dover favorire aziende estere ed interessi stranieri.
Esempi fulgidi di sudditanza a poteri internazionali. Poteri che, anche correttamente dal loro punto di vista, interpretano l’Italia come un osso da spolpare.
Tanti i politici di carriera pronti a dire tutto ed il contrario di tutto ed a fare alleanze con chiunque pur di rimanere al potere, essere visibili.
Come non rabbuiarsi nel vedere le risse televisive vuote di ogni contenuto o politici che permettono a improvvisati attori di essere presi alla berlina senza nessun reale contenuto in termini di satira? Magnifici, e rimpianti, gli antichi tempi di Alighiero Noschese, finanche quelli del Bagaglino.
Oggi la commedia esce dai teatri e dagli schermi televisivi per divenire realtà. Come dimenticare il farsesco, se non fosse tragico, passaggio fra il governo Conte1 ed il Conte2?
Parlamentari nominati e, conseguentemente, senza un reale potere politico. “Nomine” avvenute, in moltissimi casi, non per competenza o per forte capacità di leggere le istanze del proprio corpo elettorale. Nomine che annullano troppo sovente il legame fra l’eletto (nominato) ed il suo corpo elettorale. Nomine determinate dalla “fedeltà” al leader di turno.
Peones, vera maggioranza oggi, che hanno blindato lo status quo parlamentare per garantire a se stessi ancora un anno di vita nelle stanze del potere. Certi di essere, tutti o quasi, senza un futuro politico.
Una burocrazia prona al potere, quello vero, quello che spesso soffia dall’estero, almeno sotto la forma del “lo dice l’Europa”.
Di tutta evidenza questo sistema di potere e questi partiti, pur oramai totalmente non credibili nel Paese, non si “suicideranno” mai. Chi lo farebbe? A memoria dobbiamo tornare a Socrate, ed alla sua cicuta, per trovare tanto rigore nei comportamenti.
Di cosa ha necessità, però, il Paese? Sarà questo Parlamento a dare le giuste risposte a queste urgenze?
Possiamo noi italiani aspettare la prossima legislatura per vedere un Parlamento ridare slancio, fiducia, prospettiva e felicità alla Nazione tutta?
I “normali cittadini” chiedono con forza urgenti riforme radicali che liberino idee, risorse e diano stabilità e credibilità al Paese.
L’Italia richiede un progetto, una strategia di lungo periodo. In parole povere vuole scelte che permettano ai cittadini di avere certezze sul futuro.
Probabilmente la Nazione è pronta a forti riforme costituzionali quali l’elezione diretta del Presidente. Un presidente con poteri reali bilanciato da un Parlamento altrettanto capace di svolgere la propria azione istituzionale.
Probabilmente la Nazione è pronta ad una riforma costituzionale che porti ad un mono cameralismo basato su parlamentari fortemente collegati al proprio corpo elettorale.
Probabilmente la Nazione è pronta ad una riduzione del numero delle regioni, all’abolizione delle province, ad un accorpamento amministrativo dei comuni nel rispetto dei “campanili”, vera ricchezza culturale e storica del Paese.
Riforme costituzionali che necessitano nello scriverle di competenze capaci di equilibrare i pesi dei singoli organi istituzionali.
Senza ogni dubbio il Paese esige una riforma della magistratura che renda la stessa terza rispetto alla politica.
Altrettanto certamente la Nazione richiede riforme che rilancino ogni ordine e grado del nostro sistema scolastico ed universitario.
Tutte riforme forti e reali, non di facciata come già abbiamo visto in questa triste e mai decollata seconda repubblica.
Con ancor minore difficoltà possiamo affermare che gli italiani non sono più disponibili a subire una pressione fiscale così alta e castrante dello sviluppo economico. Pressione fiscale che non vede un bilanciamento nella qualità e negli standard dei servizi pubblici erogati attraverso una burocrazia troppo spesso autoreferenziale.
Quando nel 2009 fu fondato il M5S queste erano le ragioni per cui una ampia percentuale del corpo elettorale lo accolse come una speranza. Speranza delusa in toto a causa di un gruppo dirigente del Movimento più attento alla propria crescita personale che alle istanze dei proprio corpo elettorale e della Nazione. Movimento oggi deflagrato in mille gruppetti.
Nel frattempo sono passati altri 13 anni. Già alla fine della prima repubblica, infatti, era il lontanissimo 1993, queste riforme erano già tutte ben necessarie.
Oggi i parlamentari, estremamente attenti a vedere la legislatura avere termine alla data naturale per “evidentissimi altissimi interessi della Nazione”, avrebbero l’opportunità di dare un messaggio di novità ed attenzione alle reali istanze di un ampia fetta del paese.
Messaggio da consolidare, appunto,  nel periodo che ci separa dal termine naturale della legislatura.
Allo stesso tempo, la stessa Nazione, che con sempre maggiore evidenza vive con disagio questo ceto dirigente ed è in sempre più palpabile attesa di una forte e credibile novità, sa che, se una parte di questo ceto dirigente faciliterà il cambiamento, la “novità” potrà prendere forma velocemente e concretamente, senza strappi ma in continuità con il passato.
“Novità” che, ancor più oggi dopo quanto si è dovuto vedere con la elezione del presidente della repubblica, è platealmente agognata dai cittadini.
Questa istanza esigerebbe una democrazia compiuta. Proprio in questa equazione si potrebbe vedere, e dare valore, il ruolo di “novità” dei tanti parlamentari fuoriusciti dai rispettivi partiti in questa legislatura.
Parlamentari che potrebbero esprimere il proprio ruolo di interpreti delle istanze dei cittadini trasformandosi da “peones in libera uscita” in catena di trasmissione del paese verso le istituzioni.
Fuoriusciti che oggi potrebbero richiamare a loro stessi il valore di aver compreso per primi che l’attuale Parlamento non ha più il polso del Paese e, conseguentemente, la capacità di rappresentarlo.
L’occasione è chiara ed evidente, c’è un popolo che attende un segnale nuovo, un segnale forte di credibilità e di competenza nel leggere le diverse istanze, anche divergenti, della Nazione.
Una nuova forza che sappia fare sintesi ed unire.
Una nuova forza che sappia declinare l’Atlantismo con l’europeismo, sapendo riportare il pensiero al mai troppo dato per superato “Manifesto di Ventotene” con il quale Altiero Spinelli prefigurava una Europa federale e fra pari. Non “lo vuole l’Europa” ma “lo vogliono gli Italiani in un pensiero europeo condiviso” all’interno di alleanze storiche che hanno già dimostrato la propria credibilità.
Nuova forza che sappia essere il luogo di mediazione della Nazione e che, esattamente come seppero fare gli uomini ed i partiti della Costituente, sappia riportare al centro il valore della libertà per l’Italia.
Entità capace di fare sintesi delle esigenze diverse della Nazione garantendo a tutti un equilibrio che dia stabilità e crescita.
Entità che sappia esprimere un ceto dirigente che possa essere, non solo sul piano etico, adeguato alla storia dei De Gasperi, Nenni, Togliatti, Ugo La Malfa, politici che, nella loro diversità, amavano la nostra Patria. Uomini che ebbero la capacità di dare una direzione di pace e di benessere al nostro Paese.
Entità che sappia garantire uomini con la schiena dritta nei posti chiave della Nazione.
Amministratori del bene comune, statisti che nel dire “noi” non pensano a se stessi ma al loro essere membri del popolo italiano. “Noi” appunto, non loro.
Ignoto Uno
04/02/2022
Puntuale e preciso
come sempre,
Ignoto Uno

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, politico da sempre, in questi giorni di teatrino della politica ha dichiarato “sto vedendo cose mai viste”. Sempre lo stesso Mastella, intervistato da Mentana, annichiliva coloro che sanno interpretare i messaggi citando Capaci.
Io fra questi.
Per i più giovani un minimo di memoria storica.
Era il 23 maggio 1992 ed a Capaci, vicino a Palermo, deflagravano 500 chili di tritolo che facevano saltare in aria tre veicoli con a bordo un magistrato, Falcone, sua moglie e la scorta.
L’agenda politica italiana in quel momento vedeva all’ordine del giorno l’elezione del futuro Presidente della Repubblica.
Il mandato di Francesco Cossiga, noto per aver “picconato” la prima repubblica, era terminato con qualche settimana di anticipo a causa delle premature dimissioni dallo stesso che, nel presentarle, aveva aperto una ancora più profonda crisi istituzionale in quegli anni segnati da quella che passò alla storia come “mani pulite”.
In quelle ore i ben informati davano per favorito nella corsa al Quirinale l’Onorevole Giulio Andreotti, nominato da Cossiga senatore a vita, ma anche la sua corsa al Colle fu disintegrata da quella strage.
Sull’onda dell’emozione popolare fu eletto Oscar Luigi Scalfaro.
Iniziò una Italia ben diversa, non per forza migliore.
L’Italia stava vivendo giorni sconvolgenti e i partiti di allora sentivano vicina la loro fine.
A febbraio, con l'arresto del socialista Mario Chiesa, era scoppiata “Tangentopoli”, “mani pulite” appunto, con l’arresto di un gruppo dirigente a capo di un sistema che si chiamava “pentapartito”, ma non di tutta quella classe politica che basava la sua forza sul “consociativismo”.
Le elezioni politiche del mese precedente avevano reso evidente il disagio sociale presente nel paese, i partiti di governo perdevano consenso e la Lega di Umberto Bossi era in forte ascesa.
Al quarto scrutinio la Democrazia Cristiana puntò su Arnaldo Forlani che si ritirò al sesto avendo ottenuto solo 479 preferenze.
Lo stallo proseguì così per altri dieci giorni allorquando la bomba di Capaci “elesse” il nuovo Presidente della Repubblica.
Molte le analogie con l’Italia di oggi. Corruzione, partiti incapaci di interpretare l’opinione pubblica, ancor meno di dare al Paese risposte chiare. Media proni ai veri poteri forti e pronti a distruggere chi disturba o è, almeno apparentemente, più debole.
Non vedere molte analogie è tristemente impossibile.
Il Parlamento di oggi, i partiti, addirittura singoli parlamentari, fanno i “loro giochi”. “Loro” appunto, solo loro.
Tante le parole di attenzione alle necessità della nazione, ma pochi i cittadini che oramai percepiscono i grandi elettori come “servitori della nazione”.
Giochi incomprensibili agli italiani che, infatti, non se ne curano come certificato dai dati di ascolto delle varie “maratone televisive”.
Sono due anni che per i media l’argomento unico è il COVID.
Oggi, grazie a questo momento elettorale, pressoché scomparso dai palinsesti e relegato nelle pagine interne dei quotidiani.
Noi italiani, assistendo a tanto squallore, non possiamo che auspicare che da queste giornate di elezione del futuro Presidente della Repubblica si formi nei giornalisti l’esigenza di iniziare a narrare la realtà del paese.
La crisi morale imperante ad ogni livello nella nostra amata Italia, le difficoltà economiche delle famiglie, la mancanza di un progetto strategico condiviso che dia una prospettiva agli italiani, la sempre più preoccupante crisi demografica, un sistema sanitario allo sbandò che si nasconde dietro al covid per trovare la motivazione delle sue carenze, una magistratura in gran parte militante e non terza, la fuga dei nostri migliori giovani sempre più alla ricerca di soluzioni di vita all’estero, questi alcuni dei temi che sommessamente consigliamo ai nostri grandi opinionisti di evidenziare ed affrontare superato questo sgradevole per noi “italiani semplici” momento di elezione del futuro Presidente della Repubblica.
Sempre a noi “italiani semplici” la logica dei “mercati che ci guardano” ci interessa il giusto. Come non ricordare la presidenza del Senatore a Vita Mario Monti? Tanto voluto dai “mercati” e così devastante per gli italiani. Mi chiedo poi perché fu nominato senatore a vita, quali i suoi meriti speciali per la nostra patria?
Nomina che tanto ricorda il premio Nobel per la pace al primo giorno di incarico al Presidente statunitense Obama. Non aveva potuto fare ancora niente, era appena arrivato. Ognuno si senta libero di interpretare i suoi otto anni di presidenza come ritiene.
Deve essere un certo stile dei “mercati”, sia Obama che Monti dai “mercati” erano molto amati.
Io vorrei un Presidente amato dagli italiani.
Al netto dei mitici opinionisti e degli onniscienti sondaggisti, qualcuno mi sa dire chi realmente possa rappresentare, scelto fra gli esponenti del ceto dirigente italiano tutto, questa figura di “amato dagli italiani”?
A giornalisti, opinionisti ed onniscienti tutti propongo le immagini del feretro fra due ali di folla di un vero statista, Alcide De Gasperi, come parametro per definire chi è realmente amato dal popolo italiano.
Augurando lunga vita a tutti so per certo che quelle immagini non le vedremmo per chiunque di coloro che ci governano oggi.
A questo punto meglio confermare Mattarella, usato conosciuto, in attesa di un nuovo ceto parlamentare eletto nel 2023.
Su questo “nuovo” si uniscano da subito e con spirito altruista tutti gli italiani di buona volontà.
Ignoto Uno
Oggi 27 gennaio
è il “giorno della
memoria”

Mai come in questi momenti bui nella nostra strana Europa, ed ancor più strana Italia, senza memoria credo sia indispensabile “ricordare”.
Io desidero farlo riportando alla memoria di tutti una nave che passò alla storia con il nome di Exodus
Dopo la fine della seconda guerra mondiale circa 200 000 ebrei erano rimasti nei campo di concentramento in Austria e In Germania. Molti di loro volevano andare in Palestina, territorio allora sotto il controllo del Regno Unito.
La President Warfield era una nave costruita nel 1927 come imbarcazione da diporto in Stati Uniti, poteva trasportare 400 passeggeri.
Il 21 settembre 1942 l’organizzazione clandestina ebraica Haganah prese il controllo della nave con al comando il capitano Yitzhak Aronowitz detto “Ike” ed il 6 giugno del 1944 partecipò allo sbarco in Normandia affianco alle truppe statunitensi.
Alla fine della seconda guerra mondiale la nave fu acquistata da una società statunitense del Haganah per essere utilizzata per per il “Aliyah Bet”, il progetto di emigrazione verso la Terra Promessa, la Palestina Britannica.
Mentre la President Warfield attraversava l'oceano Atlantico, Haganah con oltre 160 camion trasferiva gli ebrei sopravvissuti dai campi di concentramento verso il sud della Francia ed in Liguria ove fra il 10 aprile 1946 ed il 25 aprile la nave li imbarcò nei porti di Marsiglia e di La Spezia.
Furono imbarcati 4.512 passeggeri di cui 1 282 donne e 1 672 tra bambini e ragazzi, gli stessi che l’11 luglio 1947 intonarono Hatikvah canzone che sarebbe diventata l'inno di Israele
La nave, sempre seguita dalla flotta britannica, era capitanata da Yossi Harel che il 17 luglio ne cambiò il nome in Exodus ed alzò quella che poi divenne la bandiera israeliana con la stella di David.
Alle 2 del mattino del 18 luglio gli inglesi contattarono la Exodus per cercare di convincere il capitano a interrompere il viaggio verso la Palestina e, vistala ignorata, la speronò.
Gli ebrei si difesero ma, quando i britannici iniziarono a utilizzare le armi da fuoco, il capitano Harel decise di arrendersi per evitare ulteriori vittime.
Le persone a bordo vennero fatte prigioniere e segregati, nuovamente, in campi di concentramento a Cipro e successivamente riportati in Francia via nave ove giunsero il 29 luglio.
Il consiglio dei ministri del governo francese decise che non avrebbe costretto i clandestini a sbarcare.
Furono solo 138 coloro che sbarcarono, la grande maggioranza dei passeggeri decise di rimanere a bordo dichiarando che la loro unica volontà era quella di raggiungere la Palestina.
Il governo britannico provò l’ultima spallata per impedire l’arrivo della nave nella Terra Promessa dando un ultimatum ai passeggeri, li avrebbe trasferiti in Germania.
I Britannici la denominarono Operazione Oasis, si concluse con lo sbarco forzato dei passeggeri ebrei.
I clandestini sbarcati vennero caricati su dei treni e divisi, ancora una volta, in due campi di concentramento ove i britannici arrivarono a dimezzare le razioni di cibo ed a disattivare i riscaldamenti per piegarli e costringerli a rinunciare alla Terra Promessa.
Nulla li piegò ed, infine, vi arrivarono.
Il comandante Yossi Harel, nato Yosef Burger, vide nascere lo Stato di Israele e morì il 26 aprile 2008 a 90 anni.
Visse da uomo libero, una libertà prima agognata e, poi, conquistata.
Egualmente le migliaia di persone che salirono su quella nave, simbolo storico della volontà di un popolo.
Oggi, noi italiani tutti, qualsiasi sia la nostra professione religiosa e ideologia politica, viviamo un momento strano ove, incredibilmente, negli ospedali si operano alcuni e non altri. Diritti fondamentali vengono limitati ad alcuni e non ad altri.
Gli “altri” tacciono non capendo che potranno, magari un giorno, divenire parte degli “alcuni”.
Sarò chiaro, non permetterò ad alcuno di strumentalizzarmi, la Shoah non ha nulla a che vedere con le leggi mal fatte del’Italia di oggi per combattere la pandemia COVID. Questo deve essere, ed è, chiaro a tutti.
Diverso il messaggio che quel valoroso comandante e quegli intrepidi e testardi ebrei provenienti da campi di sterminio ci devono dare.
Per le proprie idee, valori, si combatte con determinazione da un lato e rispetto della vita dall’altro.
La vita di tutti, anche degli avversari, in alcuni casi addirittura dei nemici.
Per le proprie idee si combatte, si soffre, si accettano privazioni fino al raggiungimento del proprio obiettivo.
Per le proprie idee ci si unisce anche quando si hanno diverse opinioni, si cerca la sintesi per fare gruppo.
Ecco questo fece il popolo di Israele ed, oggi, ha la sua terra promessa.
Seppe soffrire, dimostrò caparbietà e determinazione, fu patriota ed, infine, trovò alleati che li aiutarono a piegare la determinazione britannica ad impedire che la Terra Promessa fosse loro consegnata.
Oggi, dopo settanta anni di conflitti in medio oriente non si è ancora risolta la altrettanto drammatica questione palestinese.
Alcuni Stati degli Emirati, grazie alla mediazione del presidente statunitense Trump, hanno aperto relazioni diplomatiche formali con lo Stato di Israele. Era un inizio per superare ogni elemento di criticità e portare la pace in quella terra martoriata ed a tutti i popoli che vi vivono.
Poi …….
Oggi viviamo il timore di una nuova guerra nella nostra Europa
Il “giorno della memoria”, la storia della Shoah, il comandante Harel ci aiutino tutti a ricordare che la pace si difende …. ricordando per l’appunto.
Ignoto Uno
Venti di guerra
in Europa,

oggi come nel 62 tra Russia e Stati Uniti.
Ieri il terreno di scontro fu il mare vicino a Cuba, oggi il terreno di scontro è L'Ucraina.
Ancora un importantissimo messaggio che arriva da Ignoto Uno

Verum esse ipsum factum ovvero Ciò che è vero è precisamente ciò che è fatto" fu coniato da Giovan Battista Vico nella prima metà del 1700.
Concetto tuttora valido ma molto dimenticato dai tanti politici spesso più simili a degli influencer che a degli statisti.
La storia, “vichianamente”, si ripete sempre, identica ma diversa.
Oggi abbiamo la crisi in Ucraina ieri quella di Cuba.
Tanti gli interessi allora, tanti gli interessi oggi.
Pochi di questi, sia allora come oggi, comprensibili ed identificabili ai più.
Era il 1962, Giovanni XXVIII, per tutti il Papa Buono, aveva al centro del suo magistero il tema della pace.
Negli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, presidente cattolico, il 22 ottobre annunciava alla televisione che 25 navi militari sovietiche si stavano dirigendo a Cuba per armare, con testate atomiche, le installazioni missilistiche presenti sullisola.
Missili che in 40 secondi avrebbero potuto colpire la Florida .
Intanto nell Unione Sovietica vi era Nikita Sergeevič Chruščëv, che ricordiamo essere il Primo Segretario del Comitato Centrale del PCUS che denunciò i crimini di Stalin ed il Leader Sovietico che il 15 settembre 1959 visitò gli Stati Uniti, e che prima teorizzò, per poi attuare, la politica della “coesistenza competitiva con gli USA.
Fu un aereo spia U2 della CIA a svelare la presenza a Cuba di missili a medio raggio, evidenziando così che Il leader cubano, Fidel Castro, si era schierato con Mosca.
Kennedy ordinò così il blocco navale di Cuba, chiedendo la rimozione dei missili.
In caso contrario si sarebbe visto costretto ad attaccare lisola provocando di fatto la reazione sovietica e quindi, molto probabilmente, lo scoppio di una guerra nucleare.
Il 24 ottobre, le navi della 2° Flotta della Marina degli Stati Uniti si schierarono di fronte all'isola  del Mar dei Caraibi.
Lo scontro fra le due flotte era un rischio troppo grande per tutta l'umanità.
Molti, terrorizzati, iniziarono a costruirsi improbabili rifugi atomici in giardino,  i telegiornali di tutto il mondo informarono che se si fossero sentite le sirene d'allarme sarebbe stato necessario gettarsi a terra e coprirsi con una coperta o un lenzuolo, per evitare le radiazioni di un'eventuale esplosione atomica.
Furono giorni in cui tutto sembrava precipitare.
Il mondo, con il fiato sospeso, guardava attonito Stati Uniti ed Unione Sovietica che non erano più in grado di parlarsi in quanto tutti i canali di comunicazione erano stati interrotti.
Lo stallo cui ci si venne a trovare, fu sbloccato dalla forza morale e spirituale di Giovanni XXIII, Papa Buono, ma credibile e fermo sui suoi principi di pace, che aprì un ponte fra la Casa Bianca ed il Cremlino.
L'intervento del Pontefice si realizzò attraverso uno storico radiomessaggio, consegnato prima agli ambasciatori di Washington e Mosca, e poi trasmesso dalla Radio Vaticana alle ore 12 di giovedì 25 ottobre.
Il Papa si rivolse, in lingua francese, ai grandi della terra per consolidare il bene supremo della pace, toccando le coscienze di milioni di persone, senza distinzione di credo religioso.
Noi supplichiamo tutti i Governanti a non restare sordi a questo grido dell'umanità. Che facciano tutto quello che è in loro potere per salvare la pace.
Il messaggio fu diffuso in ogni continente dalla Radio Vaticana e fu ripreso dai media di tutto il mondo, segnando uno dei più alti momenti storici della seconda parte del 900.
In quelle ore la figlia del leader russo si trovava in Vaticano, e per molti divenne come una diplomazia parallela”.
Fra il 26 e il 27 ottobre, giunsero a Washington due importanti lettere da Mosca. Nella prima venivano accettate in larga parte le richieste statunitensi per fermare la crisi di Cuba. Le basi missilistiche russe sul suolo cubano sarebbero state smantellate in cambio dellimpegno statunitense di non compiere atti di aggressione contro Cuba.
La diplomazia poté riprendere così il suo lavoro, e le trattative tra Stati Uniti e Unione Sovietica portano alla felice soluzione della crisi.
Ad un mese dal suo intervento alla radio, Giovanni XXIII scrisse nel suo diario: «Ricevuto il Polacco Ierzy Zawieyski confidente del Cardinal Wyszynski, e bene accetto al signor Gomulka, il quale lo incaricò di portare il suo saluto al Papa, e a dirgli che la liquidazione del terribile affare di Cuba egli la ritiene dovuta allo stesso Pontefice».
La pace e la libertà dei popoli è spesso passata per atti invisibili, in questo caso si aggiunse la capacità di tre grandi uomini di cercare la pace anche attraverso atti mai avvenuti prima di allora.
Mai un Santo Padre aveva parlato ad una radio, mai un leader sovietico aveva inviato una figlia in Vaticano.
La storia si ripete sempre.
Diversa ma uguale.
Oggi abbiamo un Santo Padre che pone al centro il tema della pace, un presidente russo che si dichiara Cristiano ortodosso praticante e che modifica la Costituzione del suo paese per affermarlo, un presidente statunitense cattolico.
Saranno in grado di ripetere la storia dimostrandosi altrettanto statisti i due leader ed altrettanto universalmente autorevole l'attuale Vescovo di Roma?
Ed in Italia dobbiamo vivere l'ennesimo teatrino squallido.
Delle sempre più plasticamente figure di politici staccati dal loro popolo che, tronfi delle loro parole, si auto definiscono capaci di interpretarne il pensiero.
Il premier Draghi diverrà Presidente della Repubblica, probabilmente sì.
Saprà riunire il popolo italiano? ad oggi no.
L'alternativa. noi non la riusciamo a vedere ma auspichiamo  che si stia iniziando a formare.
La storia ci ha insegnato che leader si nasce, non si diventa.
Ignoto Uno
27/01/2022
LE VOTAZIONI?
"Lunedì 24 inizieranno le votazioni che porteranno ad eleggere il futuro Presidente della Repubblica.
Il principale compito a cui sarà chiamato nel suo settennato sarà quello di annullare la sempre più plasticamente evidente e drammatica distanza fra cittadini ed Istituzioni, fra cittadini e ceto politico. Più in generale fra cittadini e corpi intermedi.
I grandi elettori sono consapevoli di questo iato? Sanno cosa significa in una democrazia quando viene meno la famosa “rappresentanza”?
Alla fine della seconda guerra mondiale in Italia presero forma partiti che seppero ascoltare i bisogni degli italiani e, allo stesso tempo, dare loro un indirizzo, una idea paese capace di essere sintesi delle diverse posizioni ed interessi.
Da questo nacque prima la ricostruzione, poi lo sviluppo ed, infine, il boom economico.
Da quel momento iniziò il degrado etico del sistema paese, tutto.
Corruzione etica e sempre più evidenti carenze culturali hanno devastato la Nazione.
Da un lato la totalmente autoreferenziale frase sul “siamo i migliori”, “abbiamo la più bella Costituzione al mondo” ed altre di analoga qualità, dall’altro un ceto politico che ha sempre più delegato ai cosiddetti “tecnici” la gestione del paese, corpi intermedi sempre meno rappresentavi dei loro associati, burocrazia sempre più autoreferenziale ed incapace di essere una reale catena di trasmissione fra attività di governo e sistema sociale.
Il risultato di tutto questo è stato un forte impoverimento del paese con un rapporto debito/PIL che è passato dal circa 57% del 1980, al 115% del 1993, fino al 135% del Governo Conte e molti dei nostri migliori giovani sempre più alla ricerca di una via di fuga all’estero.
A tutto questo va aggiunta una ormai molto preoccupante crisi demografica.
Allo stesso tempo Parlamento, magistratura e quinto potere, i media, vengono ritenuti sempre più inutili o inaffidabili da ampi strati della popolazione.
Forse il primo forte segnale sulla crisi socio politica in Italia fu l’intervista che Enrico Berlinguer il 28 luglio del 1981 dette ad Eugenio Scalfari, in essa lo statista comunista iscrisse nell’agenda della politica italiana la definizione della “questione morale”.
Un’intervista destinata a fare epoca. In essa il leader del Partito Comunista Italiano affermava e sottolineava la diversità morale del movimento comunista italiano rispetto agli altri partiti della Prima Repubblica. Parlava di «ladri, corruttori e concussori» da arrestare e mettere in galera.
Nel 1992 fu il Presidente Spadolini, statista laico, a riprendere con forza il tema della questione morale allargandola a tutti i partiti ed aprendo di fatto l’epoca di “mani pulite”.
Il Presidente Spadolini incolpava i partiti ed i corpi intermedi di essersi piegati all’interesse di pochi e, in questo, riteneva potesse identificarsi la causa di perdita di capacità propositiva del nostro paese.
Ecco i drammatici anni ‘90 che ebbero in “mani pulite” l’elemento che causò la fine della prima repubblica.
Molti parlano di “seconda repubblica” quella che si originò con gli arresti di quegli anni, io la chiamerei “prima repubblica bis”.
Quella fu una pulizia a senso unico che distrusse il pentapartito ma non colpì altre ampie fasce politiche e di potere della Nazione.
Memorabile l’intervento del Presidente Craxi alla Camera dei Deputati prima di quello che io chiamerei esilio più che fuga. Esilio che fece comodo a tutti, anche a chi, certamente correttamente in un sistema democratico, afferma che “ci si difende nei processi e non dai processi”.
L’Italia passò dai “partito mediazione” ai “partito azienda”.
Dalle discussioni interne per esprimere una linea comune, a partiti con un imprenditore padrone, partiti “ditta”, partiti con un “capitano”. Senza congressi o con congressi farsa. Parlamentari “nominati”, senza reale rapporto con i loro territori.
Da “mani pulite” a la “magistratura partito” culminata con il plateale togliersi la toga di uno dei magistrati culto di quel periodo, Tonino Di Pietro, ovviamente sceso poi in politica.
Cosa sperano gli italiani oggi è semplice capirlo, meno realizzarlo.
Sperano di tornare alla normalità.
Si erano affidati al partito di “onestà, onestà, onestà” e ne sono rimasti in gran misura delusi.
Speravano nei tecnici, ora li conoscono e non li esaltano più.
Cercano solo normalità, meno “lo chiede l’Europa” e più “è utile al popolo italiano”.
Urlano la necessità di trovare partiti capaci di interpretare un ruolo di mediazione fra le opposte istanze provenienti dai vari gruppi di interesse e di potere e gli strati più indifesi del sistema sociale.
Un ruolo di indirizzo da un lato e di stimolo dall’altro.
Agognano di poter vedere una magistratura terzo potere capace di mantenere il rigore del comportamento, scevra dalle posizioni di parte e distaccata dalla politica.
Gli Italiani vorrebbero giornalisti capaci di fare domande scomode, con la schiena dritta, un vero quinto potere.
Gli italiani, infine, sperano che addirittura questo triste parlamento sappia eleggere un Presidente della Repubblica capace di difenderli e rappresentarli tutti. Sappia renderli coesi e non divisi, sappia far loro rialzare la testa e tornare a sorridere.
Chissà, forse, chiedono troppo.
In fondo vogliono solo essere liberi di pensare e sognare in grande"
Ignoto Uno
Fino a che punto
ci conviene
importare energia?
Alla vigilia dell'inizio del Rito per l'elezione del Presidente della Repubblica, in un'Italia dove e sempre più evidente la distanza tra cittadini e i palazzi, ignoto uno, ci propone un ragionamento che va molto oltre quello che appare temente scrive.
In queste parole io leggo un disegno politico e sociale, non soltanto un analisi di politica energetica.
E voi?
"L’Italia è il Paese al mondo che, in valori assoluti, importa più energia elettrica.
Non esistono dati definitivi relativi al 2020, ma se studiamo l’ultima analisi prima della pandemia, periodo che ha causato una significativa riduzione del fabbisogno energetico, potremo comprendere molto.
Nel farlo è opportuno tenere bene a mente che l’incremento del costo dell’energia, oggi così centrale nell’agenda politica, delle famiglie ed imprese italiane, uccide le attività economiche molto più di qualsiasi lockdown.
Nel 2019 la Relazione Annuale sulla Situazione Energetica Nazionale, redatta dal Ministero dello Sviluppo economico, affermava che il fabbisogno energetico si attestò a 318,6 TWh, di cui coperto da forniture provenienti dall’estero 44 TWh, l’88% prodotto in Italia e il 12% importato dall’estero.
Di quel 88%, però, la quasi totalità deriva da fonti non rinnovabili, in parole semplici da idrocarburi, acquistati anche essi all’estero.
I dati Eurostat ci dicono che circa il 5%, per 15,2 TWh, del fabbisogno totale di energia viene comprato in Francia, circa il 9% dalla Svizzera (28,2 TWh) e in misura minore da Slovenia (5,2 TWh) e Austria (1,2 TWh).
Stati quindi che producono in modo molto consistente energia elettrica, attraverso centrali nucleari e termovalorizzatori.
Da evidenziare che questi ultimi sono spesso alimentati da nostre forniture di materiale italiano.
Centrali la cui sostenibilità e gestione è garantita in modo più che proporzionale, rispetto all’erogato, proprio attraverso il sovrapprezzo che l’Italia paga nell’acquisire l’energia dalle stesse, al fine di coprire il proprio fabbisogno energetico.
Facile capire che qualcosa non è stato gestito bene negli ultimi trenta anni.
Tanta demagogia, poca pragmaticità e lungimiranza?
Troppa attenzione ai sondaggi e pochi statisti?
Oggi in Italia si sente tanto parlare di “costo energetico”.
Nessuno poteva prevedere che essere così tanto dipendenti dall’estero poteva portare a grosse difficoltà per la nostra capacità produttiva e, conseguentemente, per il nostro PIL e la nostra occupazione?
Ma, è inutile piangere sul latte versato, guardiamo avanti, e lo si chiede in nome di tanti italiani, utilizzando gli strumenti degli statisti e non dei sondaggisti.
Le soluzioni? Si sente parlare tanto delle “rinnovabili”, ma, l’Italia potrà coprire almeno il 70% del suo fabbisogno energetico del futuro attraverso le rinnovabili?
Se la risposta dovesse essere positiva è urgente accelerare su questa politica, in caso contrario l’Italia deve fare un severo e molto rapido bagno di pragmatismo.
In ogni caso, per favore, si smetta di parlare di decrescita felice.
La decrescita è  infatti “felice” per pochi e drammatica per tutti gli altri.
Torniamo quindi, e il più velocemente possibile, alla crescita attraverso politiche, non solo energetiche, capaci di creare sviluppo reale e produzione in Italia.
Quindi, lavoro vero e concreto, basato su imprenditori seri , e con la propensione al rischio piuttosto che al clientelismo.
Gli italiani hanno spesso dimostrato di saper soffrire per raggiungere obiettivi anche importanti, ma non senza un progetto comprensibile e adeguatamente concreto.
Le famiglie e gli imprenditori chiedono al ceto dirigente, quale sia il futuro, non tanto per se stessi, ma soprattutto i  figli.
Demagogia e mancanza di competenza al potere, nel bel paese,  hanno già reso ovunque evidenti i danni."
Ignoto Uno
Chi ha liberato
l’Italia?
Mi è pervenuto uno scritto, dopo un piacevole confronto su temi di ieri, ma che sono sempre attuali perché si propongono anche oggi.
Tutti attribuiscono, a torto o ragione, meriti solo a… dimenticando che si ebbe una vasta compartecipazione.
Ringrazio colui  che mi ha mandato il suo documento, dove si evincono certi dati, spesso non citati o forse in-volontariamente dimenticati.
Per Vostra conoscenza, vi invito a leggere lo scritto in questione, e chissà…
Ettore Lembo
03/01/2022

“Sono passati 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e credo si possa guardare quel periodo con distacco storico.
Quanti furono realmente i partigiani combattenti fra il 1943 ed il 1945?
Sull'argomento “numero di partigiani combattenti” lo storico Gianni Oliva ha scritto: “una stima sulla base dei riconoscimenti della Commissione per il riconoscimento della qualifica di partigiano indica in 226.639 i partigiani combattenti di cui 35.000 donne a cui vanno aggiunti 122.518 collaboratori accreditati come patrioti”
Si trattava di una cifra approssimativa, scrive Oliva, sia perché comprensiva non solo dei riconoscimenti avvenuti, ma anche delle domande ancora inevase, sia perché molti partigiani ritornati nelle regioni di provenienza dopo la liberazione non avevano presentato domanda.
Oliva termina dichiarando che il numero più accreditato è di 250.000 combattenti.
Quanti i soldati alleati che hanno combattuto sul territorio italiano per liberare l’Italia dalla dittatura?
Solo nello sbarco in Sicilia gli Alleati fecero intervenire circa 467 000 soldati.
Per lo sbarco di Anzio e Nettuno 110.000 soldati.
Armate supportate da navi, aerei e cannoni (in Sicilia 600).
250.000 partigiani contro 567.000 soldati alleati. Si tenga, inoltre, conto che nei 567.000 soldati alleati ne vanno aggiunti almeno altri 300.000 che hanno combattuto i nazi fascisti in Italia dalle navi da guerra, sugli aerei, nelle retrovie per la logistica.
Chi ha liberato l’Italia? I partigiani o le truppe alleate?
Certamente entrambi, ma senza gli alleati i partigiani sarebbero stati annientati.
Vi è, inoltre, il tema “politico” delle principali formazioni partigiane che compongono il CVL (Comitato Volontari per la Libertà) che si può sintetizzare così:
• Brigate Garibaldi, GAP e SAP, organizzati dal Partito Comunista Italiano.
• formazioni di Giustizia e Libertà, coordinate dal Partito d'Azione.
• formazioni Giacomo Matteotti, Partito Socialista di Unità Proletaria.
• Brigate Fiamme Verdi, che nascono come formazioni autonome per iniziativa di alcuni ufficiali degli alpini, e si legano poi alla Democrazia cristiana, come le Brigate del popolo.
• Brigate Osoppo, autonome e legate alla DC e al PdA.
• formazioni azzurre, autonome ma politicamente monarchiche e badogliane.
• piccole formazioni legate ai liberali e ai monarchici, come la Franchi di Edgardo Sogno, o quelle trotskiste, come Bandiera Rossa, e anarchiche, come le Bruzzi-Malatesta.
Come si può notare non tutti di sinistra e, successivamente, contrari al Patto Atlantico e filo sovietici.
Perché, allora, la sinistra si è potuta appropriare della nostra guerra partigiana ed intitolarsi la liberazione dell’Italia dal nazi fascismo?
Nel mio piccolo, credo di aver potuto vivere sin dalla mia nascita in un paese democratico grazie all’enorme sforzo delle truppe alleate (fondamentale statunitensi e britanniche) e all’enorme coraggio di tutti i partigiani (comunisti, socialisti, repubblicani, liberali e delle brigate Osoppo, cioè cattoliche).
Reputo corretto, infine, ricordare anche la Brigata Ebraica. Inquadrata nelle truppe britanniche, sbarcò a Taranto partecipò allo sfondamento della linea gotica.
La nostra, quindi anche la mia, libertà si deve a tutti questi uomini, non solo ad alcuni.
Mai come oggi sarebbe utile ricordarselo prima di parlare e sparlare. Troppo spesso, manipolando la realtà e trasferendo su pochi il merito di molti.”
Ignoto Uno
svenduti
da urlatori...
Girando per il web, ho trovato questo scritto di Ignoto Uno. Pubblicato dalla Alessandra Schiliro', il noto... Ma lo sapete già.
Uno scritto postato su Telegram o forse su facebook, non importa dove, ma da chi ha scelto di non ululare, ma di tenere un profilo equilibrato. Uno scritto che, tanti dovrebbero leggere, sperando che....
Purtroppo molti ascoltano i vari urlatori, dimenticando così chi per la pace e la giustizia... Ha realmente agito.
(Ettore Lembo)
19/01/2022

Gentile dottoressa, in onore della sua capacità di rischiare in proprio per le sue idee, indirizzo a Lei questa riflessione
Martin Luther King è stato un fulgido esempio di “guerriero per i diritti negati agli uomini”, nel suo caso i neri americani in Stati Uniti. Fu un uomo che combattè senza paura fino al giorno in cui fu assassinato.
Il suo nome è spesso accostato a quello di Ghandi. Entrambi leader del proprio popolo, entrambi pacifisti e ideologi di una attività politica basata sulla non violenza.
Con la “Lettera dalla prigione di Birmingham”, scritta nel 1963, Martin Luther King rese plastico a tutti il suo impegno civile e la sua "crociata per la giustizia".
Egli combattè per eliminare ogni pregiudizio, nel suo caso “etnico”, attraverso una resistenza non violenta.
Ebbene, dal 1986, il 17 gennaio gli Stati Uniti celebrano il Martin Luther King Day, mi chiedo come mai nessuno in Italia se ne sia accorto? Eppure non tanto tempo fa il tema del razzismo sembrava centrale nel mondo e nel nostro Paese. Ricordatevi i tanti inginocchiati, finanche nel Parlamento italiano, per “onorare” il nero americano Floyd ucciso da un poliziotto bianco.
Il motivo di questa dimenticanza temo che vada ricercata nel fatto che la comunicazione politica non necessiti più di questa strumentalizzazione, oggi il tema “black lives matter” non va più di moda.
Non desidero fornire facili motivi di polemica, l’assassinio di Floyd fu un fatto inaccettabile, non c’è nessun dubbio su questo, ma in tutto il mondo, addirittura a San Pietro, vi sono state manifestazioni sotto le insegne del neo movimento “black lives matter” semplicemente perché andava “abbattuto” il nemico per eccellenza. Non il razzismo bensì l’allora Presidente USA Trump.
Quel movimento, infatti, nulla aveva di pacifista, qualcuno si ricorderà delle statue di Colombo abbattute in varie città statunitensi, ma il nemico da abbattere valeva “una messa” o un “naso turato”.
Nel 1986 il presidente Repubblicano Ronald Reagan proclamò l'istituzione della festa nazionale per commemorare Martin Luther King.
Ecco in questi tempi di COVID figure come Martin Luther King, da un lato, e Ronald Reagan dall’altro andrebbero ricordate e, io credo, copiate. Reagan, per esempio, ebbe la saggezza di firmare a Reykjavik il Trattato sui missili nucleari con il leader Sovietico Gorbaciov. Oggi ……
Ignoto Uno
Un nuovo sogno
di libertà Italiano.
Riceviamo e pubblichiamo un' altro scritto di Ignoto Uno. Vi invitiamo a leggere con GRANDE ATTENZIONE.

" Bertrand Russel, premio Nobel per la letteratura nel 1950, aristocratico e filosofo britannico, terminò la sua vita terrena nel 1970.

Il suo pensiero attraversò le due grandi guerre, la ripresa, il boom economico ed il ‘68.
Politicamente sostenitore del socialismo democratico e riformista, inizialmente membro del Partito Laburista, divenne alla fine della seconda guerra mondiale un forte antagonista di Stalin e del “blocco sovietico” e fautore del socialismo liberale e del liberismo sociale.
Fu antagonista di ogni sistema politico basato sul “dogmatismo”.
Dogmatismo che egli vedeva nel sistema comunista sovietico di allora in quanto avversario della “libertà” come la codificava Russel.
In economia condivise il pensiero di Keynes, divenne anche seguace della Fabien Society del tempo, ma l'abbandonò dopo che i “fabiani” cominciarono a sostenere un sistema di intese militari internazionali in funzione antitedesca. Russel riteneva, infatti, che questa posizione avrebbe portato la Gran Bretagna alla guerra aperta con la Germania di Hitler.
Guerra che, all'epoca, egli cercava assolutamente di prevenire, divenendo importante esponente del movimento pacifista.
Russel riteneva che “l’equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è molto più interessante”. Certamente è necessario comprendere cosa egli intendesse per “pazzia”.
La risposta la si può avere attraverso le posizioni da lui sostenute nella sua vita.
Fu fautore del pensiero che il totalitarismo, in special modo quello di Hitler ma anche di Stalin, era derivato dall'idea della “volontà generale” di Rousseau. Idea in seguito accolta in altri pensieri filosofici quali quello di Hegel e di Marx. Totalitarismi da osteggiare radicalmente senza mai arrivare alla violenza.
Russell riteneva che  la democrazia moderna dovesse prendere come riferimento il pensiero illuminista classico di Locke e Voltaire.
Ecco, forse in questo si può trovare il concetto di “pazzia” soprattutto nell’Europa di oggi. In fondo fu Sigmund Freud ad insegnarci che “Il pazzo è un sognatore sveglio”.
Guardando, poi, la nostra Italia, credo non sia così difficile trovare delle analogie con molti dei temi caldi e divisivi del momento socio politico ed economico italiano di oggi.
Provo ad avvalorare il mio punto di vista.
Non riscontrate una certa simmetria storica fra la spesso menzionata Fabien Society di cui si sente dire che ne farebbero parte alcuni esponenti illustri di questo governo, il richiamo a Rousseau presente sin dalla nascita in un importante partito dell’attuale arco costituzionale?
Non riscontrate una altrettanto certa simmetria nella contrapposizione sui modelli di governo del sistema socio politico economico e del patto sociale fra governo e cittadino facilmente riscontrabile fra la linea governativa di contrasto al COVID simile al dirigismo centrale dell’allora “blocco sovietico” e l’idea di libertà e di autodeterminazione del cosiddetti “no Vax”.
Idea di libertà e di libero arbitrio che trova nella libertà di pensiero, e di conseguente azione, di Voltaire una indiretta base filosofica?
Io, francamente, analogie ne trovo veramente molte.
In cosa questo momento politico italiano si differenzia da quello post bellico?
Purtroppo nell’assenza di personalità e leader di alto lignaggio nelle file di coloro che si vogliono contrapporre al pensiero politicamente dominante, oggi facilmente riconducibile alla dogmatica teoria del centralismo democratico. Al tempo sovietico o nazista, oggi di matrice filosofica più orientale.
I così detti “No Vax” non rappresentano altro che un “urlo di disagio” che non si tramuta in pensiero organico, questo paradossalmente facilità chi è al potere a compiere la sua azione politica.
Egualmente accadde nel ‘68 europeo che, appunto, non seppe andare oltre ad una entropica protesta a cui, salvo alcune lodevoli lotte per la libertà della donna, non fece seguito un reale percorso costruttivo.
Quell’importante momento storico, anzi, ci ha lasciato nel disagio di una società incompiuta che non riesce più a produrre “futuro”, crescita culturale sociale economica, in altre parole “stabilità”.
Nel periodo fra le due guerre mondiali, al contrario, si formarono quei germi culturali oppositori al regime che, anche con il determinante aiuto dei vincitori della seconda guerra mondiale, permisero a tutto il continente europeo di andare verso il boom economico e demografico.
Oggi non possiamo che auspicare per la nostra amata Italia che nascosti nell’ombra dell’attesa si annidino dei nuovi De Gasperi, Nenni e Togliatti.
Sì anche Togliatti, uomo che seppe evitare una guerra civile fratricida e permise l’attuazione di quel famoso “Piano Marshall” sempre più spesso evocato ma mai realmente compreso ai giorni d’oggi.
Piano che poté essere attuato perché i leader politici del tempo seppero svolgere il ruolo a cui furono chiamati.
Piano che mai si sarebbe realizzato senza De Gasperi, anello di congiunzione fra i vinti ed i vincitori.
Piano che mai si sarebbe potuto realizzare senza la voglia di rinvincita sociale e di libertà del popolo italiano.
Ecco, quest’ultimo elemento è quello che ci deve portare a ringraziare il popolo No Vax. In loro il seme di voglia di libertà che potrebbe, se non rimarrà un mero elemento di urlo entropico, dare il via ad un nuovo sogno di libertà italiano.
Ignoto Uno"

Vale la pena valutare con attenzione anche il monito che ci fa giungere a parte e che merita essere riportato.
"Credo che sia arrivata l’ora che i vari capetti del novaxismo facciano una reale disamina su cosa ha prodotto il loro immenso ego ed il loro altrettanto immenso protagonismo".
"Nulla"
Dare ospitalità a
Ignoto Uno
ed alle Sue Pillole di Saggia Riflessione, e' un onore, oltre che un piacere.
Colgo l'occasione, nel dare il giusto spazio di attenta riflessione, per rilevare e fare rilevare che l'appello della della Dr.ssa Schiliro', che e' perfettamente in tema, dovrebbe trovare la giusta accoglienza presso tutti coloro che ritengono di voler fare chiarezza proprio sui vaccini.
Un confronto pubblico, tra cattedratici, potrebbe essere determinante, soprattutto oggi.
Ma torniamo a ciò che ci scrive Ignoto Uno.

"Egregio direttore, la ringrazio se vorrà ospitarmi per darmi la possibilita' di esprimere  solidarietà e stima nei confronti del professor Cacciari, oggi sotto attacco da parte di un mondo che ritengo essere in seria confusione.
Il professore, per quanto a me noto, in questi anni di COVID, ha espresso molte preoccupazioni in ordine ai vaccini, riportando voci contrastanti di scienziati sulla loro efficacia e sui rischi di danni collaterali che, detti vaccini, potrebbero causare al corpo umano. Conseguentemente, mi è capitato spesso di sentirlo in molte trasmissioni televisive, dove ha espresso il desiderio di vedere intervistati anche scienziati di chiara fama, e portatori di un pensiero opposto rispetto a quello di coloro che reputano questi vaccini sicuri e positivi.
Altrettanto coerentemente, il professor Cacciari ha anche espresso, almeno così ho memoria, dubbi in ordine ai vari Green pass come strumento coercitivo finalizzato ad obbligare la popolazione italiana a vaccinarsi.
Oggi il professor Cacciari dichiara una cosa semplice. Da uomo di cultura e di etica afferma una cosa un tempo ovvia,  cioè che le leggi si rispettano.
La democrazia si difende da dentro.
Si difende rispettandone il valore. Le norme si combattono, allorquando ritenute errate o vessatorie, attraverso le Istituzioni.
La cosiddetta disobbedienza civile può essere una delle opzioni per dimostrare la propria opinione, ma non è, ne può essere, un obbligo.
Chi reputa avere il diritto di obbligare l’altro a difendere le proprie opinioni, utilizzando il metodo che lui reputa “unico”, si dimostra uguale a chi vessa il cittadino attraverso il potere della norma.
Infine, egregio direttore, mi permetta di esprimere il mio cordoglio per l’improvvisa scomparsa del Presidente Sassoli e del dr Biscardi.
Uniti da una morte prematura e dal chiacchiericcio di chi non ha il senso del silenzio di fronte alla tragedia.
A chi può, la supplica di rendere noti i documenti che possano fermare questo rumore non consono al dolore di chi ha voluto bene a chi non c’è più’.  Certo che lo Stato interverrebbe se queste, come ogni altra morte, fosse ammantata da lati oscuri."
Ignoto Uno


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